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martedì, Ottobre 19, 2021

La Chiesa e la custodia del creato

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L’emergenza ambientale al Sud, nonostante l’impegno del governo, resta ancora una piaga del nostro territorio. Per questo la Chiesa persegue un’autentica conversione ecologica, da realizzare per il bene del paese.

Nonostante le proteste, le manifestazioni, i tanti convegni dei comitati per l’ambiente e la custodia del creato, non si è fatto molto per il nostro territorio. Evidentemente, come avevamo previsto, l’esercito non basta. Ho l’impressione che la politica “guardi” ai falsi problemi, per non “vedere” quelli veri. La mancanza di lavoro, ad esempio o il grandissimo inquinamento cui è stato costretto il nostro territorio da scelte scellerate e da collusioni politico-economico-camorristiche. Insieme ad altri, ovviamente. La politica ha sempre la capacità di spostare i problemi, facendo credere alla gente che le priorità sono altre. Noi che viviamo sui territori, tra la gente, conosciamo i veri problemi e, soprattutto, le priorità. Se n’è accorto anche il Papa.

Venendo a Caserta sin dal volo in elicottero l’attenzione di Francesco è stata rivolta al problema del degrado ambientale. Guardando dall’alto la terra ormai devastata da rifiuti e roghi, ha commentato: “Terribile”. Un tema che è tornato anche nell’omelia: “Dare il primato a Dio significa avere il coraggio di dire no al male, no alla violenza, no alle sopraffazioni, per vivere una vita in favore della legalità”. Come sempre anche la Chiesa italiana invita, nel mese di settembre, a celebrare la Giornata per la custodia del creato. Nel loro messaggio i vescovi ci dicono che non si tratta solo dell’imperativo di salvare il Pianeta, piagato da innumerevoli criticità ambientali, ma anche di custodire e garantire “la salute dei nostri paesi e delle nostre città”. È questa l’urgenza posta in primo piano nella celebrazione della giornata. “Educare alla custodia del creato, per la salute dei nostri paesi e delle nostre città” è il tema che verrà approfondito nelle nostre comunità quest’anno attraverso diversi strumenti.

Primo fra tutti il messaggio della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso e della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace. A partire dalle maggiori criticità attuali il testo indica alcune linee d’impegno fondamentali, con l’obiettivo di far capire che ogni gesto a favore dell’ambiente ha ricadute dirette sulla nostra vita quotidiana. Tre, secondo i vescovi, i punti in cui il degrado è più evidente: l’inquinamento; le conseguenze disastrose degli eventi meteorologici estremi; la mancanza di una vera cultura preventiva davanti ai tanti disastri sociali e meteorologici. Tre problemi che mostrano come di fatto l’umanità abbia “violato il giardino di Dio”. E “spesso il degrado esterno manifesta la corruzione interiore del cuore e dei valori fondativi della vita”.

Di fronte a questa grave situazione nascono tre impegni: il primo è quello culturale, concretizzando una vera “conversione ecologica”. Il secondo impegno deve essere quello della “denuncia nei confronti di chi viola quest’armonia del creato”. Il terzo impegno, infine, è quello a creare una “rete di speranza” assieme alle istituzioni ma anche alle altre comunità religiose. La celebrazione nazionale è prevista nella nostra regione, ad Aversa tra il 27 e il 28 settembre. Dobbiamo partire da questa giornata per non abbassare la guardia. Nella mia esperienza di impegno sociale in questo senso ho imparato che il potere questo desidera: sfiancarci, dividerci, portarci alla rassegnazione. La Chiesa deve continuare a “mettere insieme” le persone (senza protagonismi o beceri individualismi, che non portano da nessuna parte) per denunciare, rinunciare e “annunciare la speranza” nel nostro meraviglioso Sud.

 ANNUNCIARE, DENUNCIARE, RINUNCIARE

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