Il 2010 è stato proclamato dal Parlamento Europeo “Anno Europeo della lotta alla povertà e all”esclusione sociale”. Con la speranza che dalle parole si passi ai fatti.
Di Don Aniello Tortora
Con decisione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 22 ottobre 2008 il 2010 è stato proclamato “Anno europeo della lotta alla povertà e all”esclusione sociale” per promuovere e dare spinta a politiche di inclusione attive in quanto strumenti di prevenzione della povertà e dell”emarginazione.
L”obiettivo generale dell”Anno europeo della lotta alla povertà e all”esclusione sociale è quello di ridare impulso a politiche di inclusione attive in quanto strumenti atti a prevenire la povertà e l”esclusione sociale e contribuire a promuovere le migliori prassi per imprimere una svolta decisiva alla lotta contro la povertà entro il 2010.
Vi sono poi alcuni obiettivi specifici sui quali tutti dobbiamo riflettere. Il primo è il riconoscimento di diritti. Riconoscere, cioè, il diritto fondamentale delle persone in condizioni di povertà e di esclusione sociale di vivere dignitosamente e di far parte a pieno titolo della società. Un altro punto importante è la responsabilità condivisa e la partecipazione. Lo scopo è quello di aumentare la partecipazione pubblica alle politiche e alle azioni di inclusione sociale, sottolineando la responsabilità collettiva e individuale nella lotta alla povertà e all’esclusione sociale e l’importanza di promuovere e sostenere le attività di volontariato. Altro obiettivo dell”Anno è la coesione. Promuovere, cioè, una società più coesa, sensibilizzando i cittadini sui vantaggi offerti a tutti da una società senza povertà, che consente l’equità distributiva e nella quale nessuno è emarginato.
L’Anno europeo promuoverà una società che sostiene e sviluppa la qualità della vita, ivi compresa la qualità delle competenze e dell’occupazione, il benessere sociale, ivi compreso il benessere dei bambini e la parità di opportunità per tutti. Tale società garantirà inoltre lo sviluppo sostenibile e la solidarietà intergenerazionale e intragenerazionale nonchè la coerenza politica dell’azione intrapresa dall’Unione europea su scala mondiale. Infine, attraverso un impegno e delle azioni concrete, si cerca di riaffermare il fermo impegno politico dell’Unione europea e degli Stati membri ad attivarsi con determinazione per eliminare la povertà e l’esclusione sociale e promuovere tale impegno con azioni a tutti i livelli del potere.
Bisogna pur dire, però, che a dieci anni dal varo della strategia di Lisbona che aveva l”obiettivo di “imprimere una svolta decisiva alla lotta contro la povertà in Europa entro il 2010”, i dati affermano che il 17% della popolazione dei cittadini dell”Unione è a rischio povertà: si tratta di 84 milioni di persone, delle quali 19 milioni sono minorenni. Nel 2003 il rischio povertà interessava 56 milioni di persone: è quindi aumentato, invece di diminuire, sebbene nelle cifre vadano considerati i cittadini dei paesi che sono entrati nell”Unione in questo arco di tempo. Essere a rischio povertà significa, convenzionalmente, avere un reddito che non raggiunge il 60% del reddito nazionale medio del proprio paese.
L”Anno europeo contro la povertà dovrà necessariamente essere uno strumento per approfondire la conoscenza di un fenomeno che mette a rischio di vulnerabilità sociale strati sempre più ampi di popolazione e per impegnare l’agenda politica europea e nazionale su questi temi oltre il 2010.
Anche la Chiesa è coinvolta in questo impegno. L”attenzione alla povertà e all”esclusione fa parte del dna dei cristiani e delle chiese. L”anno europeo contro la povertà servirà ulteriormente a provocare la capacità di discernere le sfide che ci stanno di fronte e alcune attenzioni da far crescere, tra le quali quella educativa e l”agire per il bene comune. Alla società civile, in particolare, occorre chiedere la presa di coscienza di un rischio povertà che riguarda tutti e che sollecita alla ridefinizione di alcuni stili di vita collettiva insieme alla consapevolezza del proprio ruolo di cittadini in questa strategia a più livelli.
La Chiesa, tra le altre cose, durante l”Anno, darà il suo contributo per una iniziativa concreta. Si impegnerà per la sottoscrizione della petizione popolare per il raggiungimento di quattro obiettivi entro il 2015: dimezzare il numero di minori che vivono in famiglie il cui reddito è al di sotto della soglia di povertà; garantire a tutti un livello minimo di protezione sociale; aumentare la fornitura di servizi sociali e sanitari; far scendere la disoccupazione sotto il 5%, garantendo a tutti un lavoro decoroso.
Con la speranza che dalle parole, dalle manifestazioni e dai convegni si passi finalmente ai fatti, che cioè avremo nel prossimo futuro meno poveri e più gente felice.
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