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LO STILE ROMANICO IN CAMPANIA. ECCO QUELLO CHE ANCORA OGGI PERSISTE DI QUEI “SECOLI BUI”

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Da Salerno a Capua, da Caserta ad Amalfi, alla scoperta di un”epoca misteriosa e di una stagione artistica che ha dimostrato quanto floridi e splendenti furono i “tempi oscuri” del Medioevo.

Il termine stesso di Medio Evo, letteralmente “Età di mezzo”, fu coniato dagli umanisti, già verso la metà del XIV secolo, per indicare quell’epoca di transizione che si poneva nel mezzo, appunto, di quel continuum temporale che, secondo gli intellettuali del tempo, legava l’età Classica a quella Rinascimentale. In netta contrapposizione proprio a quella “Rinascita”, l’Evo Medio appariva, agli occhi degli eruditi dell’epoca, spregiativamente come un periodo “di troppo”, contrassegnato da una grave decadenza dei costumi e da una progressiva in-civilizzazione del genere umano. In verità, non sarebbe potuto esistere Rinascimento, e soprattutto quel genere di Rinascimento, senza gli sviluppi socio-culturali che contraddistinsero l’epoca medievale.

Al contrario di quanto si pensava a quel tempo, infatti, il Medioevo fu un’Era ricca di innovazioni, sia nel campo sociale, si pensi alla nascita dei comuni, che in quello culturale, con la comparsa, per fare un esempio, delle prime università. Anche nel campo tecnologico non mancarono novità: furono introdotti il mulino idraulico, il carro a quattro ruote, e si diffuse in tutta Europa la tecnica della rotazione triennale delle colture.

Ma l’“Età di mezzo”, fu, soprattutto, un periodo di contaminazione culturale tra quei popoli che l’Impero Romano aveva riunito sotto di sé e che, alla sua caduta, si spartirono ciò che di esso rimaneva. Proprio questo processo di contaminazione, che mescolava culti orientali con usanze occidentali, tradizioni nord-europee con costumi africani, trasformò la Roma di Cesare e di Augusto nella Roma dei papi. Lo sviluppo della religione cristiana, che influenzò fortemente la cultura e la società medievale, è, anzi, ciò che in assoluto distingue e separa il Medioevo dall’epoca Classica. Non a caso il monaco cluniacense Raoul il Glabro, nella sua Cronaca, notò come in quei “secoli bui” l’Europa cristiana si rivestì di un “bianco mantello di chiese”. È proprio in campo architettonico ed artistico che risulta evidente la contaminazione culturale che caratterizzò tutta l’epoca medievale.

Uno stile in particolare, quello Romanico, diffusosi tra il X e XIII secolo, nelle sue innumerevoli espressioni, testimonia quella straordinaria fioritura culturale che contraddistinse i “tempi oscuri” dell’ Evo Medio. Frutto di una combinazione tra arte classica ed elementi della tradizione paleocristiana, bizantina e musulmana, a seconda dei territori, il Romanico può assurgere ad emblema del Medioevo stesso, racchiudendo in sé quel processo culturale che descrive in breve tutta l’Era medievale. Lo stesso nome, Romanico, dato a questo stile artistico da alcuni archeologi verso la prima metà dell’Ottocento, fa riferimento al contemporaneo sviluppo, in Europa, delle lingue romanze dalla comune radice del latino.

Anche in Campania, come in tutti le regioni europee, non mancano esempi di questo affascinante periodo dell’arte medievale. All’abate Desiderio (1027-87), poi divenuto papa con il nome di Vittore III, si deve, oltre che il rifacimento dell’abbazia di Montecassino, di cui tuttavia non rimane nulla, la costruzione della chiesa di Sant’Angelo in Formis, presso Capua, edificata a partire dal 1072. Curiosi gli affreschi al suo interno, in cui, come ben nota la Dell’Orso, all’evidente influenza bizantina si affianca una “tendenza a una narrazione più libera e corsiva”. Elementi paleocristiani e bizantineggianti non sono comunque gli unici protagonisti del Romanico campano; ad essi si aggiungono, infatti, motivi arabi e moreschi che dalla Sicilia si diffondono i tutto il meridione italiano.

È il caso degli archi intrecciati su colonne che decorano l’alto tamburo della cupola della Cattedrale di Caserta Vecchia, risalente al XII secolo. Archi a sesto acuto si intrecciano, appena sotto il timpano, anche lungo la facciata policroma del Duomo di Amalfi, caratteristico per la decorazione a fasce bianche e nere, anch’essa di derivazione islamica. Sempre nel Duomo di Amalfi, spicca il cosiddetto Chiostro del Paradiso (1266-68), un vero e proprio capolavoro dell’architettura romanica, i cui archi fittamente incrociati rivelano ancora una volta chiare tendenze musulmane. Richiami alla tradizione araba sono presenti, pure, nel Duomo di Ravello, il cui ambone, sempre del XII secolo, presenta ornati geometrici di tipo orientale, molto simili a quelli dell’ambone della Cattedrale di San Matteo (foto) a Salerno, dove, tuttavia, il gusto per la decorazione islamica si incontra con elementi della tradizione classica.

A quest’ultima fanno particolarmente riferimento, infine, la chiesa del Santissimo Crocifisso, a Salerno, e la Cattedrale di Sessa Aurunca, eretta nel 1113, la cui facciata appare in gran parte coperta dal classicheggiante portico che ne protegge l’ingresso. Molte altre chiese, sparse su tutto il territorio campano, furono costruite, modificate o decorate in epoca romanica, ma troppo poco resta di quelle imprese e sarebbe comunque prolisso parlarne. Da quanto detto è possibile, in ogni caso, farsi un’idea di ciò che del Romanico resta in Campania, a testimonianza di come, anche questa regione, abbia subito, come tutta Europa, le influenze culturali di popoli spesso lontani tra loro eppur capaci di costruire, insieme, quei movimenti artistici, culturali e sociali che, come nel caso del Sacro Romano Impero, diedero origine, già nel Medioevo, al sogno di un’Europa unita.
(Fonte foto: Rete Internet)

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