Molti eventi si susseguono in quegli anni: tentativi di golpe, il boom economico, la pubblicazione di “Lettera a una professoressa” di don Milani. Il Paese cresce, ma in modo caotico.
Di Ciro Raia
La sera del 3 giugno 1963 il “papa buono”, il pastore della speranza, muore. I cardinali riuniti in conclave eleggono capo della Chiesa, il 21 giugno, l”arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini, che prende il nome di Paolo VI. Il nuovo pontefice, nel discorso di investitura, chiarisce subito l”indirizzo del suo papato: rinnovamento ma senza mutamenti arbitrari.
Non è un felice momento per i leader. Il 21 agosto 1964, infatti, muore, a Yalta, Palmiro Togliatti. I funerali, celebrati quattro giorni dopo nella piazza di San Giovanni, in Roma, registrano la partecipazione di un milione di persone.
Intanto, sempre nello stesso mese di agosto del 1964, il Presidente della Repubblica, Antonio Segni, è colpito da una trombosi cerebrale. Non potendo esercitare le funzioni assegnategli dalla Carta Costituzionale, è sostituito nell”ufficio dal presidente del Senato, Cesare Merzagora. Perdurando, però, l”inabilità di Segni, si è costretti ad andare ad una nuova elezione della più alta carica dello Stato. Ed il 28 dicembre 1964, dopo 21 scrutini, con 646 voti è eletto Giuseppe Saragat. Votano per lui la DC, il PCI, il PSI, il PSDI ed il PRI.
Ma l”avvenimento più drammatico di quei giorni resta la voce relativa ad un presunto colpo di stato militare. Il generale Giovanni De Lorenzo, capo del SIFAR (Servizio Segreto delle Forze Armate), è l”ispiratore del “Piano Solo” (così chiamato, perchè prevede l”intervento solo dei carabinieri nel momento in cui la travagliata vita politica italiana avrebbe richiesto l”intervento dei militari). Ma l”ora X, fortunatamente, non scatta e non scatta nemmeno il “governo dell”ordine”.
In un”Italia distratta dal mito delle vacanze, Pietro Nenni lancia l”allarme di un possibile ritorno del fascismo. Ma il pericolo non sussiste: l”elezione del nuovo Presidente della Repubblica e la ricostruzione politica iniziata dal governo Moro sembrano aver ristabilito il clima e fugato il pericolo di un golpe militare. I governi presieduti da Moro, anzi, danno una certa stabilità politica al paese. Le intese del quadripartito (DC, PSI, PSDI, PRI) durano, attraverso quattro gabinetti, dal 1963 al 1968. Poi, dopo un altro beve governo monocolore, a guida del democristiano Giovanni Leone, nasce un”intesa tripartita (DC, PSI, PRI) guidata dal DC Mariano Rumor; vicepresidente del consiglio dei ministri è nominato il socialista Francesco De Martino.
Il boom economico trasforma il costume del paese. Muta, infatti, il modo di vivere di gran parte degli Italiani. Nonostante la permanenza di molte sacche di povertà, specie al sud, a tavola si mangia carne tutti i giorni; le donne sono alleviate nelle mille faccende domestiche dall”uso sempre più massiccio degli elettrodomestici; si scoprono i “fine-settimana” e le gite domenicali che, insieme all”introduzione dei ponti festivi, promuovono il turismo di massa e quello culturale.
Gli Italiani vedono nell”investimento in Borsa una sorta di beneficenza, che fa raddoppiare o triplicare i capitali. Ognuno cerca di acquistare una casa di proprietà; la speculazione edilizia saccheggia ipolmoni di verde delle città, delle coste e delle montagne. Comincia la corsa all”acquisto della casa per la villeggiatura. Le vacanze di massa riempiono spiagge e monti. L”auto è, ormai, alla portata di tutti ed anche i più giovani possono muoversi con la Lambretta 100, lo scooter pubblicizzato a basso costo e a basso consumo.
Una coraggiosa siciliana diciottenne di Alcamo, Franca Viola, mette fine ad un antico tabù italiano. Rapita e violentata da uno spasimante, rifiuta le “nozze riparatrici” e fa arrestare il violentatore. Il paese si spacca in due; la parte più retriva condanna il gesto della ragazza, quella più progressista plaude, invece, al coraggio di Franca, che ha sfidato e sconfitto una cultura consuetudinaria. È un”autentica rivoluzione, che abbatte una ritualità secolare di subordinazione femminile.
Anche la Chiesa è attraversata dal vento della trasformazione. Nel mese di marzo del 1967, infatti, il papa Paolo VI firma l”enciclica “Populorum progressio”; in essa sottolinea la preoccupazione dei cattolici per lo sviluppo delle popolazioni del Terzo Mondo. Lo stesso papa, poi, abbatte le barriere esistenti tra la Chiesa cattolica ed i paesi dell”est comunista, ricevendo in Vaticano il presidente del Soviet Supremo dell”URSS, Nikolaj Podgornij.
Sempre nel 1967, nel mese di maggio, don Lorenzo Milani, un prete scomodo e rivoluzionario che opera a Barbiana, sulle sperdute colline del Mugello (foto), pubblica “Lettera a una professoressa”. Il testo mette sotto accusa l”insegnamento tradizionale della scuola italiana ed il suo sistema di valutazione. Il libro suscita un dibattito amplissimo e, come spesso capita, divide il paese pro e contro don Milani. “Lettera a una professoressa” diventa il simbolo della contestazione giovanile ed è considerato più valido dello stesso “libretto rosso” di Mao-Tse-tung. Purtroppo, però, don Lorenzo Milani non riesce a dare ulteriore voce al suo dissenso: muore, a luglio del 1967, stroncato da un linfogranuloma.
Ormai l”Italia ne ha fatta di strada! Ma nonostante sogni, contestazioni e riforme, resta una nazione con enormi contraddizioni. Così, se è il paese che ha abolito la pena di morte è anche quello in cui si commettono ancora numerosi “delitti d”onore”. Ed è il paese dove i bambini sono coccolati e gli anziani emarginati, dove i ricchi sono veramente ricchi ed i poveri veramente poveri, dove la religione convive con la superstizione, dove le persone perbene contano poco e gli arrampicatori sociali e gli arrivisti contano più di tutti!
(Fonte foto: Rete Internet)



