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ALLA REGIONE CAMPANIA NON BASTANO SIMBOLI, OCCORRE CAMBIARE SUL SERIO

La parte avversa al centro-destra sta pensando a Roberto Saviano come successore di Bassolino. Intanto, Cosentino, nonostante tutto, ha iniziato la sua campagna elettorale. In compagnia di grossi pezzi e monsignori.

Caro Direttore,
lo so, i potenti riflettori accesi sui decessi a Napoli per l”influenza A (quasi a voler fare apparire il capoluogo campano come una sorta di deposito di responsabilità di tutti i mali e, quindi, anche del virus H1N1), annebbiano lo sguardo su altri avvenimenti molto importanti per la vita dei cittadini e del Paese.

Non credo, però, pur in questo momento di preoccupazione, sia un argomento da prendere sottogamba la proposta avanzata da Claudio Fava, nel recente convegno napoletano sulla Legalità, tesa ad indicare Roberto Saviano (l”autore di “Gomorra”) quale candidato governatore per il centro sinistra (scrivo così, perchè ancora non riesco a capire se è un “centrosinistra” o un “centro-sinistra”) alle prossime regionali in Campania. Il nome di Saviano, certo, è suggestivo ed inattaccabile. Specie se gli si riconosce una funzione simbolica, di alto impatto morale, nella contrapposizione al possibile candidato del PDL, Nicola Cosentino, sottosegretario di Stato e, secondo le dichiarazioni di quattro collaboratori di giustizia, già acquisite dalla Procura di Napoli, “uomo a disposizione dei Casalesi”.

Caro Direttore, immagino che Saviano sia del tutto estraneo a questa proposta e che, a breve, magari ringrazierà Fava e quelli dell”Idv, ma dichiarerà di non essere minimamente interessato. Credo anche che la Campania, almeno in questo momento, non possa affidarsi ad un simbolo per governare. Perchè un simbolo non governa mai da solo, ha bisogno di tante persone, veramente perbene e motivate al buon governo, che gli siano intorno. E la politica, per cambiare, non solo nelle terre del sud, ha bisogno della trasformazione del modo di pensare, della testa, del cuore, delle passioni, dei valori degli elettori. Altrimenti, come si riesce a spiegare che i personaggi più chiacchierati sono anche i più votati?

Caro Direttore, -ripeto un concetto espresso già in precedenti epistole- le vere battaglie si possono vincere solo in nome di idealità radicate. Ti ricorderai che una decina di anni fa, il simbolo del centro sinistra (per me, insisto, è importante capire se è “centrosinistra” o “centro-sinistra”), l”uomo politico da contrapporre a Berlusconi, era Francesco Rutelli. Nel garage di casa mia sono ancora conservati parte dei manifesti, gadget e schede facsimile per l”elezione dell”ex sindaco di Roma alla guida del Paese. Personalmente, poi, ti dirò che ho preso anche parte ad una di quelle cene per finanziare la campagna elettorale di quel candidato premier, che, in cambio della magnanimità dei suoi sostenitori, si sarebbe loro concesso per qualche minuto, avrebbe imbastito un discorsetto ed avrebbe stretto qualche mano.

Per la cronaca, la cena si tenne in una delle ville del Miglio d”oro di Ercolano, ogni commensale sborsò un biglietto da centomila (ancora non circolava l”euro), Rutelli si guardò bene dal farsi vedere. Poi, come ben sai, le cose andarono in un certo modo, per scelta degli elettori; ma il fatto inquietante è un”altro: che quel candidato simbolo non sia riuscito, poi, a conservarsi simbolo politico della parte che lo aveva individuato tale.

Oggi, purtroppo, le “discese in campo” (così si annunciò Berlusconi) sono concesse solo a chi tiene soldi, a chi è ricco e lo vuole diventare ancora di più, non solo in conquista del potere. Almeno dalle nostre parti, il consenso ha un prezzo. E se c”è qualcuno disposto a comprarselo quel consenso, ci sono tantissimi –purtroppo- disposti a vendersi la propria dignità, la coerenza delle proprie scelte, la forza delle proprie idee. E in cambio di cosa? Di favori personali (il permesso di edificare in zone inedificabili, per esempio), della promessa di un posto di lavoro (in campagna elettorale si sprecano le occasioni di futuri inserimenti in gangli produttivi della società), della riuscita (immeritata e a danno dei meritevoli?) ad un concorso, di una cena o di un centinaio di euro. O, comunque, della certezza di avere, per la vita, un nume tutelare, un protettore.

Intanto, è partita la corsa alle candidature. Tu sai, molto meglio di me, che un candidato è così chiamato, perchè anticamente vestito di una toga candida, immacolata (simbolo di purezza per chi aspirava ad una carica). Io non so se il sottosegretario di Stato, Nicola Cosentino, aspirante candidato alla guida della Regione Campania (anche ora che è ufficialmente inquisito dalla magistratura per fatti di camorra), abbia davvero qualcosa a che vedere col clan dei Casalesi. Non so nemmeno se possa mai indossare, simbolicamente, una toga bianca. So per certo, però, che la corsa alla candidatura di Cosentino è partita. E che, comunque finirà -con uomini-simboli o uomini-teste d”uovo o uomini-specchietto per le allodole-, saranno gli elettori (quelli che materialmente segnano la scheda con il simbolo ed il nome del candidato) a decretarne il successo o la sconfitta.

Così, l”altro giorno (è riportata dalla cronaca dei quotidiani di domenica 8 novembre “09), lo stesso sottosegretario di Stato, Nicola Cosentino, ha partecipato ad un convegno-inaugurazione dell”anno scolastico all”istituto parificato più grande d”Europa, quello di Poggiomarino, quello fondato da Rosario Boccia (dice niente tutto questo?). I giornali, poi, hanno registrato che a seguire l”applaudito intervento di Cosentino c”era un parterre de roi: Luigi Cesaro, presidente della Provincia di Napoli, Alberto Bottino, Direttore dell”Ufficio Scolastico Regionale della Campania, Carlo Taormina, fondatore del partito Lega Italia, Giuseppe Gargani, ex Sottosegretario in quota Forza Italia, alcune autorità di seconda fila insieme a qualche monsignore (dice niente tutto questo?).

“Ma il fatto è, mio caro amico, che l”Italia è un così felice Paese che quando si cominciano a combattere le mafie vernacole vuol dire che già se ne è stabilita una in lingua:Ho visto qualcosa di simile quarant”anni fa: ed è vero che un fatto, nella grande e nella piccola storia, se si ripete ha carattere di farsa, mentre nel primo verificarsi è tragedia; ma io sono ugualmente inquieto”, (Leonardo Sciascia, “A ciascuno il suo”, Einaudi, 1966).

Caro Direttore, ho sempre sostenuto, per esperienza lavorativa, che, paradossalmente, un buon dirigente scolastico ed un pessimo collegio dei docenti non possono fare una buona scuola; un pessimo dirigente ed un buon collegio dei docenti possono, invece, fare una buona scuola. Tale e quale all”arte del governo: servono, al di là di simboli e di punte di diamanti, uomini perbene dappertutto, dall”elettore all”eletto, dal presidente al consigliere, dal segretario al fattorino. Altrimenti è la fine di ogni sogno di buon governo ed allora, per tentare di uscirne in modo sensazionale, si avanzano ipotesi da fantapolitica.

Direttore, sai che sto pensando? Adesso provo a lanciare la tua candidatura alla guida di un ente quale che sia. Tanto, sai scrivere (e credo anche leggere), sei onesto (non mi pare tu abbia capi di imputazione), rendi un buon servizio alla collettività (il tuo giornale on line ha oltre 7.000 contatti quotidiani):l”unico difetto è che smadonni ogni qualvolta cerco di coinvolgerti in qualche percorso che non ti è consono. Tu dici per serietà, per etica; io sostengo, invece, solo per quieto vivere.
(Fonte foto: Rete Internet)

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