La Legge regionale per la casa poteva essere l”occasione per eliminare il degrado dalle nostre città e rilanciare l”economia. Invece, si punta solo sul mattone, mentre il resto rimarrà brutto e fatiscente.
Di Amato Lamberti
La legge per la casa poteva essere l”occasione, per un Consiglio regionale che dal 2005 si è caratterizzato soltanto per le iniziative della Magistratura nei confronti di Consiglieri, Presidenti di Giunta e Consiglio, Commissari straordinari, dirigenti, funzionari, dipendenti, consulenti, per affrontare i temi fondamentali dello sviluppo economico e del riassetto del territorio. L”edilizia, nel bene e nel male, resta nella nostra Regione il volano di una economia asfittica che non riesce a decollare nè sul piano industriale nè su quello turistico, nonostante le migliaia di interventi “a pioggia sparsa” a sostegno di iniziative senza respiro imprenditoriale.
Con la legge sulla casa si sarebbe potuto mettere mano ad un rilancio del settore edilizio attraverso una modulazione di interventi di recupero del patrimonio edilizio fatiscente, in particolare dei Centri storici, con aumento di cubature ma anche con l”eliminazione di superfetazioni che oltre a creare disordine e degrado riducono la vivibilità di aree spesso di grande pregio monumentale e paesaggistico. In pratica si poteva soddisfare la richiesta, della popolazione e del mercato, di abitazioni adeguate agli standard di abitabilità ormai correnti riqualificando urbanisticamente realtà contrassegnate da degrado, fatiscenza, assenza dei servizi più elementari.
Penso a realtà come il Casamale di Somma Vesuviana, o ai centri storici di S.Anastasia, Ottaviano, Nola, Cimitile, Brusciano, per non parlare di Torre Annunziata, Torre del Greco, Castellammare. Si poteva anche pensare in alcune aree degradate da interventi casuali, approssimativi, di pessima qualità edilizia, senza servizi, a cominciare da strade, parcheggi, verde pubblico, aree attrezzate per il tempo libero, di sperimentare modalità innovative di abbattimento e ricostruzione sulla base di una progettazione urbanistica che assicurasse livelli elevati di qualità della vita, anche dal punto di vista dell”aggregazione sociale e culturale.
Tutta l”area a Nord di Napoli, da S.Pietro a Patierno (foto), a Casavatore, a Casoria, a Frattamaggiore, fino a Villaricca e Giugliano, è caratterizzata da una conurbazione informe, dove si affastellano palazzi per civili abitazioni, centri commerciali, officine artigianali, piccole imprese metallurgiche, elettriche, elettroniche, capannoni industriali dimessi o usati come depositi, quando non come discariche, scassi di automobili, impianti per il recupero di frazioni da rifiuti, nella quale anche la salute dei cittadini e dei lavoratori è messa a repentaglio.
Si poteva approfittare per mettere un poco d”ordine, separare i luoghi di abitazione e di vita dalle attività imprenditoriali più nocive per la salute e l”ambiente, aprire strade, abbellirle con aree a verde, magari attrezzate per il gioco dei bambini e per la socializzazione degli anziani. La leva economica dell”aumento possibile delle volumetrie per le unità abitative e quella della riqualificazione edilizia di aree dimesse poteva essere utilizzata per una grande operazione di bellezza di un territorio che ha notevoli potenzialità di sviluppo ma tutte affogate nella bruttezza, nel degrado, nell”inciviltà del vivere.
Il territorio della provincia di Napoli è un vero e proprio giacimento di ricchezze archeologiche, monumentali, artistiche, paesaggistiche che basterebbe riqualificare, connettere, collegare, valorizzare per realizzare il più grande parco a tema culturale d”Europa, e forse del mondo, con una enorme potenzialità di attrazione turistica e, quindi, di sviluppo economico ecosostenibile. Potrebbe essere il più bell”esempio di green economy e, invece, tutto è abbandonato a interventi estemporanei, grandi mostre, aree archeologiche sottoutilizzate o fuori di ogni itinerario, monumenti fatiscenti o irraggiungibili, come la Piscina Mirabilis.
Anche una risorsa come quella termale, sulla quale in tutti i paesi del mediterraneo si stanno facendo investimenti considerevoli, o è lasciata nelle mani di imprenditori che si limitano a vivere di rendita, o è abbandonata, come accede a Pozzuoli e a Castellammare. Tanto per fare un esempio dell”imbecillità che caratterizza i nostri politici: a Bagnoli, prima dell”insediamento dell”ILLVA, si contavano un centinaio di sorgenti termali, tutte regolarmente tombate per consentire l”insediamento della fabbrica.
Nessuno ha pensato che, dopo lo smantellamento dell”acciaieria, le sorgenti termali potessero costituire il capitale su cui ricostruire una ipotesi di economia e di sviluppo. Si poteva realizzare il più grande parco termale d”Europa in una cornice paesaggistica unica ed eccezionale. Hanno pensato solo a posti barca e nuovo cemento.
(Fonte foto: dal blog della giornalista Valentina Cirillo)
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