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LA VIOLENZA SULLE DONNE: UN MALE DEL NOSTRO TEMPO?

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La cronaca ci ricorda che la discriminazione di genere e la violenza sulle donne è pane quotidiano della società moderna, nonostante le leggi ne garantiscano sempre di più la dignità.
Di Simona Carandente

Il tema è di quelli noti, salito quasi all”improvviso alle luci della ribalta mediatica.
Anzi, stando al pullulare di associazioni, fondazioni, pubblicazioni sull”argomento sembra quasi che il tema della violenza sulle donne sia stato conosciuto solamente agli inizi degli anni “90.

Non si deve dimenticare, invece, che già nei primi anni 70, con il femminismo imperante e la rivoluzione del pensiero politico, esso ha cominciato ad affacciarsi sulla scena nazionale, mettendo per la prima volta in discussione, e pubblicamente, il ruolo esclusivo dell”uomo nella società civile, padre-padrone o marito che fosse, nonchè il ruolo patriarcale del maschio e la posizione di indiscusso predominio di questi, sia nella coppia che nella famiglia.

Sono gli anni nei quali, proprio sulla scorta del nuovo ruolo acquisito dalla donna nella società, viene riformato anche il diritto di famiglia (1975), con delle previsioni normative a carattere assolutamente innovativo quale la possibilità, per i coniugi, di fissare congiuntamente la residenza familiare in base alle comuni esigenze di lavoro, studio, interessi. Dal punto di vista squisitamente normativo, la donna non è più obbligata a seguire il coniuge ovunque questi voglia, sacrificando se stessa ed il proprio mondo.

Tuttavia, se dal punto di vista legislativo si assiste ad un”attenzione sempre maggiore al problema della dignità della donna, e della parità dei diritti civili, le discriminazioni di genere rappresentano ancora il pane quotidiano della società moderna, e la violenza sulle donne ne è la massima espressione.
Del resto, essa non conosce categorie sociali, culturali o limiti geografici: secondo uno studio pubblicato nel 1993 dalle Nazioni Unite sull”eliminazione della violenza contro le donne, essa è il prodotto di un meccanismo sociale che, da tempo immane, vede uomini e donne storicamente diseguali, con la tendenza dei primi a prevaricare e discriminare le seconde, con ogni mezzo.

Le forme di violenza appaiono, nel panorama internazionale, assolutamente variegate: si passa dagli abusi domestici, agli atti persecutori, ai delitti d”onore, fino a giungere a quelle estreme quali schiavitù sessuale, prostituzione forzata, mutilazioni genitali e, addirittura, l”utilizzo dell”acido per sfigurare il volto.
I dati Istat relativi all”anno 2006 lasciano senza parole: basti pensare che, secondo le testimonianze raccolte, ben il 91% degli stupri non viene denunciata all”autorità, lasciando i colpevoli di fatto impuniti e liberi di continuare ad agire, indisturbati. Inoltre, in un campione di donne di età compresa tra i 16 ed i 70 anni, è emerso che quasi sette milioni sono state vittima, almeno una volta nella vita, di violenza fisica o sessuale, in moltissimi casi da parte del partner.

Denunciare gli abusi ed i maltrattamenti è necessario, ma da solo non basta: occorre una vera e propria rivoluzione culturale, volta ad una piena e concreta parificazione tra i sessi, ed a far sì che la donna, sia tra le mura domestiche che nella società, non venga lasciata sola, ma possa beneficiare di una rete di sostegno non esclusivamente istituzionale. (mail: simonacara@libero.it)
(Fonte foto: Rete Internet)

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