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LA CHIESA É CONTRO I LICENZIAMENTI

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La riforma del mercato del lavoro, decisa dal governo Monti, ipotizza il licenziamento per motivi economici sul quale neanche il giudice può intervenire. È un”eventualità sciagurata. Di Don Aniello Tortora

La Chiesa, fin dalla prima Enciclica sociale (Rerum Novarum – 1891) ha avuto un’attenzione particolare per il mondo del lavoro, esaltandone la sua dignità. Negli ultimi giorni ci sono stati due pronunciamenti importanti da parte dalle Conferenza Episcopale italiana.

"La situazione del mondo del lavoro costituisce un assillo costante dei Vescovi. La dignità della persona passa per il lavoro riconosciuto nella sua valenza sociale. La Conferenza Episcopale Italiana segue con attenzione le trattative in corso, confidando nel contributo responsabile di tutte le parti in campo, al fine di raggiungere una soluzione, la più ampiamente condivisa". Così si è espresso in una dichiarazione il portavoce della CEI, mons. Domenico Pompili.

Il lavoratore non è una merce. È quanto ha sottolineato monsignor Giancarlo Bregantini, arcivescovo di Campobasso-Bojano e presidente della Commissione lavoro, giustizia e pace della Conferenza episcopale italiana, commentando l’attuale progetto di riforma del mercato del lavoro. "Bisogna chiedersi – ha detto il vescovo in un’intervista al settimanale Famiglia cristiana – davanti alla questione dei licenziamenti, chiamati elegantemente, con un eufemismo, ‘flessibilità in uscita’, se il lavoratore è persona o merce. È la grande istanza dell’enciclica sociale Rerum Novarum".

"La questione di fondo: il lavoratore non è una merce. Non lo si può trattare – ha detto Bregantini – come un prodotto da dismettere, da eliminare per motivi di bilancio, perchè resta invenduto in magazzino. Leone XIII lo scrisse nella pietra miliare del cattolicesimo sociale, emanata nel 1891, più di un secolo fa. È un po’ come nella questione della domenica derubricata a giorno lavorativo. In politica ormai l’aspetto tecnico sta diventando prevalente sull’aspetto etico".

"La tematica di fondo dell’articolo 18 – ha rilevato ancora monsignor Bregantini – dovrebbe coprire tutti i lavoratori, non solo quelli con più di 15 dipendenti, già garantiti. Va estesa come valori di dignità e difesa come normativa". "Ma più in generale, come sollecita il Capo dello Stato – ha detto ancora il vescovo Bregantini – riflettendo sulla riforma decisa dal governo nel suo complesso mi chiedo: diminuirà o aumenterà il precariato dei nostri ragazzi? Riusciremo ad attrarre capitali ed investimenti dall’estero solo perché è più facile licenziare? Sarà snellita la burocrazia? Daremo con questa riforma più vigore all’esperienza imprenditoriale? Ma non vorremmo nemmeno che la cosa fosse schiacciata su questi temi, perchè ripeto, al centro di tutto ci deve essere la dignità dell’uomo e della famiglia".

Vi sono però anche valutazioni positive: "Siamo contenti che i licenziamenti discriminatori vengano contemplati per tutti, anche nelle aziende con meno di 15 dipendenti. Questo è un discorso molto positivo. Anche la triplice distinzione dei licenziamenti in discriminatori, economici e disciplinari è molto saggia". "È preziosa la distinzione, ho detto. Ma la modalità – dice Bregantini – con cui è ipotizzato il licenziamento economico potrebbe rivelarsi infausta. Ho letto che nemmeno il giudice può intervenire. Siccome siamo in una fase di paura generalizzata è facilissimo che si arrivi a questo in tutto il Paese".

A me sembra proprio che queste dichiarazioni, senza “invadere” il campo delle soluzioni tecniche (che non toccano alla chiesa) dicano quale sia la posizione della chiesa e, soprattutto, con chi sta.
(Fonte foto: Rete Internet)

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