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LA “CATTIVA” SALUTE DELL’OSPEDALE DI NOLA

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La Giornata Mondiale del Malato ci dà l”occasione per parlare dell”ospedale di Nola, una struttura in crisi, dove mancano addirittura i ferri del mestiere. Di Don Aniello Tortora

Ogni anno, nella ricorrenza della memoria della Beata Vergine di Lourdes, che si celebra l’11 febbraio, la Chiesa propone la Giornata Mondiale del Malato. Tale circostanza è un’occasione propizia per riflettere sul mistero della sofferenza e, soprattutto, per rendere più sensibili le nostre comunità e la società civile verso i fratelli e le sorelle malati. Se ogni uomo è nostro fratello, tanto più il debole, il sofferente e il bisognoso di cura devono essere al centro della nostra attenzione, perché nessuno di loro si senta dimenticato o emarginato.

Il Papa, nel suo messaggio , ha ribadito che “la misura dell´umanità si determina essenzialmente nel rapporto con la sofferenza e col sofferente. Questo vale per il singolo come per la società. Una società che non riesce ad accettare i sofferenti e non è capace di contribuire mediante la compassione a far sì che la sofferenza venga condivisa e portata anche interiormente è una società crudele e disumana”.

Benedetto XVI ha invitato, in questa Giornata Mondiale del malato, “anche le Autorità affinché investano sempre più energie in strutture sanitarie che siano di aiuto e di sostegno ai sofferenti, soprattutto i più poveri e bisognosi”.
Voglio cogliere questa occasione per riflettere sullo stato di “salute” della Sanità sul nostro territorio e particolarmente dell’Ospedale di Nola.

In questa crisi economica sono stati fatti dei tagli, che hanno colpito i più deboli. Rischiano di chiudere diversi ospedali e tanti, già mal-funzionanti, sono in continua emergenza.
Tra questi l’ospedale di Nola. Criticità organizzative e strutturali affliggono attualmente il complesso ospedaliero. Dopo la chiusura dell’Ospedale di Pollena, il nosocomio di Nola è diventata l’unica struttura di riferimento zonale. Il piano ospedaliero ha riconosciuto a Nola 186 posti letto ed invece ce ne sono soltanto 131. 500mila sono gli utenti dell’area e settantamila gli accessi annuali al pronto soccorso, dove mancano persino i ferri del mestiere.

Il reparto chirurgia è a rischio chiusura. Ultimamente, per i troppi ricoveri dovuti anche alle malattie invernali, addirittura i pazienti hanno passato qualche notte intera adagiati sulle scrivanie. Assurdo, ma vero. Come chiesa spesso siamo intervenuti sull’argomento negli anni scorsi, ma la situazione oggi sta davvero precipitando.
Agli inizi del prossimo mese di marzo, con la presenza del vescovo, ci sarà un incontro di riflessione con tutte le Istituzioni, per rilanciare l’ospedale e garantire alla popolazione la migliore assistenza possibile, specie ai pazienti in condizioni critiche.

Mi auguro che il dibattito sul federalismo tenga conto delle condizioni del Sud, rispetto a quelle del Nord, e che l’egoismo delle regioni più ricche si “sciolga, a favore di quelle più deboli, nel settore della Sanità, come in altri settori. La salute è un bene e un diritto di tutti e di ciascuno. Non possono esistere, in questo campo, cittadini di serie A o di serie B. In Italia sembra che solo chi ha i soldi o “amici” medici, può permettersi certe cure ed essere curato bene.

La chiesa continuerà a denunciare le “strutture di peccato” che uccidono l’uomo. Anche nella Sanità, come nel mondo del lavoro, la persona umana non può essere ridotta a merce o a numero.
È la cosa più grande della terra, perché creata “ad immagine e somiglianza di Dio”.
(Fonte foto: Rete Internet)

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