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Inceneritore, già bruciate 28700 tonnellate di scarti stoccati a Coda di Volpe

La gran parte dei rifiuti è stata termodistrutta 4 anni fa. Altre 700 tonnellate d’immondizia del sito ebolitano sono state incenerite durante la protesta di questi giorni messa a segno dagli acerrani. Oggi presidio al duomo e messa del vescovo Di Donna.

28mila tonnellate di ecoballe stoccate nella discarica di Coda di Volpe sono state già bruciate nell’inceneritore di Acerra, quattro anni fa, nel 2010. La notizia è stata resa nota ieri dai responsabili della commissione regionale di supporto locale formata da esperti dell’area di Eboli, dove, appunto, si trova lo sversatoio salernitano.

Intanto circa altre 700 tonnellate di rifiuti sono state distrutte nel termovalorizzatore nei giorni che hanno preceduto il blocco dello svuotamento del sito di Eboli, blocco temporaneo deciso il 5 novembre dalla Regione Campania. Fin qui le cifre di una situazione che ad Acerra resta sempre appesa al filo sottile di una tensione preoccupante. Fibrillazioni che hanno raggiunto l’acme con l’episodio del petardo fatto scoppiare venerdì sera sotto la casa del sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri, sindaco in quel momento impegnato in una riunione politica organizzata in municipio. Alle 21 e 30 il petardo è esploso davanti al garage dell’appartamento del primo cittadino, mentre in casa si trovavano la moglie e i due figli del principale esponente della municipalità, una ragazza di 14 anni e un bimbo di 5.

Risibili i danni alle cose. Nessun danno alle persone. Ma il fatto è stato di quelli che turbano e che lasciano riflettere. Sul caso indagano i poliziotti del commissariato, diretti dal vicequestore Antonio Cristiano. Gli investigatori stanno mantenendo uno stretto riserbo. Nel frattempo però la cittadinanza non ci sta a essere oggetto di facili etichettature. “Non siamo né camorristi né criminali comuni – la rivendicazione della gente – e non abbiamo interessi loschi da difendere: la nostra protesta contro l’inceneritore, la cui irregolarità è provata, scaturisce dalla rivendicazione del diritto a vivere in un ambiente sano”.

Ieri i comitati, le mamme coraggio, gli ambientalisti, gli studenti di Acerra si sono recati dal sindaco. Il faccia a faccia con il primo cittadino è stato di quelli tesi. “Non ci ha risposto, non ci ha fornito nessuna rassicurazione, nessun chiarimento circa l’eventualità di un ritorno ad Acerra delle ecoballe di Coda di Volpe e di un suo no, da portare anche in piazza, all’incenerimento di queste immondizie”, riferisce Alessandro Cannavacciuolo, uno dei leader ecologisti della zona. Dal canto suo Lettieri non vuole commentare né l’episodio di venerdì sera né l’attuale stato della situazione. Intanto ieri i comitati di Eboli hanno tentato di contattare le mamme coraggio di Acerra. Chiedono un incontro. “Non abbiamo ancora risposto ad Eboli – chiarisce Pina Leanza, una delle mamme coraggio – ne parleremo più in là”.

Oggi gli acerrani formeranno un presidio davanti al duomo della città. Subito dopo il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, terrà una messa per celebrare il giorno dedicato all’agricoltura. “Anche la nostra, quella della piana del Sele, è una zona a forte vocazione agricola – fa notare l’ingegner Luciano La Brocca, della commissione di vigilanza di Coda di Volpe – spero che noi e gli acerrani possiamo trovare insieme soluzioni condivisibili: i rifiuti di Eboli non sono pericolosi”.

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