Pesanti accuse durante la conferenza stampa nella sede della Camera del Lavoro di Napoli. I sostenitori della mozione di cui è primo firmatario Cremaschi parlano di dati non plausibili. E annunciano il ritiro dalle commissioni.
Qualcuno, come Franco Bruno, della segreteria provinciale Fiom, si è spinto fino alla più che impegnativa espressione ” brogli elettorali ” nell’ambito del voto locale sulle mozioni congressuali. Altri, come Mario Maddaloni, delegato della Filctem nella Napoletanagas, o come Maria Pia Zanni, delegata della Cgil Funzione Pubblica nell’Inps di Napoli, hanno poi aggiunto che la Cgil “a questo punto non ha più ragion d’essere”. Fatto sta che tira davvero una brutta aria anche nella Camera Generale del Lavoro campana, almeno stando a giudicare da ciò che ieri hanno affermato in conferenza stampa gli esponenti napoletani della mozione Cremaschi, la componente di minoranza che si sta opponendo a quella maggioritaria capeggiata dal segretario generale Susanna Camusso.
In ballo c’è l’accordo tra Cgil, Cisl e Uil sulla rappresentanza sindacale, che i sostenitori della mozione Cremaschi vedono come il fumo negli occhi “visto – sostengono – che snatura la Cgil perchè introduce elementi di vera e propria mutazione genetica di questa organizzazione e che è stato concepito in barba alla sentenza della corte costituzionale, che ha cancellato l’articolo 19 dello statuto”. Ieri, all’ottavo piano della Cgil di Napoli, insieme a Bruno, Zanni e Maddaloni c’erano pure Vincenzo Chianese e Mimmo Loffredo, il primo delegato della Fiom nella Marelli di Napoli, il secondo attivista dei metalmeccanici Cgil nella Fiat di Pomigliano. Hanno presentato tutti una sorta di dossier, tre paginette zeppe di accuse e dati circa le modalità di svolgimento, nei luoghi di lavoro e nelle sedi sindacali delle varie categorie della Cgil, del voto sulle mozioni.
“Non è possibile – ha spiegato Chianese – che in base ai registri dei seggi in cui noi della seconda mozione non eravamo presenti a vigilare, cioè nella stragrande maggioranza dei seggi, sia stata certificata una partecipazione al voto che ha sfiorato il 98 % con un consenso alla prima mozione del 100 %. Questo lo affermo perchè – aggiunge il sostenitore della mozione Cremaschi – dove abbiamo vigilato e cioè, per esempio, in Atitech, Rfi, Alilauro, Sippic, Dhl, Ctp, Flc Somma, Spi Casalnuovo, Spi Pomigliano, la partecipazione al voto è stata minima, del 18,7 % “. Intanto a Napoli e provincia e nell’intera regione gli esponenti della seconda mozione hanno annunciato l’abbandono della commissione di garanzia, l’organismo preposto al controllo del voto.
Sostenitori partenopei di Cremaschi che denunciano addirittura la “sparizione” di voti per la seconda mozione. “E’ successo a mio padre – racconta ancora Chianese – ha votato per la mozione Cremaschi nella Spi-Cgil di Caivano ma alla fine nel registro non risulta nemmeno un voto per la seconda mozione: zero. Mio padre sta ancora cercando il suo”. Il caso del Cardarelli, poi, è stato più volte citato. “Come si può – si chiede Maria Pia Zanni – far raddoppiare il numero degli iscritti alla Cgil Funzione Pubblica durante le votazioni ? E’ chiaro che a quel punto hanno portato alle urne anche persone che non c’entravano nulla, magari dalla Cisl o dalla Uil”. “Ma ciò che mi lascia più sbigottito – ha chiuso Mario Maddaloni – è che in molti luoghi di lavoro non siano state fatte le assemblee: hanno messo il voto nelle urne a scatola chiusa, senza sapere cosa stessero facendo, cosa stessero votando”.
(>Fonte foto: Rete internet)





