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Il primo maggio

Durante le varie manifestazioni di piazza in occasione della Festa dei Lavoratori si sono verificate contestazioni violente soprattutto a Torino e Napoli.

Si è celebrato in tutta Italia il Primo Maggio 2013. I sindacati Cgil, Cisl e Uil erano in piazza, a Perugia, con lo slogan "Priorità lavoro". Città scelta come simbolo del "dramma del lavoro" vissuto due mesi fa, quando due lavoratrici della Regione sono state uccise da un imprenditore, che poi si è suicidato.

“Senza lavoro il Paese muore e questo Paese non può morire", si è detto. “O si risolve il problema di dare lavoro o il Paese affonderà" e affonderà "se non cambiamo la politica economica", si è ribadito. E’ stato dato un messaggio anche al nuovo governo: "Il governo deve avere il coraggio di cooperare con i poteri locali e le parti sociali. L’Italia si salva se tutti la salviamo. Basta a litigi e furbizie". Ma, durante le varie manifestazioni in corso in tutta Italia vi sono state anche contestazioni violente. Soprattutto a Torino e a Napoli. A Napoli Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di sospendere definitivamente il concerto che si stava svolgendo alla Citta’ della Scienza. Una festa accompagnata dalle lacri¬me, a volte vere depressioni, dei disoccupati, di chi il lavoro l’ha perso o di chi, giovane, non lo trova.

Quella di lavoro sta diventando la più grande ca¬restia delle nostre società, una carestia che con¬vive, come tutte le carestie della storia, con l’opu¬lenza di tanti altri, per i quali le crisi della povera gente, o semplicemente della gente comune, non iniziano né finiscono mai, perché non ne sono toccati, e a volte ne sono anche avvantaggiati. Nel Primo maggio di quest’anno è entrata prepotentemente e nuovamente la questione sociale. Sembrava una cosa lontana, buona per i libri di storia o le rievocazioni commemorative. Il primo maggio sembrava semplicemente una bella festa di primavera, con tanto di concertone. A proposito di concerto a Piazza S. Giovanni: non si poteva evitare di programmarlo, soprattutto quest’anno?

Cosa hanno da festeggiare i nostri ragazzi? Il processo di diffusione crescente del benessere, che ha caratterizzato la seconda metà del ventesimo secolo, ed ha prodotto un grande ceto medio, è finito. Lo si sapeva da diversi anni, ma si è tentato di ignorarlo, di bolla in bolla finanziaria. Ed è venuta la crisi, spietata. È fatta di impoverimento, di disoccupazione, di emarginazione e diffuso senso di frustrazione giovanile. È fatta di distanze sociali che salgono. Anche il papa, all’Udienza di mercoledi, è intervenuto sulla questione-lavoro. Quando una società "è organizzata in modo che non tutti hanno la possibilità di lavorare, quella società non è giusta. È il lavoro, e non il denaro o il potere, a dare la dignità a una persona e allora dico ai responsabili della cosa pubblica di fare ogni sforzo per dare nuovo slancio all’occupazione".

Papa Francesco ha parlato così nella ricorrenza del Primo Maggio che per la Chiesa è la festa di San Giuseppe lavoratore. Un lavoro che dia dignità, un salario giusto e soprattutto un ‘no’ al lavoro che "schiavizza". Il Papa, in questo momento di crisi, ha rivolto il pensiero alle difficoltà che in vari Paesi incontra il mondo del lavoro e dell’impresa. “Penso a quanti sono disoccupati molte volte a causa di una concezione economicista della società che cerca il profitto egoista al di fuori dei parametri della giustizia sociale", ha detto papa Bergoglio, aggiungendo: "Vi invito alle solidarietà". I contratti di lavoro legano tra di loro le classi, gli interessi, le persone, dando vita a una rete di solidarietà che avvolge l’intera società.

È anche questa la vera vocazione sociale del lavoro, la sua altissima dignità: il suo essere cemento della società, legame di reciprocità che unisce tra di loro i diversi, che ci avvicina gli uni agli altri in rapporti di mutuo vantaggio e di amicizia civile. Ma in questo tempo di capitalismo finanziario, queste distanze sociali ed economiche sono tornate a crescere, e i nuovi padroni stanno, pericolosamente, assomigliando molto, troppo, ai vecchi feudatari. Una festa di tutti, quella del Primo maggio e che invita, ancora una volta, e tutti, a conversione individuale e di sistema. Non possiamo, non dobbiamo darci pace finché le distanze misurate con il metro delle libertà effettive, dei diritti, delle opportunità e della dignità non si saranno ridotte, e in molti casi annullate. L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Sperando che il nuovo governo, come ha promesso, cominci proprio da lì.
(Fonte foto: Rete Internet)

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