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Il lavoro, soltanto una chimera per i portatori di handicap

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Dall’iniziativa diversitàlavoro, nata come opportunità occupazionale per tanti disabili, soltanto delusione e tanta amarezza.

Diversitàlavoro è un progetto organizzato da fondazione Adecco insieme ad altri partner che ha ottenuto perfino il sostegno del Ministero per le pari opportunità.

Giunta nella sua tappa partenopea, questa giornata dedicata alle offerte occupazionali per soggetti svantaggiati quali disabili, immigrati e transgender, si è svolto presso l’Università Federico secondo di Napoli nella sua sede di Monte Sant’Angelo. L’appuntamento con i candidati prenotati sul sito di diversitàlavoro, era fissato per le ore 10. La chiusura, invece, era data per le ore 16. Io, disabile in carrozzina di 34 anni con un’invalidità fisica del 100% ma abile al lavoro dopo il responso di un’apposita commissione medica, sono arrivato puntualissimo. Come prima cosa, vado a registrarmi alla reception. Proprio come voleva il programma. Fornisco nome, cognome e relative informazioni email e telefoniche.

Finita la fase di registrazione, inizio subito a propormi alle aziende presenti. Si andava da Apple, Alitalia per arrivare fino alla Philip Morris. Vi erano anche due noti gruppi bancari. Ma al primo impatto, ciò che mi ha fatto storcere subito il naso, è stato l’esiguo spazio a disposizione dei presenti. Eravamo tutti ammucchiati in un’area ridottissima, e dato il grande afflusso di persone presenti. Muoversi senza scontrarsi con qualcuno era estremamente difficile. Io, tra l’altro, fino a quel momento, e per almeno due ore abbondanti, ero l’unico disabile in carrozzina, ma se ce ne fossero stati degli altri, non so come avremmo fatto a districarci in quel perimetro. Di sicuro, avremmo tranciato gambe e piedi senza pietà.

Andando avanti, però, un altro particolare di non poco conto che ho trovato davvero pessimo, l’ho riscontrato nell’incontro con la prima azienda. I banchi dietro i quali erano sistemati i responsabili addetti al reclutamento erano stupidamente alti, ovvero di quelli rivolti ad una platea di persone che possono proporsi al dialogo in una condizione eretta. Uno come me, o tanti altri in carrozzina, che si trova per forza di cose ad un livello inferiore rispetto ad un normale interlocutore, si è ritrovato a parlare praticamente con uno stand di cartone. Tant’è che il reclutatore Apple, per relazionarsi meglio con me, è dovuto uscire dalla sua postazione intrattenendo con il sottoscritto un colloquio tra la gente. Immaginerete il disagio e l’imbarazzo.

Mi sarei aspettato quantomeno un minimo di spazio vitale tra un candidato e l’altro, che il tutto non si svolgesse come una grande ressa da lunapark dove nessuno dettava una precedenza o un ordine di fila ma il primo che si infilava tra gli altri la spuntava. Su tre aziende con le quali ho discusso, prima di realizzare che la mia autostima avesse raggiunto livelli pari allo zero, ho voluto sfidare ancora una volta la sorte incontrando altre società. Una di queste, che eviterò di citare, dopo avermi posto pochissime domande, lasciando trapelare un già evidente disinteresse, forse per farmi capire al “volo” l’aria che tirava, mi ha posto la seguente domanda: lo sa che la sede di impiego è Roma? Ora, cari lettori, permettetemi la riflessione: ma vi pare normale una cosa del genere?

E’ normale che un’azienda che dovrebbe proporre lavoro a disabili dichiari che per farlo bisogna spostarsi fuori regione? Ci si è mai posti l’interrogativo che se uno è disabile e non trova lavoro dipende soprattutto dal fatto che questo abbia una limitata mobilità? L’ultima azienda contattata, poi, dopo una chiacchierata molto informale, mi restituisce addirittura il curriculum. Loro non effettuano reclutamenti in questo modo, ma bisogna registrarsi al loro sito entrando nella sezione job. Ci spieghino, allora, che ci sono venuti a fare lì? Certo, mi hanno regalato una simpatica borsetta ed un blocco appunti.

Sono estremamente deluso. E’ stata un’esperienza mortificante. Un’iniziativa presentata perfino dal Comune di Napoli in una mega conferenza stampa senza un minimo di garanzie per chi vive una disabilità grave. A parer mio, e lo affermo provocatoriamente, propongo che la legge sull’inserimento lavorativo delle persone con handicap venga drasticamente modificata. Si dichiari apertamente, senza ipocrisie e finti buonismi, che chi ha una disabilità al di sopra del 20% può pure scordarsi di essere assunto. Smettiamola di illudere la povera gente. Diciamo le cose come in realtà stanno. In modo tale che, una persona come me, disabile fisico in carrozzina al 100%, in una prossima occasione, potrebbe risparmiarsi un’amara umiliazione.
(Fonte foto: Rete Internet)

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