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Una lunga passeggiata risalendo quella che per molto tempo è stata l”unica strada d”accesso al Gran Cono del Vesuvio. L”ascensione al cratere, tra pini e ginestre, un”immagine antica e da riscoprire del nostro patrimonio ambientale.

Il sentiero n°6 “Lungo la Strada Matrone” è un percorso, pur se in salita (700 m di dislivello) che non rappresenta grandi difficoltà, se escludiamo infatti la sua lunghezza di circa 16 km (A/R) e il calore dei mesi estivi, non si riscontrano grandi ostacoli lungo il suo cammino. Cosa più complessa potrebbe invece risultare, per i non avvezzi ai luoghi, il raggiungimento dell”ingresso a valle. L”itinerario più semplice per arrivarvi e valido un po” per tutti è quello che, dall”uscita dell”autostrada A3, Torre Annunziata Sud, ci conduce, seguendo le indicazioni dei numerosi ristoranti (insufficiente la segnaletica del Parco Nazionale) verso via Cifelli. Di qui ci si inoltra nella splendida pineta, fino a raggiungere la “casermetta” del Corpo Forestale dello Stato (353 mslm.) dove inizierà il nostro sentiero.

La strada Matrone fu costruita negli anni venti del secolo scorso dai fratelli Matrone vitivinicoltori del luogo ed è stata, fino alla costruzione della provinciale 140, quella dal lato di Ercolano, l”unica via d”accesso “carrozzabile” al vulcano.
“Questo compito se l”assunsero due animosi, i fratelli matrone di Boscoreale che, invece di godersi in pace la rendita dell”uva e delle albicocche, vollero misurarsi con il Vesuvio.” Così raccontava Amedeo Maiuri nelle sue Passeggiate Campane (pagg. 269-271) narrandoci di un”epopea tanto pionieristica quanto pittoresca. “Han lavorato prima d”amore e d”accordo alla strada di Boscotrecase, risalendo il fiume di lava del 1906 fino alla bocca d”uscita, e affidando i turisti alla locanda di “Paneperso”” ove, a dispetto di quel nomignolo scanzonato, l”oste vesuviano preparava con pizze infuocate e generose bevute di Lachryma Christi, il miglior viatico per l”ascensione; poi ognuno ha preso la sua via, uno a ponente, l”altro a levante, e il Vesuvio restò spartito fra due strade rivali e fraterne.”

La Matrone è inoltre percorsa dalla Busvia del Vesuvio, un servizio di navette 4×4 che, dallo stazionamento di Boscotrecase (via Passanti) o dalla stazione SFSM di Pompei/Villa dei Misteri, collega la “Città Vesuviana” al Cratere. Per questa ragione e ufficialmente per la salvaguardia del territorio, l”accesso alla Matrone è consentito solo attraverso una specifica autorizzazione o usando suddetta Busvia (il prezzo del biglietto, incluso l”accesso al cono e con relativa guida è di €10,50 per i residenti e di €18,50 per i non). Il servizio è attivo tutti i giorni dalle 8.30 alle 16.00, tenendo presente che l”orario può variare in relazione a quello delle guide vulcanologiche, in ordine al fatto che l”ultimo viaggio partirà mezz”ora prima dell”ultimo servizio delle guide. Sarà utile quindi consultare il sito internet delle guide vulcanologiche per regolarsi su un orario che può variare stagionalmente.

Detto questo, sento il bisogno d”esprimere un”opinione a riguardo; tale servizio andrebbe elogiato in quanto esempio di libera imprenditoria, in sintonia con le necessità economiche di un territorio notoriamente depresso. Rimango però perplesso quando si impedisce l”accesso a chi, certo in maniera più pulita dei grossi diesel (anche se definiti ecologici avranno il loro impatto sull”ambiente circostante), decide di risalire, a piedi o in bicicletta, la strada Matrone. Concordo con la possibilità sacrosanta di creare lavoro e di differenziare l”offerta turistica ma, allo stesso tempo, non credo che tale opportunità debba cozzare con il diritto altrui di muoversi liberamente sul territorio.

Ma passiamo al tema principale del nostro percorso. Varcato il cancello verde della caserma della forestale ci inoltriamo, in salita, in una splendida pineta. Le condizioni della strada non sono delle migliori, in effetti è in cemento, spesso rattoppato d”asfalto, e in tale stato seguirà fino ai 4,68 km dove cederà finalmente il passo allo sterrato e al basolato, che si intervalleranno fino in cima. La Matrone, in questo primo tratto è ombreggiata e piacevole per il profumo della pineta, ma già dopo circa tre chilometri, all”incrocio (sulla sinistra) col sentiero n°5 (Pineta del Tirone) il tragitto incomincia ad essere più esposto e la macchia si sostituirà alla pineta. È quindi opportuno, con la buona stagione, metter mano a cappello e crema protettiva e, ovviamente, non dimenticare mai l”acqua (anche due litri a persona d”estate).

Come s”è accennato a quota 824 si lascia l”asfalto e ci si inoltra nel sentiero propriamente detto, dove a farci compagnia saranno solo le simpatiche lucertole campestri (podarcis sicula). Con molta attenzione potremmo anche incontrare qualche intorpidito biacco (coluber viridiflavus, serpente non velenoso molto diffuso nell”area del Parco) che cerca il sole con la sua nera e rilucente livrea. A quota 859, dopo 5,26 km, incrociamo, sulla destra, il sentiero n°1 (Valle dell”Inferno). Ai 921 mslm, a breve distanza dal bivio, c”è una capanna, utile per chi necessita di un po” d”ombra e per rinfrancarsi dalla fatica. Poco distante anche uno splendido punto panoramico che s”affaccia sull”Agro Nocerino/Sarnese, la Penisola Sorrentina e Capri.

A quota 1.002, dopo 6,84 km, incrociamo il bivio che, a destra, in lieve pendenza, segue con il sentiero n°1 e la parte discendente del n°5 (Il Gran Cono) a sinistra invece si prosegue in salita verso lo stazionamento dei grossi Mercedes della Busvia. Qui a 1.050 mslm, dopo circa otto chilometri, termina l”andata della nostra escursione, ora non ci resta che scendere seguendo a ritroso il percorso o, avendone il permesso, guadagnare il cratere seguendo lo stradello che sale dal rifugio prospiciente lo stazionamento; impresa non impossibile anche se le vostre gambe non saranno d”accordo ma il tesoro che troverete in vetta ne varrà di certo la pena; così come la diversa prospettiva della Matrone in discesa, con la sirena caprese a portata di mano, vi gratificherà il ritorno a casa.

IL PERCORSO