Brevi ma utili consigli per avviarsi al mestiere di >portavoce. Prima (e unica regola): negare, negare, negare! Il corredo? Bastano dei tappi. Di Carmine Cimmino
“Il titolo del nostro carro per il Carnevale – mi dice un giovanotto, figlio di un amico, – è Il teatro della democrazia putrescente. Per carità, non ci sono né allusioni né riferimenti. È solo un gioco, e a me è toccato di vestirmi da portavoce. Sappiamo che lei sta scrivendo qualcosa sulla fenomenologia di nuovi mestieri, e di mestieri antichi in versione nuova: il camorrista casalese, il camorrista non casalese, il sindaco PD con giunta di destra, il candidato a sindaco di Napoli, il leghista del Sud, il preside dopo Gelmini. Spero che possa darmi una qualche indicazione anche sul portavoce, su come muovermi, e come vestirmi”.
Tiro fuori i miei appunti: qualcosa l’ho scritto sull’argomento, sono idee buttate giù alla prima, mancano di ordine, di profondità e di lima. Ma il giovanotto insiste, e non voglio deluderlo. Carnevale è una cosa seria. In primis gli dico che nelle democrazie putrescenti esistono due modelli di portavoce del potere. Uno l’ho chiamato modello Schopy, in omaggio all’ aureo libretto “L’arte di ottenere ragione“ che Arthur Schopenhauer scrisse tra il 1830 e il 1831 e che venne pubblicato per la prima volta nel 1864. Il portavoce Schopy è un imbuto, una canna, un microfono in cui il sistema soffia la propria voce: e lui, come una trombetta, l’amplifica e la trasmette, senza aggiungere e senza togliere, senza mutare né tono né timbro: proprio ‘na trummetta ‘e Montevergine: taaa taa ta.
Chiamato a spiegare le follie di una democrazia putrescente – che so, un capo di partito che fa eleggere senatrice la propria cavalla, o un capo di governo che dispone che gli imputati possano scegliersi i giudici: ma sono esempi fittizi, ovviamente: anche la più degenerata delle democrazie non arriverà mai a tanto-, il portavoce Schopy adotta una sola tattica: negare. O nega che una cavalla sia stata fatta senatrice e che gli imputati si siano scelti i giudici, o nega che una cavalla senatrice e un imputato giudice dei suoi giudici siano degenerazioni: al contrario, sono esempi di democrazia avanzata, di libertà vera. Nega, nega sempre, consigliavano i camorristi anziani ai picciotti. Se ti acchiappano con il lardo in bocca, non avvilirti: nega, nega, e ancora nega.
Schopy nega guardando fisso negli occhi dei giornalisti e delle telecamere: nega con severa amarezza, e con un accento di disprezzo per l’opposizione liberticida. Schopy chiude le sue comunicazioni con una raffica di parole tronche, possibilmente in – tà: libertà, onestà, verità, unità, umiltà, ecc. ecc. Fanno effetto, sono sentenziose e conclusive. Le pronunzia a testa alta e a schiena diritta. È utile che egli abbia un passato da contestatore, e che non lo rinneghi: potrà esibirlo come una patente, da portare sempre in tasca: in un’altra tasca, non in quella in cui conserva le carte di credito. In realtà, il portavoce Schopy non fa altro che applicare l’ 8° stratagemma di Schopenhauer: Suscitare l’ira dell’avversario, perché nell’ira egli non è più in condizione di giudicare rettamente e di percepire il proprio vantaggio. Si provoca la sua ira facendogli apertamente torto, tormentandolo, e, in generale, comportandosi in modo sfacciato.
Certo, il provocare l’ira altrui comporta il rischio di una reazione emotiva, e, direi, da uomo di pace quale sono, primitiva: insomma, il rischio di qualche schiaffone: ma il portavoce l’ha messo in conto, quasi quasi ci spera: lo schiaffone gli serve per atteggiarsi a martire della verità. L’altro tipo è il portavoce Morbido. Anche lui dice che gli oppositori mentono, falsificano, manipolano, e o fingono di non capire, o veramente non capiscono. Ma lo dice senza alzare la voce: egli dialoga, argomenta, strologa: vuole dimostrare, vuole convincere. Ha lo sguardo, il passo, la postura e i capelli – brizzolati, sotto la tintura – dell’uomo che ha visto tutto, della vita e della politica: il Morbido ha attraversato tutti i partiti – i partiti di potere, ovviamente – uno per uno, corrente per corrente.
Sa articolare un sorriso ironico, e ne fa uso quando si accorge che le sue litanie, i suoi ritornelli incominciano a stancare: amico, se mi ripeto, lo faccio per te, che non mi capisci. Il Morbido ha sempre a portata di bocca lo stratagemma n. 29: Se ci si accorge di venire battuti, allora si fa una diversione, cioè si comincia d’un tratto con qualcosa di totalmente diverso, come se fosse pertinente alla questione e costituisse un argomento contro l’avversario. Si richiede però che la sua voce, il suo lessico e i suoi modi toscaneggino: perché il toscano è, per definizione, la lingua della chiarezza, della sincerità e della moderazione.
Tra il 1865 e il 1870 l’ Italia unita venne scossa da distinte edizioni del balzello più iniquo, la tassa sul macinato. La paura che essa innescasse modi – i Prefetti non ebbero il coraggio di scrivere moti – scomposti e sediziosi indusse il Governo a far propaganda. Non c’erano i portavoce: ai Sindaci vennero inviate, perché le distribuissero tra i cittadini capaci di leggere, migliaia di copie a stampa di uno scritto che difendeva la tassa.
L’anonimo autore, certamente un toscano, dichiarava d’ “aver messo giù un discorso alla buona e alla casalinga: il popolo ci ha pensato su e neanche tanto, poi ha capito che il diavolo non è tanto brutto quanto si dipinge, ha compreso che la campana d’Italia suonava solamente a malato, e che per i malati ci vogliono medici coraggiosi e risoluti e medicine pronte e efficaci, spesso amare al palato, ma sempre giovevoli alla salute”. I braccianti dovevano capire che la tassa era un male apparente: quei pochi centesimi dati in più al panettiere facevano scemare l’aggio sull’oro: insomma, mentre pagavano di più il loro tozzo di pane, in realtà lo pagavano di meno”. Il miracolo del toscanaccio.
Ma come mi vesto? domanda il giovanotto. Vestiti elegante: un’eleganza sobria, cravatta di classe, e se fai Schopy, occhialini da intellettuale. E procurati dei tappi. Enormi. Dei tappi ? Sì, dei tappi. Ti faranno riconoscere. Il portavoce è tappato in ogni suo buco, fatta eccezione della bocca. Il potere democratico degenerato non può correre il rischio che la sua voce esca da altro canale che non sia la bocca. Da qui, la necessità dei tappi. Fondamentale è il tappo sul cervello. Il portavoce non deve assolutamente pensare. Perché se incomincia a pensare, può capitare che arrivi a domandarsi: Ma che c….. sto dicendo? E un portavoce con i dubbi è, per il potere, un disastro. E poi procurati due colori a tempera: un rosso Magenta e un giallo cadmio. Con una punta di celeste danno la tinta di bronzo, con cui ti spennellerai la faccia.
Il giovanotto si avvilisce: la tinta e i tappi non gli vanno a genio. E se voglio fare il portavoce dell’opposizione?Questo modello, gli dico, non esiste. L’opposizione, quando parla, se parla, ha tanti portavoce quanti sono gli iscritti, i tesserati, gli amici e i simpatizzanti. Ti potresti vestire da pubblico a cui si rivolgono i portavoce del potere delle democrazie putrescenti. Ma è finito lo spazio. Ne parleremo al prossimo Carnevale.
(Foto: “Uomo tappato”. Disegno a china di Armand Simon, 1939)





