Responsabilità e prospettive sono i temi che pone l”emergenza ambientale. Ma è giusto che si sappia che la salute non è merce di scambio e che il nostro territorio non può nè vuole morire. Di Don Aniello Tortora
Spetta ai credenti vedere, leggere, capire discernere i fatti del presente, per scrutare il futuro e orientare la nostra azione con spirito profetico. In seguito all’Incarnazione di Gesù Cristo noi cristiani sentiamo che la missione della Chiesa è costruire il Regno di Dio nella realtà della nostra storia, perché è qui che si svolge la lotta per la salvezza.
Al n. 25 del Documento “Chiesa italiana e Mezzogiorno, Sviluppo nella solidarietà” dell’Ottobre 1989, i vescovi italiani indicavano quale doveva essere la testimonianza coraggiosa e profetica della comunità dei credenti:
«La chiesa, oggi, specie quella operante nel Sud, di fronte alle situazioni di disagio e di attesa deve esprimersi come ‘segno di contraddizione’, in ogni suo membro, in tutte e singole le sue comunità, in ogni sua scelta, rispetto alla cultura secolarista e utilitaristica e di fronte a quelle dinamiche socio-politiche che sono devianti nei confronti dell’autentico bene comune. La chiesa deve essere profeticamente libera, come si sta sforzando di essere, da ogni influsso, condizionamento e ricerca di potere malinteso; deve educare con la parola e la testimonianza di vita alla prima beatitudine del Vangelo che è la povertà, come distacco dalla ricerca del superfluo, da ogni ambiguo compromesso o ingiusto privilegio, come sevizio sino al dono di sé, come esperienza generosamente vissuta di solidarietà».
Io credo che tocchi a tutti e a ciascuno di noi fare un serio esame di coscienza. Siamo tutti coinvolti in questa storia di emergenza ambientale e, anche se con ruoli, modalità e gradualità diverse, ne siamo tutti responsabili.
Lo siamo noi cittadini che con i nostri troppi consumi produciamo i rifiuti e molto lentamente ci stiamo educando alla raccolta differenziata. Abbiamo anche delegato troppo alla politica. Poco abbiamo esercitato la cittadinanza attiva. La stessa accettazione dello status quo e la mancanza di un certo spirito critico hanno prodotto questa situazione, in alcuni casi, di fatalismo e di rassegnazione, vero cancro, insieme alla criminalità, della società meridionale.
Anche la chiesa diocesana, pur sempre attenta e partecipe con la sua presenza e le sue denunce, non sempre è stata coinvolta in tutte le sue componenti. Martedi scorso, nel racconto della sua Visita Pastorale il nostro Vescovo ha denunciato una delle patologie della nostra chiesa: la scarsa attenzione delle parrocchie, salvo alcune eccezioni, al sociale. La parrocchia – ha detto – deve diventare soggetto sociale del proprio territorio.
Ma se dopo 16 anni, siamo ancora qui a parlare di emergenza, particolarmente l’intera classe politica ha le sue grandi e gravi responsabilità. Proprio l’altro ieri si evidenziava sui giornali, in un Dossier della Corte dei conti, il dramma e gli sprechi della questione rifiuti in Campania, con debiti per 2 miliardi, e si diceva nella relazione della Corte dei conti che il flop della differenziata non è un caso.
Non si è riusciti a risolvere il problema del ciclo integrato dei rifiuti. Sembra quasi che l’emergenza sia voluta e che serva a qualcuno, certamente a gente di malaffare. È terreno continuo di coltura per le ECOMAFIE.
Quello che è accaduto sul nostro territorio in questi anni è sotto gli occhi di tutti. Zone con discariche abusive (il famoso triangolo della morte Acerra-Marigliano-Nola), ad alto tasso diossina, per sversamenti di rifiuti tossici, con la complicità di industrie del Nord e della criminalità organizzata, che, invece di essere bonificate, vengono scelte per localizzare l’inceneritore. La salute dei cittadini messa, poi, costantemente in pericolo: studi scientifici hanno dimostrato la costante crescita delle patologie tumorali e delle vie respiratorie.
Altra follia pura è stata la scelta scellerata di aprire discariche nel Parco Nazionale del Vesuvio. La giustissima lotta e reazione della gente sana e onesta di Terzigno e Boscoreale ha evitato ulteriori scempi. È storia recentissima, di questi giorni, il tentativo di ritornare nel nolano per cercare altre discariche e per continuare per chissà quanti anni ancora con l’emergenza.
Nell’udienza del 3 novembre 2010 Papa Benedetto, presentando come modello S. Margherita, certosina medievale, ha detto che “la santa «nella sua anima ha lasciato entrare la parola, la vita di Cristo nel proprio essere e così è stata trasformata; la coscienza è stata illuminata, ha trovato criteri, luce ed è stata pulita.
Proprio di questo abbiamo bisogno anche noi: lasciare entrare le parole, la vita, la luce di Cristo nella nostra coscienza perché sia illuminata, capisca ciò che è vero e buono e ciò che è male; che sia illuminata e pulita la nostra coscienza. La spazzatura non c’è solo in diverse strade del mondo. C’è spazzatura anche nelle nostre coscienze e nelle nostre anime».
A me pare proprio che Papa Benedetto in poche parole abbia sintetizzato i nostri 16 anni di emergenza ambientale.
Questo nostro territorio, violentato con scelte folli piovute dall’alto, ha davvero bisogno di una politica che ascolti il territorio, i bisogni reali della gente e persegui sempre e comunque, senza compromessi il BENE COMUNE.
E un’autorità politica che non si preoccupa del BENE COMUNE è di per sé illegittima. Questo concetto lo ha ben messo in risalto Papa Benedetto, il quale, nell’Enciclica Deus Caritas est, ha detto, citando S. Agostino, che “Uno Stato che non fosse retto secondo giustizia si ridurrebbe a una grande banda di ladri”.
Ancora una volta la chiesa vuole dare voce alla gente (vox populi, vox Dei) e lanciare un altro appello a tutti gli Amministratori, soprattutto locali: No ad altre discariche, senza se e senza ma, sul nostro territorio! La nostra è gente virtuosa. Sta finalmente imparando a differenziare i rifiuti. In tanti comuni siamo ormai al 50-60% di raccolta differenziata. È questa la strada maestra, insieme alla realizzazione di un efficiente ciclo integrato,per lo smaltimento dei rifiuti, per risolvere definitivamente il problema. Il nolano, come altre zone della Diocesi, ha già dato! Ancora una volta, cittadini, amministratori e chiesa, vogliamo unirci per difendere questa bellissima terra donataci da Dio e che non vogliamo svendere per nessuna compensazione ambientale.
La nostra salute non è in vendita e non è merce di scambio! Come cittadini abbiamo solo voglia di tornare finalmente alla NORMALITÀ e alla Campania Felix di una volta. Il nostro territorio non può morire: ha bisogno di sviluppo vero, di lavoro dignitoso soprattutto per i giovani.
Giovanni Paolo II , nell’indimenticabile Visita alla Chiesa di Nola del 1992 così disse: “ LA SPERANZA!… Costruire la SPERANZA!… Più grave del pur grave degrado economico e sociale è la rassegnazione. Bisogna reagire con coraggio!”
Insieme, vogliamo continuare ad essere sentinelle del creato, protagonisti del nostro sviluppo, osare la speranza e consegnare una terra più pulita e vivibile alle nuove generazioni. Ne hanno diritto.
(Fonte foto: Rete Internet)






