La mancanza di alloggi di edilizia popolare in Campania, “istiga” chi è preda del bisogno ad occupare abusivamente gli immobili. Le gravi colpe della politica. Di Simona Carandente
Quotidianamente, l’operatore del diritto si trova a doversi misurare con una quantità di fatti, e conseguentemente di reati, variegata e dalle logiche complesse, spesso incomprensibili non solo per l’uomo comune, ma anche e soprattutto per chi interagisca ordinariamente con la legge.
In particolare, sfugge la logica per cui taluni reati debbano essere puniti con pene gravissime, a fronte di altri puniti in maniera più tenue, anche se più gravi; sfugge la logica per cui siano sempre i più deboli a pagare il prezzo più salato; sfugge il perché di determinati meccanismi, di carattere burocratico-amministrativo, frutto di una politica legislativa non sempre attenta ai problemi delle masse.
Punendo l’occupazione abusiva di immobili (art.633 c.p.- art. 639 bis c.p.), l’ordinamento positivo mira a reprimere tutti quei comportamenti finalizzati ad invadere uno spazio altrui, oppure a trarne profitto, senza il consenso del titolare del bene. Nel territorio campano il reato, specie in tempi recenti, è tristemente diffuso, a causa dell’invalsa prassi di occupare sine titulo alloggi di edilizia popolare, spesso siti in zone gravemente degradate e privi anche dei più elementari servizi igienici.
Chi compie un reato del genere, difatti, lo fa per assoluta necessità, per mancanza di alternative: credo che chiunque, avendone la possibilità, preferirebbe vivere in un contesto "normale" e non in un monovano fatiscente, magari tra le vele di Scampia, peraltro con il rischio di una denuncia penale e di tutto quanto ne deriva.
Per gli occupanti abusivi di questi alloggi, veri e propri "mostri" dell’edilizia popolare campana, oltre al danno si aggiunge anche la beffa: una volta partita la denuncia, ed accertata la sussistenza del reato, l’occupante viene sottoposto ad un processo penale, dal quale difficilmente potrà essere assolto; nel contempo, è tenuto a regolarizzare la questione dal punto di vista amministrativo, con l’ente proprietario dell’alloggio occupato.
Le incombenze richieste all’occupante non sono poche: pagare una tantum una sanzione amministrativa; versare mensilmente un’indennità di occupazione e le relative spese di utenza; sperare che questo possa costituire titolo per una sanatoria, mentre nel frattempo il procedimento penale continua, imperterrito, a seguire il proprio corso.
Per arginare, se non "addirittura" risolvere il problema, connesso all’atavica mancanza di alloggi di edilizia popolare in Campania, occorrerebbe una capillare e drastica politica sul territorio, con maggiori e pregnanti controlli, anche sulle graduatorie degli aventi diritto, utilizzando tuttavia logiche che favoriscano le persone più indigenti, in particolare quelle con gravi problemi di salute, che rendono purtroppo la commissione del reato quasi un atto di necessità. (mail: simonacara@libero.it)
(Fonte foto: Rete Internet)





