Due adolescenti, in apparenza diversi, finiscono nelle mani della malavita. All”esito dell”udienza di convalida dell”arresto, però, le vicende giudiziarie dei due giovani hanno seguito due distinte strade. Di Simona Carandente
Com’è noto ai più, la nostra regione, e la città di Napoli in particolare, detengono tra gli altri un triste primato: quello di far da scenario alla più fruttuosa ed imponente tra le piazze di spaccio esistenti in Europa, quella di Scampia, seguita da molte altre piazze satelliti che contribuiscono, giorno dopo giorno, ad incrementare l’industria del crimine internazionale, spesso sulla pelle di molte giovani vite.
Il business dello spaccio di stupefacenti macina cifre da capogiro, milioni di euro destinati ad arricchire le tasche dei cosiddetti pesci grandi, intorno ai quali gira una folta, foltissima manovalanza, destinata ad accrescersi ogni giorno di più, complice la povertà dell’economia nostrana ed il continuo, incessante aumento dei bisogni legati ai beni materiali. Non sorprende pertanto che, in tale scenario, il minorenne possa essere considerato una vera e propria miniera d’oro, specie se incensurato: a fronte di un dispendio economico minimo, quasi irrisorio, la resa è ottima, con pochi rischi ed enormi vantaggi.
Due storie, due destini in apparenza diversi ma uniti da un filo sottile, quasi impercettibile: l’aver frequentato cattive amicizie ed essere finiti sulla strada, a fare il palo, complice la distrazione delle famiglie di origine ed il desiderio, inconsciamente espresso, di attirarne l’attenzione. B. è di ottima famiglia, figlio di professionisti. Non è mai andato bene a scuola, al punto da decidere di abbandonare gli studi precocemente. I suoi genitori non hanno tempo di pensare a lui, impegnati come sono nelle reciproche attività. Il loro matrimonio, peraltro, è una specie di farsa, e l’uno addossa all’altra la responsabilità della gestione dell’unico figlio, senza peraltro mai farsene realmente carico.
G. invece è nato e cresciuto in un quartiere popolare. I genitori sono umili, ma hanno sempre lavorato onestamente, così come i loro figli maggiorenni. Diversi anni fa G. ha perso una sorella in un tragico incidente. Da allora, la famiglia non è stata più la stessa, la madre ha perso colpi, il fratellino minore ha addirittura tentato il suicidio. Due prede appetibili per la criminalità, due ragazzi presi in un momento di enorme debolezza, nella fase più delicata della loro crescita, proprio perché maggiormente influenzabili e, soprattutto, gestibili senza ricorrere a grossi stratagemmi.
All’esito dell’udienza di convalida dell’arresto, le vicende giudiziarie dei due giovani hanno seguito due distinte strade: per B. un provvedimento di permanenza in casa, per G. il collocamento presso una comunità, con l’evidente compito di fornirgli un percorso rieducativo e restituirlo ad una vita diversa.
Inutile dire che quello che, almeno in origine, era concepito come beneficio è risultato per B. una tortura, costretto a stare tutto il giorno tra le mura domestiche, senza poter uscire, senza il contatto degli amici, tra i litigi dei genitori che continuano a scaricarsi a vicenda ogni responsabilità, G. invece, pur soffrendo la lontananza dalla madre e da fratelli, si sta realmente rieducando: collocato in un’accorsata comunità partenopea, sta interagendo con ragazzi come lui, mostrando peraltro rispetto delle regole e il desiderio, per la prima volta nella sua giovane vita, a vivere un’adolescenza “normale”.
(Fonte foto: Rete Internet)

