Il vero >otium è uno stato dello spirito, che riposa sia a lavoro che in vacanza. In questo senso, il lavoro, anche se stanca, non è fatica ma riposo, la vacanza non è vuoto, ma pienezza. Di don Aniello Tortora
Ultimamente ho letto con gusto un articolo su un quotidiano cattolico. Ne riporto qui alcune impressioni. L’autore, riprendendo la filosofia greca, riportava una riflessione di Platone, il quale diceva che “gli dei condannarono l’uomo al lavoro e per compassione gli concessero intervalli di riposo per le feste, affinché l’uomo ricevesse in quelle occasioni la luce e la forza per vivere rettamente. La visione greca del lavoro è pessimista: fatica necessaria, da cui salvarsi grazie al culto. Otium, diranno i latini, per opporlo al neg-otium (ciò che otium non è): gli affari della vita quotidiana, priva della dimensione divina del vivere”.
Gli antichi, interpreti del mondo caduto, avevano ragione nel ritenere il lavoro solo come fatica e sacrificio. Con l’avvento del cristianesimo, però, il lavoro non è più riconducibile a condanna, ma a benedizione e partecipazione alla creazione di Dio, nella trasformazione della materia e nel servizio agli altri. Oggi, purtroppo, però, il lavoro si è di nuovo impregnato della visione pagana. È schiavitù da cui fuggire o contenitore di auto-affermazione, non opera per gli altri.
La visione tragica del lavoro origina l’otium come fuga e alienazione. L’otium diventa così terreno fertile per la noia. Questa accidia – continua l’autore dell’articolo – è la rinuncia alle aspirazioni connaturali alla dignità umana, un ostinato non voler essere sé stessi che ci porta sino alla disperazione, l’altra faccia dell’attivismo (alcolismo da lavoro). Ad accidia e attivismo si oppone il vero otium, che non è l’assenza esteriore di lavoro (le ferie), ma uno stato dello spirito, che riposa sia a lavoro sia in vacanza. È un atteggiamento di apertura quieta e silenziosa, di chi riceve in dono la realtà. Solo così si scopre che il lavoro, anche se stanca, non è fatica, ma riposo, e che la vacanza non è vuoto, ma pienezza.
Quello delle ferie, se vissuto utilitaristicamente per produrre divertimento diventa tempo senza riposo. Come raggiungere, allora, – si domanda l’autore dell’articolo – il vero otium?
Festeggiando, – questa è la sua risposta – i beni del creato : godendo, cioè, della bellezza delle cose che ci sono state donate. C’è una razza di oche che dopo un lungo viaggio migratorio, distrutte dalla fatica, trovato lo specchio d’acqua che le salva, non si tuffano a capofitto a bere, ma inscenano una bellissima danza. Persino le oche celebrano ciò che è necessario, senza consumarlo subito.
Sarà importante, allora, non “consumare le vacanze”. Spero proprio che, durante la necessaria e meritata pausa estiva, noi tutti ci impegniamo a recuperare la capacità di danzare, celebrare, gioire, in questo tempo festivo, della bellezza dei doni del creato. Pena il ritorno a casa, più stressati di prima e avendo già riempito di disperazione il nostro otium.
(Fonte foto: Rete Internet)
*L’appuntamento settimanale con don Aniello Tortora riprenderà a settembre.





