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I dialoghi riportati dal prof. Giovanni Ariola hanno, di volta in volta, suscitato la curiosità dei lettori. Ecco alcune domande alle quali il prof. Ha dato risposta.

Claudio D. da Formia scrive:
“Leggendo il giornale qualche giorno fa, mi è capitato di vedere la foto di una persona che mi era familiare. Il volto invecchiato ma era lui, un mio compagno di scuola. Subito lo scroscio di ricordi, il particolare intenso profondo piacere dei ricordi di un”età definitivamente andata, poi, a lettura ultimata dell”articolo che accompagnava la foto, nel quale si riferiva di un presunto coinvolgimento della persona ritratta nella rete di protezioni politiche, favoritismi clientelari, nepotismi, tangenti e affari illeciti che è emersa dalle intercettazioni telefoniche proprio in questi giorni, l”irrompere della tristezza, anzi del dolore/delusione come per il tradimento e il deturpamento di un mondo immacolato, fondato su un codice di innocenza adolescenziale, conservato nel fondo dell”animo dagli anni della scuola :.Unico atto di autodifesa, il dubbio sulla colpevolezza del mio compagno. E subito la speranza dell”infondatezza dell”accusa. Forse si sono sbagliati:.non può esser vero:non lo credo capace:si sarà ritrovato invischiato a sua insaputa:avrà agito in buona fede:Poi, in rapida successione, l”indignazione:Perchè pubblicare quella foto prima che si siano svolte le indagini, prima che si siano accertate la colpa e la responsabilità della persona? Può anche succedere che le indagini prendano un altro corso e su quella persona non si indaghi più:intanto i giornali non daranno più informazioni nè in bene nè in male sul malcapitato, però di lui resterà nella mente delle persone quella foto, quella notizia infamante:Non so se avrò la forza di mettermi in contatto con il mio ex compagno di scuola e di consigliargli di reagire, di fare qualcosa per chiarire, per confutare e ripulire la sua reputazione dal fango che le è stato gettato addosso.”

Risposta
Non è la prima volta e purtroppo credo non sarà neppure l”ultima che avvengono di tali fatti, che spesso hanno risvolti drammatici. Difficile dirimere la questione di fondo che vede contrapposti i due ormai famosi principi del diritto alla trasparenza (e alla informazione) e del rispetto della vita privata (privacy). Tutti d”accordo che il famoso detto evangelico Oportet ut scandala eveniant (è necessario che gli scandali avvengano) (Mt.,18,7; Lc., 17,1) vada integrato con la precisazione oportet ut etiam deferantur (è necessario che vengano anche denunciati, portati a conoscenza), ma ogni persona ha diritti fondamentali, tra i quali appunto quello del rispetto della propria vita privata, che devono essere tutelati. Ancora una volta il difficile compito di coniugare i corni antinomici della questione è affidata alla competenza professionale, alla intelligenza e alla sensibilità di chi è chiamato a decidere in proposito.
Sì, invitare l”ex compagno di scuola a fare una dichiarazione personale di chiarificazione e di eventuale discolpa in merito all”accusa a lui rivolta, può essere una buona idea che attenui almeno in parte il danno.
A lei poi la facoltà e la decisione di credergli o non credergli.

Se poi il suo compagno dovesse risultare colpevole, anche qui lei può scegliere di minimizzare e assolvere il suo amico con il ricorso al solito filosofico (= qualunquistico e rassegnato) commento: “Così fanno tutti, è prassi generale, organica con il sistema politico, con la gestione del potere, quindi fisiologico, inevitabile:” Ma, se crede ancora nella possibilità e nella necessità di avere una coscienza retta e netta, se pensa che si può, anzi si deve distinguere la solidarietà e il sostegno umano concesso a tutti indistintamente e gratuitamente dalla protezione e dal favoritismo riservati a persone opportunamente segnalate o raccomandate, a compari e comparielli oltre che alle persone di famiglia, spesso barattati con corresponsioni adeguate in cambio, se decide insomma di condannare con fermezza ogni sorta di corruzione e di comportamento deviato e riesce a sottrarsi all”evangelica ghigliottina del: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra“, anche senza necessariamente infierire, potrei consigliare l”invio al suo pur sempre diletto compagno di una e-mail contenente una frase di questo tenore, presa pari pari da un sonetto di Nicola Capassi “Sciù! Pe” la faccia vosta ch”è chiù de cuorno tosta!

Domenico S., da Casalnuovo scrive:
“L”altro giorno ero in treno, su un Frecciarossa Napoli-Milano (un TAV, un treno ad alta velocità), quando ho ascoltato la conversazione telefonica di un signore (!?) con un invisibile interlocutore, ad alta voce, in osservanza della raccomandazione del capotreno di tenere bassi i toni del cellulare e di parlare sottovoce per non disturbare i compagni di viaggio (infatti dal suo telefonino era esploso poco prima il Toreador della Carmen talmente in sordina che aveva fatto sobbalzare fino al più lontano abitatore occasionale dello scompartimento, specie quelli sonnecchianti o addirittura immersi in un sonno profondo): “Te lo raccomando – diceva il signore – lo so che sono tutti raccomandati:fammi il piacere, raccomandalo anche al tuo collega:inventa tu una storia pietosa, per rendere più efficace la cosa:.non ti dimenticare, è un mio nipote vero questa volta:.raccomandaglielo come se fosse un tuo figlio:ti ringrazio:e a buon rendere:.”.

No, non si preoccupi, non intendo parlare del malcostume della “raccomandazione”. Penso d”altronde che ci sia molto poco da dire o da aggiungere a quello che esprime già il fatto in sè. Mi ha colpito il gioco degli accenti sulle forme del verbo “raccomandare”. Se ricordo correttamente le nozioni grammaticali imparate tanti anni fa, raccomàndo e raccomandàti sono parole piane (con l”accento sulla penultima sillaba), raccomàndalo è una parola sdrucciola (con l”accento sulla terzultima sillaba), ma non mi riesce di ricordare come si chiama la parola che come raccomàndaglielo reca l”accento sulla quartultima sillaba.

Risposta – Viene definita bisdrucciola. Se può interessarle, esistono anche parole dette ante-bisdrucciole o trisdrucciole (con l”accento sulla quintultima sillaba), come ad esempio telèfonaglielo, òrdinaglielo. In effetti le parole da sole non hanno l”accento oltre la terzultima; a farle diventare bisdrucciole e trisdrucciole è l”aggiunta di una o più enclitiche ossia di quelle particelle atone (=che non hanno accento proprio) che di solito si appoggiano (= sono pronunciate insieme) e si attaccano alla parola precedente. Così particelle simili dette proclitiche si appoggiano ma non si attaccano alla parola seguente, come ad esempio te lo raccomando.

NB – La rubrica Lingua in laboratorio tornerà a settembre prossimo. Buone vacanze!