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Fiom contestata alla Fiat di Pomigliano. E la Panda “frena”

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Le invettive dei Cobas hanno costretto i metalmeccanici della Cgil a rinviare il rientro nella fabbrica napoletana, dopo anni di allontanamento forzato. I comitati di base annunciano per domani picchetti davanti allo stabilimento.

I Cobas hanno contestato la Fiom davanti alla Fiat di Pomigliano. Una polemica che ieri ha costretto i metalmeccanici della Cgil, accusati di aver assunto posizioni troppo “morbide” verso Marchionne, a rinviare il loro rientro in fabbrica, deciso dalla magistratura dopo ben tre anni di allontanamento forzato per non aver firmato, nel 2010, l’accordo Panda.

Intanto le tensioni si stanno consumando sullo sfondo di brutte notizie provenienti dal mercato. Sempre ieri, infatti, il Lingotto ha annunciato la cassa integrazione per la gran parte dei circa 3200 operai dello stabilimento automobilistico attualmente in attività ) altri ( 2300, indotto compreso, sono in cassa a zero ore da anni ).

Lo stop alle produzioni, determinato dal calo degli ordini fatto registrare proprio dalla vettura di punta del gruppo, è stato programmato nella settimana dal 7 all’11 ottobre. I sindacati sono preoccupati. ” Il governo deve individuare un intervento strutturale che rilanci i consumi, incentivi la crescita e deliberi misure a sostegno del rilancio industriale – l’appello di Giuseppe Terracciano, segretario della Fim-Cisl di Napoli -ciascuno deve fare la sua parte in funzione delle proprie responsabilità “.

Secondo indiscrezioni non confermate la Fiat starebbe pensando di fermare la grande fabbrica napoletana anche nella settimana del ponte di Ognissanti, tra la fine di ottobre e gli inizi di novembre.

” Spero – l’analisi di Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic – che si tratti solo di una flessione congiunturale dovuta al calo degli ordini, che di solito si registra durante la pausa estiva. La Panda è la migliore utilitaria del momento – conclude Mercogliano – per cui credo che le previsioni non siano così fosche come sostengono le Cassandre “.

Ma il conflitto sociale è dietro l’angolo. ” Il piano Marchionne è fallito, venerdi trasformeremo la Fiat di Pomigliano in un campo di battaglia “, ha gridato, ieri pomeriggio, davanti al cancello della fabbrica automobilistica, Mimmo Mignano, leader Cobas, un operaio di 48 anni licenziato dalla Fiat alcuni anni fa.

I comitati di base sono sul piede di guerra. La loro protesta ha fatto rinviare a data da stabilire il rientro dei delegati della Fiom, previsto proprio nel pomeriggio di ieri, all’una e mezza, durante l’affollato cambio tra il primo e il secondo turno di lavoro. ” Basta con le sceneggiate della Fiom: subito lo sciopero a Pomigliano “, la scritta rossa nel pezzo di lenzuolo appeso sui muri del piazzale dai militanti Cobas, che hanno formato il Comitato di Lotta Cassintegrati e Licenziati Fiat.

” I Cobas contestano a prescindere “, ha però replicato Franco Percuoco, segretario della Fiom. Percuoco ha poi spiegato che il rinvio del rientro in fabbrica dei delegati, comunicato in mattinata, sarebbe stato deciso da ” cause organizzative “. Si profila il più classico dei ” tutti contro tutti”. ” Il 22 giugno scorso, durante la protesta con i picchetti contro il sabato di straordinario – la stizza di Mignano – Landini e i suoi ci hanno lasciati soli a fronteggiare polizia e carabinieri, dopo soltanto dieci minuti di blocco della fabbrica “.

Nel frattempo si prospetta una situazione simile alle vicende di giugno. Oggi pomeriggio, alle 17 e 30, Oreste Scalzone, l’extraparlamentare fondatore di Autonomia Operaia e di Potere Operaio, parlerà di Fiat e di precariato nel laboratorio occupato Ska, a Napoli. E domattina, davanti ai cancelli di Pomigliano, ci saranno anche i Cobas dell’Astir e dei consorzi di Bacino, i Carc i disoccupati Bros e alcuni centri sociali provenienti da tutto il Paese .

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