Il general manager Mauro Moretti presenterà nella tarda mattinata del 28, a Londra, il futuro prossimo del grande gruppo. Enormi nodi da sciogliere: Ansaldo, Selex e Alenia.
Tra cinque giorni l’amministratore delegato e direttore generale di Finmeccanica, Mauro Moretti, descriverà nella city di Londra il destino del primo gruppo industriale italiano nel settore dell’alta tecnologia, tra i primi player mondiali in difesa, aerospazio e sicurezza. C’è da definire in particolare il futuro di due aziende a controllo pubblico, Ansaldo Sts e Selex, che nei loro stabilimenti e uffici di Genova occupano oltre tremila persone. Ma che anche a Napoli e provincia non scherzano certo in quanto a produzioni e occupazione, grazie ai mille addetti Ansaldo di via Argine e agli altrettanti degli impianti Selex del Fusaro e di Giugliano.
Intanto pare proprio che il gruppo Finmeccanica, da cui dipendono, abbia dato il via a una profonda riorganizzazione, che comporterà il taglio di molti “rami secchi” e, per Ansaldo Sts, la vendita a nuovi proprietari. Quando a maggio 2014 è stato scelto dal premier Matteo Renzi per assumere la guida di Finmeccanica, Mauro Moretti era certamente conscio del livello delle pressioni a cui sarebbe andato incontro. Il colosso pubblico, controllato dal Tesoro con una quota del 30 per cento, non è solo un gruppo che dà lavoro a 63 mila persone, per due terzi in Italia.
È anche un campo dove si incrociano mille interessi, politici, industriali, militari, affaristici, non tutti legittimi e spesso in conflitto l’uno con l’altro. È stato lo stesso Moretti, 61 anni e una lunga carriera alle Ferrovie, a descriverli, anche se con parole rese caute dalle circostanze. L’occasione è stata l’audizione dello scorso 14 ottobre di fronte ai senatori della Commissione Industria, che l’avevano chiamato a illustrare che cosa ha fatto nei primi mesi di mandato. Finmeccanica, ha detto, prima del suo arrivo era un gruppo che si buttava in molte attività “senza criteri razionali”, privo di confronto con i concorrenti stranieri. Se si guarda a quello che dev’essere il suo focus, ovvero aeronautica, armi, progetti spaziali, si vede che ha più del doppio dei prodotti rispetto a giganti come Airbus, Boeing, Bae Systems, Lockheed, che pure sono più grandi. Perchè? Il motivo più stringente è forse questo: gli investimenti non venivano fatti alla luce dei profitti che ne potevano derivare ma per rispondere a interessi diversi: ” Ma questo significa perdere soldi, non investire.
Ora ci dobbiamo restringere, solo così avremo le risorse per crescere “. Moretti non ha esitato a dare un’idea molto negativa dell’azienda che ha trovato. Il manager venuto dai Frecciarossa ha affermato che Finmeccanica deve cedere varie attività in cui non potrà mai primeggiare, e in particolare la costruzione di treni e sistemi di segnalazione ferroviaria, uscire da una serie di joint venture deficitarie, smettere di lavorare come fornitore a basso costo dei concorrenti: ” Non possiamo fare i carrozzieri “, ha spiegato, facendo tremare i cinquemila addetti Alenia che, tra Campania e Puglia, montano le fusoliere dei Boeing e degli Airbus. ” Ma vi rendete conto ? Premi di tremila, quattromila euro ? “, ha quindi aggiunto, tra l’indignato e lo stupito, riferendosi ai premi di produzione assegnati dall’Alenia ai dipendenti.
Dunque, la volontà di invertire di netto la rotta c’è tutta. E come segno di discontinuità molto probabilmente Finmeccanica cambierà nome.

