Un meccanismo di reclutamento che è anche il segno dei tempi: rientri a rotazione decisi sulla base di una sorta di scala gerarchica del dramma personale. Ma tra gli operai c’è chi crede che sia tutto un bluff.
E’terminata la prima fase finalizzata al rientro dei cassintegrati nella Fiat di Pomigliano. Le visite mediche nello stabilimento sono durate da lunedì a tutta la mattinata di ieri. Il medico aziendale ha appurato l’idoneità fisica di 46 operai in cig da tempo immemore, almeno da quando cessarono le produzioni Alfa Romeo, due anni fa, ma anche da molto prima. I dipendenti finora richiamati effettueranno un corso di formazione da martedì 2 a venerdì 5 aprile. Dopodiché potranno tornare al lavoro. Negli ambienti sindacali è stato ipotizzato che potranno essere impiegati per tre o quattro settimane. Le selezioni riprenderanno la prossima settimana.
L’obiettivo dell’azienda è di far rientrare attraverso la rotazione 650 dei 1390 cassintegrati di Pomigliano, che dovranno alternarsi, nel periodo che va dal 2 aprile al 31 luglio, all’interno della sola area “C”, area in cui l’attività prevalente è il collaudo delle vetture. Accesso precluso invece alle aree A e B, dove sono concentrate le attività manifatturiere delle produzioni Panda. Ma la novità che sta emergendo in questi giorni è che i cassintegrati sono stati selezionati da un’assistente sociale. Proprio così. Il criterio di reclutamento è stato infatti affidato a una specialista delle problematiche connesse alla mancanza di lavoro, una consulente della Fiat che due volte alla settimana, il martedì e il giovedì, riceve i lavoratori, soprattutto quelli in cassa integrazione, flagellati da gravi problemi psicologici, economici e familiari.
A questa figura professionale è stato affidato il delicato compito di stabilire le priorità di reimpiego degli addetti rimasti a casa. Alcuni di loro non vedono la fabbrica da quattro anni. “L’utilizzo dell’assistente sociale – evidenzia Raffaele Apetino, rappresentate sindacale aziendale della Fim-Cisl – smentisce chi aveva insinuato che la selezione fosse stata affidata ai sindacati firmatari dell’accordo Panda. Per il resto – aggiunge Apetino – devo riconoscere il positivo rispetto dell’accordo sulla rotazione nonché il fatto che ciò costituisca una boccata d’ossigeno. Ma il rilancio vero del Paese potrà essere garantito solo dal ricompattamento di una politica in grado di creare condizioni per la crescita”. Dal canto suo Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic, aggiunge che “la collaborazione tra azienda e sindacati firmatari sta dando i suoi frutti sul fronte occupazionale”.
Resta però aperto il conflitto con la Fiom. I metalmeccanici della Cgil sono in attesa di decisioni da parte della magistratura contro il ritorno in cassa integrazione dei 19 attivisti per i quali i giudici avevano stabilito il rientro al lavoro. Inoltre gli interrogativi riguardano anche gli altri 126 iscritti al sindacato diretto da Landini, il cui reintegro in fabbrica era stato fissato dal tribunale di Roma per il prossimo 18 aprile. “ Sono scettica sia sulle reali capacità dell’assistente sociale che sul mio ritorno al lavoro, visto che mi sono esposta sena remore ”, polemizza Carmen Abbazia, un’operaia iscritta alla Fiom in cassa integrazione da tre anni di fila. Carmen è una ragazza madre con tre figli a carico, nonché già nonna.

