Dai tempi dell’Alfasud all’era Marchionne, da Pomigliano a Torino. Piccola rassegna dei furti di materiali nell’azienda più grande e importante d’Italia.
Una storia di fasti produttivi, di grandi sacrifici ed auto che hanno segnato l’automobilismo nazionale. Una storia quella della grande fabbrica di Pomigliano macchiata però ogni tanto da qualche malefatta dell’inevitabile minoranza dei soliti furbi. I più anziani raccontano di episodi consumati ai tempi dell’Alfasud, tra gli anni Settanta e gli Ottanta. ” Si rubava di tutto – racconta un lavoratore, ormai in pensione da un pezzo – si arrivava all’assurdo che c’era l’abitudine di portare fuori qualsiasi cosa “. Pezzi di ricambio e persino i salumi della mensa spariti nel nulla. Ma anche paraurti nuovi di zecca mimetizzati nel cartone e utilizzati come ombrelli per andare via quando pioveva.
Quindi l’avvento della Fiat, nel 1987, e le “abitudini” vanno lentamente scemando. Le malefatte però si concentrano sui componenti meccanici ed elettronici. Clamorosa una storia risalente al 1995, quando i carabinieri arrestano quattro dipendenti della Fiat. Tra loro c’è un delegato sindacale nonchè responsabile di fabbrica di un partito all’epoca importante. Quella che in realtà è una banda aveva trovato un metodo ingegnoso: i pezzi di ricambio venivano nascosti nei cofani delle auto appena prodotte, vetture che lasciano la fabbrica a bordo della bisarche, zeppe di refurtiva. Merci rubate e che poi i militari trovano in quantità industriali all’interno di un deposito ubicato nella vicina Volla, periferia orientale di Napoli. Dopo quell’episodio i grandi traffici sembrano però inabissarsi. Nel 2010 le forze dell’ordine mettono a segno l’operazione forse più eclatante del periodo. Agli arresti finisce il fratello di un sindacalista dell’Elasis, il grande e prestigioso centro ricerche della Fiat, ubicato nel perimetro dello stabilimento automobilistico. L’accusa: furto di materiali per un valore complessivo di seimila euro.
Nell’automobile di quello che tutti definiscono un “operaio modello”, un classico “uomo azienda”, i carabinieri trovano pezzi pregiati: una turbina per motori di ultima generazione “turboair”, sonde lambda, iniettori e gruppi di marca Bosch, un supporto per il cambio, un kit di gonfiaggio, filtri e una borsa contenente attrezzi da lavoro. A questo punto gli inquirenti si chiedono quale possa essere la destinazione dei materiali rinvenuti. La refurtiva fino a quel momento sequestrata nella varie operazioni (8 arresti tra il 2008 e il 2010) risulta delle più varie. Si va dalle candele delle vetture Fiat alla componentistica dei motori a reazione. Anche all’epoca trapela il sospetto di organizzazioni non identificate, di un mercato occulto dei pezzi di ricambio. Esattamente la stessa ipotesi che si fa ora per i vigilantes infedeli. Pomigliano ma non solo. Il grande nord non è da meno in quanto a malefatte del genere. Il 3 dicembre del 2013 i carabinieri del capoluogo piemontese arrestano infatti tre addetti Fiat. Avevano sottratto dai magazzini merce per un valore di 2milioni e mezzo di euro.

