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Nel mondo sindacale grande attesa per la sentenza, della corte d’Appello di Roma, chiamata a pronunciarsi sul rientro in Fabbrica di 145 operai iscritti alla Fiom. A giugno il primo grado del tribunale aveva dato ragione ai metalmeccanici Cgil.

Il sindacato italiano pende dalle labbra dei giudici della corte d’Appello di Roma, riunita da ieri pomeriggio per decidere sul ricorso della Fiat contro la decisione del tribunale capitolino di far riassumere in Fabbrica Italia Pomigliano 145 operai cassintegrati iscritti alla Fiom.

Intanto nella serata di ieri la corte d’Appello ha fatto sapere che si è riservata di decidere. La sentenza è attesa per oggi. Il momento è, dunque, di quelli delicati. La sentenza di primo grado del tribunale di Roma, risalente al 21 giugno scorso, aveva raggelato il Lingotto. “ Gli operai con la tessera della Fiom sono stati ingiustamente estromessi dal ciclo produttivo per cui hanno subito una discriminazione ”, il contenuto sostanziale del verdetto che aveva accolto la tesi dei legali dei metalmeccanici Cgil, i quali avevano sostenuto “ la matematica improbabilità ” del mancato rientro dei cassintegrati Fiom, visto che fino a quel momento erano stati riassunti in Fip oltre 2mila addetti provenienti da un lungo periodo di cig ma tutti non iscritti al sindacato diretto da Maurizio Landini.

Il 13 agosto, poi, è stata la stessa corte d’Appello a dichiarare “ inammissibile ” la richiesta di sospensiva della sentenza presentata dalla Fiat. L’udienza di merito iniziata ieri costituisce quindi il culmine di un braccio di ferro che si trascina da due anni, da quando l’amministratore delegato Sergio Marchionne ha dato il via al piano Fabbrica Italia, progetto organizzativo e produttivo che ha determinato la cacciata della dissenziente Fiom da tutte le fabbriche del gruppo. Ma sullo sfondo di questa tenzone politico-sindacale si stagliano le incertezze di un mercato in caduta libera, che risulta tra le cause della recente decisione dell’ad italo canadese di ritenere “ superato ” il piano, che aveva indotto la Fiat a uscire da Confindustria, a revocare il contratto nazionale dei metalmeccanici e a creare, con l’assenso di Fim, Uilm, Fismic e Ugl, un contratto specifico aziendale.

Nel frattempo stamane gli attivisti della Fiom e i cassintegrati del comitato di lotta saranno protagonisti di una giornata di mobilitazione davanti alla grande fabbrica di Pomigliano. Contemporaneamente i 750 cassintegrati della ex Ergom di Poggioreale si riuniranno in assemblea davanti allo stabilimento, ormai inattivo, di Poggioreale per discutere la decisione della Fiat di non partecipare alla riunione fissata per oggi pomeriggio al ministero per lo sviluppo economico. Un confronto saltato proprio a causa dell’indisponibilità manifestata dall’azienda. Questo cruciale momento della lotta tra Fiat e Fiom è stato preceduto, l’altro ieri, da una sentenza del tribunale di Pinerolo, che ha sancito il diritto della Fiom di nominare le rappresentanze sindacali aziendali e di riscuotere le trattenute sindacali degli iscritti per alcune società del gruppo Fiat: il Centro Ricerche di Orbassano, gli stabilimenti FGA Parts & Service di None e Volvera e la P.C.M.A. di Volvera.