Lo striscione con la scritta “Marchionne assassino” è stato steso proprio mentre i concessionari di mezzo mondo entravano nello stabilimento. Presentate nuove vetture.
“Uccidono diritti, salari, operai: Marchionne assassino ”: lo striscione di venti metri, scritta rossa in campo bianco, è stato steso ieri pomeriggio lungo il varco principale della Fiat di Pomigliano. I Cobas del Comitato di lotta cassintegrati e licenziati, i disoccupati dei movimenti di Acerra e i militanti di alcuni centri sociali di Napoli hanno tentato di bloccare con un picchetto l’ingresso dei circa 1500 dipendenti comandati per il secondo turno delle 14.
La protesta è stata messa a segno per ricordare il suicidio di Pino De Crescenzo, l’operaio Fiat, in cassa integrazione a zero ore dal 2008, che martedì scorso si è tolto la vita impiccandosi nella sua abitazione di Afragola. De Crescenzo, militante dello Slai Cobas, aveva 43 anni e due figli piccoli. Il picchetto di ieri, controllato da una quarantina di poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa, si è svolto proprio mentre era in corso un importante evento commerciale nello stabilimento di Pomigliano. Nei pressi del padiglione ex meccanica è stato dato il via a una convention con 750 concessionari provenienti da mezzo mondo.
Molti “dealers ” ieri, prima di entrare in fabbrica, sono passati attraverso il blocco creato dagli “antagonisti” napoletani, una strozzatura che ha rallentato l’afflusso degli addetti che dovevano garantire le produzioni del secondo turno. E’stato a ogni modo un appuntamento importante quello della convention dei concessionari. Durante la manifestazione commerciale, presieduta dal top manager Alfredo Altavilla, l’azienda ha mostrato i nuovi modelli che saranno prodotti dal comparto automobilistico italiano. Tra questi c’erano le nuove missioni produttive di Melfi e Cassino, la 500 x, la nuova Jeep e il nuovo suv Fiat, e poi la 500 assetto corsa e le Alfa Romeo Giulietta Quadrifoglio Verde e 4 C.
Ha destato curiosità anche una nuova versione ristilizzata della Panda. La convention dei concessionari proseguirà fino a oggi pomeriggio. L’evento comunque non è stato intaccato più di tanto dalla protesta. I manifestanti hanno gridato dal megafono contro la Fiat. Hanno chiesto lavoro. Ci sono divisioni, però. Quando i Cobas hanno steso lo striscione anti Marchionne, chiudendo quasi del tutto l’accesso allo stabilimento dal ponte della superstrada, i militanti dello Slai Cobas, il sindacato degli autorganizzati che già alcune ore prima avevano formato un presidio sul cavalcavia, hanno deciso di andare via. Cosa che avevano già fatto alcuni attivisti della Fiom.
“Bisogna conquistare il consenso di chi sta lavorando in fabbrica: così non si va da nessuna parte”, la critica di Vittorio Granillo, leader campano dello Slai. Intanto i Cobas, alcune decine, hanno cercato di bloccare le auto e un pullman diretti allo stabilimento, ma sono stati fermati dalle forze dell’ordine, che hanno creato un varco per consentire il deflusso del traffico veicolare. Alla fine nessun incidente grazie alla mediazione del vicequestore Pietropaolo Auriemma, dirigente del commissariato di Acerra, e dei funzionari della Digos di Napoli.

