Intervista a Carmen Abbazia, l’attivista dei metalmeccanici Cgil che ieri è rientrata in fabbrica, a Pomigliano, dopo tre anni di cassa integrazione.
40 anni, divorziata, tre figli a carico e un nipotino, anche lui a carico. Carmen Abbazia è già nonna e ha sempre avuto una vita in salita. Sofferenze che non le hanno impedito di militare attivamente nella sinistra politica e sindacale. Problemi che l’hanno spinta a scendere in piazza al fianco della Fiom e del suo partito, il Pd, ogni volta che serviva. Ieri Carmen è tornata dopo tre anni di esilio in cassa integrazione nella fabbrica plasmata dal Marchionne pensiero.
Com’è andata?
“Ho trovato un’atmosfera normale, una volta dentro mi sono imbattuta in un gruppo formato da una quindicina di amici e compagni. Tutte persone che non rientravano da anni nello stabilimento”.
Tra loro c’era qualche altro operai iscritto alla Fiom?
“Sì, ce n’erano due”.
In programma c’erano le visite mediche?
“Si. C’erano i vecchi medici di una volta. Mi hanno tirato il sangue, mi hanno fatto l’esame audiometrico, quello tossicologico. Alla fine mi hanno detto che mi richiameranno per il corso di formazione. Poi sono andata a prendere il caffè presso la postazione bar che si trova davanti al reparto carrozzeria. Lì molte persone mi hanno salutata. Nessuno ha manifestato astio nei miei riguardi. Sono contenta. Non ho trovato un’atmosfera cupa, ostile”.




