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Fiat, la Panda va. Il sindacato: “più occupazione a Pomigliano”

Nella fabbrica partenopea la produzione della nuova utilitaria è aumentata del 25 per cento in pochi mesi. Domani confronto tra azienda e sindacati, che chiedono al Lingotto di risolvere il problema dei cassintegrati.

La produzione aumenta ma l’occupazione resta impantanata nella palude della cassa integrazione. Intanto domattina, alle 9 e 30, importante incontro nella Fiat di Pomigliano tra azienda e sindacati. Sul tavolo del confronto finirà la richiesta di avvio del terzo turno notturno nella fabbrica della nuova Panda o, in alternativa, l’ingresso nelle linee di produzione di un numero di cassintegrati adeguato al trend positivo che sta facendo registrare la produzione della nuova utilitaria. Il turno notturno è previsto dall’accordo Panda siglato quasi tre anni fa, nel giugno del 2010. Ma non è stato mai avviato a causa della crisi di mercato, fattore che ha determinato la cassa integrazione a zero ore per 1400 addetti.

Intanto la produzione giornaliera dell’utilitaria made in Pomigliano ha superato le 800 vetture. Crescenzo Auriemma, della segreteria regionale Uilm, parla di “ una cadenza media di 805 Panda prodotte al giorno ”. “ Per cui – spiega il sindacalista – invece di farci proporre dall’azienda lo straordinario saremo noi del sindacato a proporre il terzo turno, peraltro prima che la Fiat decida da sola, avendo noi percepito qualcosa in questo senso ”. L’incontro con la direzione aziendale di Pomigliano è stato chiesto venerdi dalla rsa di stabilimento. E la Fiat ha convocato i delegati di Fim, Uilm, Fismic e Uglm a stretto giro di posta.

Nel comunicato trasmesso al direttore della grande fabbrica, Giuseppe Figliuolo, i rappresentati sindacali aziendali scrivono che “ la rsa valuta positivamente i risultati ottenuti dalla Panda, vettura regina del suo segmento, nonostante la forte crisi di mercato dell’auto in Europa ” e che “ con l’aumento delle produzioni sarebbe opportuno adeguare gli organici con un nuovo afflusso di lavoratori nell’area A ”, che è l’area identificata nell’accordo del 7 febbraio per le produzioni dirette, cioè la verniciatura e l’assemblaggio. Accordo che però stabilisce che sia nell’area A che nella B ( stampaggio ) possono accedere solo addetti con almeno sei mesi di esperienza in queste tipologie produttive.

Un criterio vincolante che però non è applicato nell’aera C, distante dalla catena di montaggio, dove si svolgono altre attività non manifatturiere e dove sono stati concentrati 1971 dei 4515 dipendenti di Pomigliano, 1390 dei quali sono sottoposti da anni a un esasperante regime di cassa a zero ore. Per questa fetta di lavoratori in cig è stato previsto un programma di rotazione già avviato dal primo aprile. Al programma sono interessati 650 cassintegrati ognuno dei quali può essere impiegato per un massimo di cinque settimane di lavoro, fino al 31 luglio.

L’altro giorno però, in un messaggio, Fernando Uliano, della segreteria nazionale Fim-Cisl, è stato insistente: “ Fiat deve richiamare al lavoro il maggior numero possibile di dipendenti che attualmente sono in cassa integrazione. E’ assolutamente importante corrispondere con un aumento occupazionale quanto già definito dall’accordo per cassa sottoscritto nel mese di febbraio ”. Una richiesta più che legittima ma che dovrà fare i conti con la linea finora adottata dall’azienda, che punta a creare occupazione esclusivamente in base a un proporzionale numero di ordini. Una problematica puramente tecnico-matematica e che quindi potrà evidentemente essere risolta solo dagli ingegneri della Fiat di Pomigliano.

“Ma se l’atteggiamento di fondo da mantenere sarà quello della concertazione costruttiva – l’invito di Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic – sono convinto che anche in questo caso sarà possibile portare a casa risultati positivi per i lavoratori, pur nella consapevolezza che il mercato è quello che è e che la crisi morde ancora”.

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