Si moltiplicano i timori sulle vendite dell’utilitaria made in Pomigliano. Cassintegrati oltre l’esasperazione e metalmeccanici della Cgil a convegno nella città delle fabbriche, venerdì 4 ottobre.
Quale futuro dopo la Panda? L’interrogativo sta serpeggiando tra i 6000 addetti della Fiat di Pomigliano e del suo indotto. Una domanda che ha spinto la Fiom a organizzare un’assemblea a Pomigliano.
L’evento è previsto per la mattina di venerdì 4 ottobre, nella torre dell’Orologio. Ci s’interroga sul futuro della grande fabbrica a due anni dal lancio della Panda. Tra dieci giorni la Fiat di Pomigliano si bloccherà del tutto: stop in cig per tutti i circa 3200 addetti in attività, nella settimana dal 7 al 13 ottobre. La domanda interna ha fatto registrare un ulteriore calo. Da qui il fermo produttivo attraverso l’utilizzo della cassa. Cifre da brivido. In questa fase si trovano a zero ore 1300 dipendenti di Pomigliano.
Stessa sorte per i 316 operai del reparto logistico-smistamento merci di Nola, trasferiti dalla fabbrica cinque anni fa, e per i 720 addetti della Fiat-Magneti Marelli di Poggioreale, l’impianto di componenti ex Ergom che ha prodotto fino a quando l’azienda ha deciso di eliminare, nel 2010, la realizzazione delle vetture Alfa Romeo.
Tensione che sale mentre il tempo stringe. Il 31 marzo del prossimo anno scadrà il provvedimento di cassa integrazione straordinaria voluto all’inizio di questa primavera, con il placet della Regione e dei sindacati firmatari dell’accordo Panda, per non rischiare il licenziamento dei 1300 addetti di Pomigliano, a zero ore da anni. Stessa decisione è stata presa, a luglio, per i 720 operai di Poggioreale e per i 316 di Nola, anch’essi per la stragrande maggioranza a zero ore e coperti dall’ammortizzatore sociale fino alla prossima estate.
“Il governo deve intervenire per costringere la Fiat a confrontarsi anche con la Fiom – l’appello di Aniello Niglio, del direttivo regionale Fiom – ormai è chiaro che la produzione Panda non potrà garantire il rientro di tutti i dipendenti di Pomigliano e dell’indotto. E si teme per il presente degli stessi 3000 in attività. Rivendichiamo lo strumento dei contratti di solidarietà e l’avvio di un nuovo modello, aggiuntivo, di vettura”.

