Partono da Pomigliano le novità italiane in materia sindacale. Qui ieri Fim, Uilm e Fismic hanno comunicato ufficialmente ai metalmeccanici della Cgil che non potranno partecipare alle elezioni dei rappresentati aziendali dei lavoratori.
La Fiom non potrà partecipare alle prime elezioni dei delegati dei lavoratori Fiat nell’era della gestione Marchionne e del nuovo contratto specifico aziendale, il cosiddetto contratto dell’auto, slegato dalla contrattazione nazionale e dal rapporto tra Confindustria e sindacati. Lo hanno comunicato ieri ai metalmeccanici della Cgil le organizzazioni di categoria firmatarie del contratto dell’auto, Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm e Acqf. L’ esclusione dalla consultazione elettorale di fabbrica è stata trasmessa dalla commissione elettorale dello stabilimento di Pomigliano, cioè proprio da dove scaturirono, nel giugno del 2010, l’accordo Panda e, nel dicembre successivo, il conseguente contratto di gruppo.
I sindacati firmatari hanno sostanzialmente motivato il siluramento della Fiom riferendosi al fatto che il testo unico sulla rappresentanza sindacale, firmato l’anno scorso da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria, non può regolare il voto all’interno di aziende che a quel testo non possono fare riferimento in quanto, ed è il caso della Fiat, non aderenti a Confindustria. “Questa elezione – aggiungono i sindacati firmatari nel messaggio inviato alla Fiom – è riservata quindi alle organizzazioni che hanno sottoscritto il contratto specifico Fiat del 29 dicembre del 2010 “. Nella nota i firmatari specificano di ” aver rinunciato alla facoltà di nominare le proprie rsa ai sensi dell’articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori ricorrendo al meccanismo di consultazione definito dall’accordo raggiunto tra Fim, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcf il 13 dicembre del 2011, accordo allegato al contratto Fiat stesso, ma non sottoscritto dalla Fiom “.
Allegato evidentemente concepito dopo la sentenza del tribunale di Torino ( settembre 2011 ) che ha dato ragione alla Fiom sul fronte del riconoscimento delle agibilità sindacali. Quindi il rafforzamento dell’allegato 6 che regola le elezioni di fabbrica nel contratto dell’auto, un accordo voluto dai firmatari per consolidare il concetto della rappresentatività sindacale da conferire alle sole organizzazioni sottoscrittrici di contratto. Un atteggiamento, questo dei sindacati sottoscrittori dei patti separati con l’azienda, che però è stato sconfessato dalla sentenza della Corte Costituzionale del luglio del 2013, sentenza che ha cancellato l’articolo 19 dello Statuto, norma che consentiva alle sole organizzazioni firmatarie di contratto di poter rappresentare i lavoratori nel confronto con le aziende.
“Ci aspettavamo – replica intanto Franco Percuoco, della Fiom di Napoli – che fosse accolto il nostro invito al voto libero e democratico. A ogni modo – il rammarico della Fiom – prendiamo atto che ciò non è avvenuto anche perchè questo è il frutto della divisione nel sindacato, una divisione che non fa altro che indebolire la forza dei lavoratori quando proprio oggi ci sarebbe bisogno del contrario, anche a fronte dell’imminente jobs act “.

