Le proteste contro i sabati lavorativi: stamane i Cobas del Comitato di lotta cassintegrati e licenziati tenteranno di bloccare la fabbrica. Ma polizia e carabinieri hanno schierato quattrocento uomini per garantire le attività della Panda.
Il secondo sabato lavorativo programmato per stamane alla Fiat: alta tensione davanti ai cancelli della fabbrica, confronto tra le forze dell’ordine e gli operai del Comitato di Lotta cassintegrati e licenziati, appoggiati dai giovani delle università e dei centri sociali. Manifestanti che si sono presentati all’alba indossando caschi antiurto e impugnando scudi di cartone su cui è stata attaccata la foto del mezzobusto di Marchionne e la scritta provocatoria “adesso picchiate anche lui”. Nei luoghi della protesta c’era anche Maurizio Landini, giunto sul posto a volantinare di persona le ragioni del no alle scelte della Fiat. Rivendicazioni per la piena occupazione che si scontrano con le ragioni di un mercato sempre più avaro.
L’ennesima manifestazione contro il sabato di recupero congiunturale, non pagato come straordinario, è stata preceduta dalla manifestazione nazionale per il lavoro, la notte bianca ( canti, balli e discussioni all’aperto ) voluta dalla Fiom e pubblicizzata in settimana dal suo segretario generale. Per quanto riguarda Landini e i suoi l’intento è di convincere i lavoratori a partecipare al presidio dello sciopero proclamato “contro il sabato lavorativo e per il contratto di solidarietà”. La Fiom non parla di picchetti ma di volantinaggio agli ingressi da parte degli iscritti e dei simpatizzanti dei metalmeccanici Cgil.
“ Ovviamente speriamo che non accada ciò che è accaduto l’ultima volta, quando cioè le forze dell’ordine ci hanno fisicamente impedito anche soltanto di parlare ai lavoratori che dovevano entrare, obbligandoli ad accelerare l’ingresso in fabbrica”, ha avvertito Landini. Mobilitata la comunità parrocchiale di don Peppino Gambardella, parroco della chiesa madre di Pomigliano. Alla notte bianca hanno aderito una delegazione del Movimento Cinque Stelle di Pomigliano e alcuni parlamentari di Sel, con Gennaro Migliore, Ciccio Ferrara, Peppe De Cristofaro e Giovanni Barozzino, operaio della Fiat di Melfi, licenziato dall’azienda e poi reintegrato dal tribunale ma mai più rientrato sulla catena di montaggio.
Ci sono però divisioni. Ieri i Cobas del Comitato di lotta cassintegrati ( sono 1373 a Pomigliano, 720 alla Marelli di Poggioreale e 303 al Wcl di Nola ) hanno affisso un manifesto molto polemico verso la Fiom circa il recente accordo interconfederale Cgil-Cisl-Uil. E ad alimentare le tensioni è stata anche una lettera di Oreste Scalzone, storico fondatore di Potere Operaio e di Autonomia Operaia, che da Parigi ha diffuso nel web una lettera al curaro il cui contenuto punta sull’amministratore delegato della Fiat e il cui titolo si commenta da solo: “L’infame Marchionne: un funzionario del capitale con surplus di particolare infamia”.
Il Lingotto è in stato di massima allerta da ore. Nel pomeriggio di ieri l’azienda ha scritto di “ gravissime eventuali nuove azioni intimidatorie ”. “Gli incidenti del 15 – aggiunge la Fiat – fanno pensare a nuove azioni che potrebbero essere la fotocopia di quelle della scorsa settimana. Sarebbe quindi gravissimo e antidemocratico se si cercasse ancora di impedire alle persone di esercitare il loro diritto al lavoro”.
(fonte foto: rete internet)





