Facebook compie 10 anni. Inizialmente era un piccolo network per studenti dei college statunitensi. Oggi costituisce uno dei principali canali di comunicazione. Gli italiani che si collegano a Facebook almeno una volta al giorno sono ben 17 milioni.
Termini come facebook, hashtag, post, sono ormai entrati a far parte del nostro linguaggio quotidiano. Anche persone di spicco, politici, artisti, uomini di cultura hanno provveduto prontamente a "costruirsi" il loro profilo facebook e Papa Bergoglio ha addirittura diffuso su twitter alcune delle sue comunicazioni più importanti e sempre sullo stesso social network ha espresso opinioni e punti di vista sulle tematiche più disparate. Insomma per dirla con Bergoglio i social network sono diventati il nostro pane quotidiano! Tali strumenti, quali twitter o il più noto facebook, rappresentano un aggregatore di persone che cercano e vogliono mantenere contatti con vecchi e nuovi amici.
La parola d’ordine di questi sistemi di comunicazione è la condivisione: si condividono foto, pensieri, opinioni, momenti della propria vita e nel farlo si rende partecipi di tutto ciò i propri amici (amici virtuali, s’intende!). Purtroppo però, accanto alle caratteristiche positive di visibilità, congregazione, condivisione, recupero di vecchie conoscenze ed amicizie e nascita di nuove, sono comparse anche delle note assai negative, fino ad arrivare a casi di dipendenza. In inglese vengono definite "Social Network addiction" e "Friendship addiction" e si manifestano con la necessità di stare collegati per un numero molto elevato di ore e nell’aggiornare continuamente i contenuti personali della propria pagina per raggiungere una sensazione di appagamento.
Il risultato è che i soggetti possono sviluppare veri e propri sintomi di astinenza cioè la sperimentazione di intensi disagi psico-fisici nel caso non ci si colleghi per un certo periodo di tempo; ed infine possono sperimentare in misura sempre maggiore pensieri fissi e forti impulsi verso come e quando connettersi. Una delle conseguenze deleterie di questo tipo di dipendenza è la perdita delle relazioni interpersonali, la modificazione dell’umore (ansia, depressione, isolamento sociale e impulsività), e la tendenza a sostituire il mondo e gli amici reali con quelli virtuali. Ovviamente si tratta di un mondo illusorio. Si è convinti di stare collegati con 100, 200 persone contemporaneamente, e di poterlo fare tranquillamente da casa propria o addirittura con un semplice "click" dal proprio smartphone, e invece la realtà dei fatti è che non si è veramente con nessuno di loro. Come dire, si è apparentemente con tutti ma non si è realmente con nessuno!
La pervasività di Facebook nella nostra quotidianità ha inevitabilmente portato le scienze psicologiche a occuparsene al punto che presso la University di Bergen è in corso il progetto di ricerca Facebook Addiction. Dai dati emerge come la dipendenza da Facebook si verifichi maggiormente negli utenti più giovani, di sesso maschile; sembrerebbe inoltre che le persone che presentino punteggi maggiori di ansia utilizzino Facebook per più tempo rispetto a individui con minori punteggi in questo caratteristica. Sarebbero invece meno a rischio di dipendenza da Facebook le persone più organizzate e più ambiziose che tendono ad utilizzare il social network come parte integrante nel loro lavoro in termini di networking.
In definitiva, il web 2.0 ha senso dubbio velocizzato e semplificato in modo sorprendente le nostre possibilità di comunicare e condividere istantaneamente contenuti e informazioni ma questo non vuole dire che debba sostituirsi al contatto umano perché nessun mezzo di comunicazione al mondo può mai eguagliare e sostituire pienamente la relazione che si crea tra due persone quando si incontrano i loro sguardi.
(Fonte foto: rete internet)






