Gabriele Salvatores racconta la storia di un gruppo di giovani amici addestrati al crimine in una comunità tradizionale dell’Unione Sovietica. Dal romanzo omonimo di Nicolai Lilin.
In un villaggio della Transnistria sovietica vive la comunità dei Siberiani, uomini abituati sin da piccoli al crimine da un’educazione dura con regole precise. Gli avversari sono i potenti, l’esercito e le “forze” armate nelle varie declinazioni; i Siberiani sono spietati con chi trasgredisce le regole di una convivenza corretta e, a suo modo, pulita: niente droghe, niente arricchimento facile, il denaro è uno strumento vile, mai il fine ultimo.
Kolima e Gagarin sono due ragazzini educati da un anziano capo del villaggio. Kolima è serioso e attento, mai sopra le righe, accetta il mondo tramandato dal vecchio nonno e sviluppa una passione per i tatuaggi, arte amata dai Siberiani come veicolo di narrazione della storia personale di ogni uomo. Gagarin è più turbolento, spesso vittima di eccessi di violenza e meno attaccato alla comunità di appartenenza. Dopo una lunga esperienza in prigione, Gagarin torna al villaggio. Nel frattempo la Storia ha cambiato il mondo; l’Unione Sovietica non esiste più, ma nel caos dei primi anni Novanta i Siberiani cercano di mantenere il proprio stile di vita e i propri avversari, che sono sempre quelli di prima, solo con divise diverse e con più soldi, in una Russia dove le opportunità economiche per chi ha pochi scrupoli non mancano.
Gagarin subisce il fascino del “nuovo mondo”, dei grattacieli che sorgono come funghi, dei soldi e del potere che ne deriva; Kolima invece è rimasto il ragazzo integro di un tempo, solido nella sua educazione criminale ma disciplinata. I due ritornano ad essere amici e a fare affari insieme, ma i caratteri ormai irrimediabilmente diversi e l’arrivo di una ragazza (Xenja) cambieranno il destino di entrambi. Con Educazione siberiana Salvadores si mette alla prova con un soggetto non facile. Il film è tratto dall’omonimo romanzo culto di Nicolai Lilin (2009). Le difficoltà della trasposizione non stanno nel successo planetario dell’opera – e dagli scomodi e spesso inappropriati raffronti che seguono in questi casi – quanto nella natura del testo.
Il libro di Lilin ha affascinato i lettori per la descrizione potente dei luoghi e di una comunità, un universo particolare con le sue regole, la sua storia e la sua geografia, tutte vissute in prima persona dallo scrittore (che ha origini siberiane e ha vissuto in Transnistria fino a 18 anni). Educazione siberiana (il libro) è un racconto con coordinate spazio-temporali chiare e fondamentali per apprezzarne il contenuto. In questo si trova la principale differenza tra le due opere. Salvatores – per scelta, per necessità, per superficialità, difficile dirlo – gira un film del genere “racconti criminali”, anche efficace, che aleggia però a mezza altezza lasciando la cornice storica e il tratto culturale sullo sfondo.
Non è una critica da ultrà del romanzo di Lilin. Chi si aspetta trasposizioni cinematografiche fedeli al testo scritto rimane spesso deluso e inoltre dimentica che un film deve essere in grado prima di tutto di stare in piedi da solo, magari anche rileggendo in modo originale il libro di partenza. Nessun obbligo di “copiare” il romanzo, dunque. Ma la sensazione è che, privato dell’ampia e ragionata riflessione etnografica, il film di Salvatores finisce per essere una gradevole storia alla quale mancano dei guizzi.
Educazione siberiana (il film) si concentra così soprattutto sul complicato rapporto d’amicizia tra i due protagonisti, sul personaggio femminile di Xenja e sull’accurata descrizione di un’adolescenza e una gioventù votate al crimine. Gli squarci “particolari” (siberiani, russi) sono affidati quasi esclusivamente alle parole del nonno di John Malkovich, mentre il passaggio dall’era sovietica alla nuova Russia nasce e muore nell’arco di un’unica sequenza. Il risultato finale è comunque un film potente, affievolito dall’impressione che con una ricostruzione più credibile dello scenario storico e culturale, Salvatores avrebbe potuto dare alla sua opera una dimensione diversa, migliore.
Regia di Gabriele Salvatores, con Arnas Fedaravicius, Vilius Tumalavicius, Eleanor Tomlinson, Jonas Trukanas, Vitalji Porsnev, Peter Stormare, John Malkovich
Genere: drammatico
Durata: 110 minuti
Uscita nelle sale: 28 febbraio 2013
Voto 6,5/10





