Giovedì Santo il Papa celebrerà la Messa all’Istituto Penale per Minori di Casal del Marmo a Roma. Un altro “segno” che papa Francesco sta continuamente dando alla “sua” chiesa e al mondo intero. C’era davvero bisogno, oggi, di un papa così.
Nel giorno del Giovedì Santo il Papa Francesco celebrerà la Messa all’Istituto Penale per Minori di Casal del Marmo a Roma. E’, questo, solo l’ultimo “segno” che papa Francesco sta continuamente dando alla “sua” chiesa e al mondo intero. C’era davvero bisogno, oggi, di un papa così.
Omelia bellissima, fuori dagli schemi, quella che tutti abbiamo sentito e apprezzato con entusiasmo, alla Messa di S. Giuseppe, inizio del suo ministero petrino. «Non dobbiamo avere paura della bontà, anzi neanche della tenerezza». Lo ha ripetuto due volte papa Francesco sottolineando come «il prendersi cura, il custodire chiede bontà, chiede di essere vissuto con tenerezza».
Riflettendo sulla vocazione dello Sposo della Vergine, custode di Maria, di Gesù e della Chiesa, ha invitato tutti a «non avere paura della tenerezza» e a «custodire» ciò che Dio ha donato: il creato, ogni uomo e ogni donna.
E in particolare rivolgendosi a chi occupa un ruolo di responsabilità civile papa Francesco ha scelto parole semplici e di uso quotidiano, parole simili per certi versi a quelle che tanto hanno scaldato i cuori dei fedeli: «Vorrei chiedere, per favore, a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà: siamo “custodi” della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dell’altro, dell’ambiente; non lasciamo che segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo! Ma per “custodire” dobbiamo anche avere cura di noi stessi! Ricordiamo che l’odio, l’invidia, la superbia sporcano la vita».
«Una Chiesa povera e per i poveri», disse il papa ai giornalisti. E, riprendendo questo concetto, ha continuato la sua omelia dicendo: «Non dimentichiamo mai che il vero potere è il servizio e che anche il Papa per esercitare il potere deve entrare sempre più in quel servizio che ha il suo vertice luminoso sulla Croce». È questo il cuore del messaggio che il nuovo Vescovo di Roma, Francesco, ha consegnato alla Chiesa universale. Anche il Papa, ha affermato, «deve guardare al servizio umile, concreto, ricco di fede, di san Giuseppe e come lui aprire le braccia per custodire tutto il Popolo di Dio e accogliere con affetto e tenerezza l’intera umanità, specie i più poveri, i più deboli, i più piccoli, quelli che Matteo descrive nel giudizio finale sulla carità: chi ha fame, sete, è straniero, nudo, malato, in carcere».
Prima della Messa papa Francesco, girando sulla jeep, ha ricevuto l’“abbraccio” caloroso dei fedeli ed è anche voluto scendere dalla jeep, in due occasioni: la prima per andare incontro a un paraplegico per confortarlo e la seconda per accarezzare dei bambini. Nei dibattiti e sui giornali, dai divani frivoli dei talk show o sulle poltrone di opinionisti competenti: ovunque, dalla fumata bianca che mercoledì sera ci ha donato questo splendido Papa, è tutto un fiorire di elogi, corali, univoci, trasversali. Con i segni, straordinari, che ha saputo dare fin dalla sua prima apparizione, Francesco sembra aver messo d’accordo tutti, credenti e atei, potenti e umili, destra e sinistra. In lui ognuno ha riconosciuto le fondamenta solide da cui ripartire.
Tutti sono soddisfatti nel citare i suoi inviti al vivere con poco e al nutrirsi dell’essenziale, ma anche rapidi nel puntare il dito verso questa o quella categoria alla quale il monito sarebbe diretto: i cardinali, i preti, i politici, i vicini di casa e di scrivania, insomma, gli "altri". Capiremo prima o poi che gli altri siamo noi (come diceva una canzone)? E, poi, perché stupirsi se un Papa, il vicario di Cristo in terra, predica e vive l’umiltà? Non era proprio Cristo a inginocchiarsi per lavare i piedi e a sedersi con prostitute e pubblicani? Non diceva agli ultimi che erano i primi, e ai primi gli ultimi, rovesciando il mondo? Perché stupirsi se un Papa raccomanda ai confessori misericordia per le anime?
In una parola, solo se non lasceremo solo il papa a testimoniare l’esperienza di Francesco, tutta la chiesa potrà evangelizzare. E’ questa la chiesa che “sogna” papa Francesco: un chiesa conciliare, collegiale, popolo di Dio e non solo vaticano o gerarchia. Dobbiamo tutti “camminare, edificare, confessare” , con lui. Perché l’immagine ce la dà Cristo ma la somiglianza la facciamo noi, con i nostri comportamenti. E’ questa la mia speranza, una volta cessata questa “emozione di massa”. Ma l’emotività non ha mai cambiato il mondo.
(Fonte foto: Rete Internet)




