Le elezioni a Napoli non riguardano solo il capoluogo ma anche la sua provincia, che preme come una corona di spine. Però, nessuno ragiona in termini di area vasta. Il ruolo mancato della stampa. Di Amato Lamberti
Mentre in Italia si continua a discutere di riforma della giustizia attraverso una modifica della Costituzione, sembra passare sotto silenzio il fatto che a maggio si voterà per il rinnovo di molti Consigli Comunali e questa sarà indubbiamente la verifica della tenuta della coalizione di Governo e del consenso che ancora riscuote il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
Il gioco della maggioranza variabile in Parlamento sembra oscurare completamente ciò che sta avvenendo nel Paese, dove l’insofferenza verso un Governo incapace di affrontare i problemi veri della Nazione, a partire dalla disoccupazione che cresce e dall’economia che ristagna. I segnali di insofferenza sono tanti e non solo quelli legati alle manifestazioni popolari che si susseguono. Il segnale forse più importante del clima di sfiducia nella ripresa economica del Paese mi sembra quello della fuga dei giovani dal Mezzogiorno verso l’Europa e verso gli Stati Uniti. Non si cerca neppure più l’occupazione nelle regioni del Sud; ci si rivolge direttamente al mercato europeo e a quello americano sia per chi intende specializzarsi, sia per chi intende cercare una collocazione lavorativa adeguata alle sue aspettative.
Questo dovrebbe essere il tema centrale del dibattito politico, a livello nazionale come a livello locale, specialmente là dove si rinnovano Sindaci e amministrazioni comunali, perché in un clima di sfiducia diventa difficile anche la gestione dell’ordinario. In una realtà segnata dall’incertezza del futuro non si possono fare progetti di vita e nemmeno programmi di investimento di risorse economiche e intellettuali. Prendiamo il caso di Napoli.
Dopo un lungo, almeno dieci anni, periodo di crisi, nel quale sono aumentati tutti gli indicatori negativi, da quello dell’occupazione a quello della qualità della vita e dell’insicurezza individuale e collettiva, ci si sarebbe aspettato uno scatto di responsabilità da parte dei partiti nella direzione di un programma forte di rilancio sul piano economico ed occupazionale, oltre che su quello della sicurezza e di una diversa qualità della vita, anche attraverso la scelta di candidati Sindaco che incarnassero questa volontà di rinnovamento e di rilancio della città e della sua immagine. Così non è stato e ne pagheranno le conseguenze sia la città che la provincia e l’intera regione.
In particolare, ne pagherà le conseguenze la provincia perché Napoli, nel bene e nel male, è l’attrattore attorno al quale ruota l’economia della provincia e la stessa organizzazione della vita dei cittadini della città e del suo enorme e disgregato hinterland.
In un contesto normale, il Sindaco di Napoli dovrebbe farsi carico anche della riqualificazione del territorio che lo circonda e lo preme, come una corona di spine, e della razionalizzazione dei servizi, a partire dalla mobilità per finire ai rifiuti, alle scuole, alla sanità, alle strutture per la cultura, ai centri di aggregazione per i giovani, alle aree di sviluppo industriale, alle strutture di accoglienza per i Rom e per gli immigrati. Senza questi interventi sul territorio circostante la città nessun Sindaco è in grado di gestire gli stessi problemi interni alla città, come dimostrano i livelli di inquinamento atmosferico e l’ingestibilità del traffico automobilistico.
Ma né in città, né in provincia, i politici, gli amministratori, e gli stessi cittadini, anche quelli più avvertiti, sembrano rendersi conto del problema di dovere per forza ragionare in termini di area vasta se si vogliono affrontare e risolvere i problemi, anche attraverso una intelligente distribuzione sul territorio delle diverse funzioni a servizio dei cittadini. Personalmente resto sempre meravigliato del ruolo mancato della stampa e degli altri organi di informazione locali rispetto ai problemi di assetto del territorio e di razionalizzazione della distribuzione dei servizi. L’attenzione esasperata alla cronaca nera, bianca o rosa che sia, non aiuta certo nel lavoro di formazione dell’opinione pubblica che dovrebbe essere lo specifico degli organi di informazione.
Una volta si parlava di “quarto potere” proprio per indicare la capacità dell’informazione nell’orientare i cittadini, ma anche le amministrazioni pubbliche e la politica, nella direzione di ciò che era necessario per lo sviluppo ordinato di una comunità. Oggi, stampa e organi di informazione, anche in un momento cruciale qual è quello dell’elezione del nuovo Sindaco di Napoli, si limitano a registrare le dichiarazioni d’intenti dei candidati senza neppure sottoporgli l’agenda dei problemi che sono sul tappeto e pretendere non solo una risposta ma una proposta “cantierabile”, corredata cioè da strumenti e mezzi per attuarla.
Il risultato sarà ancora una volta uno scontro “politico” dove alla fine si misurerà solo la tenuta di questa o quella coalizione politica. Con buona pace per la città. Napoli, e tutta la sua provincia, come diceva Francesco Saverio Nitti agli inizi del ‘900, continueranno a morire lentamente sulle sponde del Tirreno.







