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Dalle Terre di Gomorra alle Terre di Riscatto. Ciro Corona scrive a Roberto Saviano

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Un documento da condividere per poter diffondere un dibattito importante: Quali danni creano gli stereotipi? Napoli è davvero Gomorra o i mezzi di comunicazione stanno proponendo un ritratto esasperato della città?

Ciro lavora. Ciro chiacchiere non ne fa. Ciro Corona gestisce il Fondo Rustico Amato Lamberti, bene confiscato alla camorra, e sa bene che la terra è un bene prezioso che va fatto fruttare. Ciro è semplicemente un ragazzo che non parla contro la criminalità organizzata ma la demolisce con il lavoro, con l’impegno concreto, senza fanatismi, condividendo quanto è possibile condividere, con il solo scopo di incrementare quel processo di crescita di cui hanno bisogno tanti ragazzi del suo quartiere.

Questa rubrica che più volte si è occupata dei danni prodotti dagli stereotipi, intende sostenere un tema importante: è fondamentale parlare dei problemi di questo territorio ma è indispensabile parlare anche di ciò che di buono c’è. Sono interessanti le parole di Nino D’Angelo rilasciate a "La Zanzara" di Radio 24, il cantante parlando di Roberto Saviano, dice: "Ora dovrebbe raccontare qualcosa di positivo. Dovrebbe scrivere Sgomorra, a Napoli ci sono tante cose belle. Gomorra ha fatto una bella campagna contro il sistema, Saviano è stato straordinario. Ma dopo tanti anni dovrebbe scrivere anche un romanzo o qualcosa che parli delle cose belle di Napoli.

Comunque di persone come Saviano ce ne vogliono miliardi". Infatti, sia chiaro, qui nessuno attacca Saviano, qui si vuole esclusivamente riflettere sulla necessità di mettere in luce tutto, il male ma anche il bene fatto e il bene che si potrà ancora fare. Va fatto per incrementare non solo la speranza ma per incentivare l’impegno di tanti che quotidianamente si adoperano per il benessere comune. E’ proprio questo il senso della lettera scritta da Ciro Corona indirizzata a Roberto Saviano. Una lettura importante che apre le porte a critiche, considerazioni, polemiche ma soprattutto apre le porte alla riflessione su quanto ancora c’è da fare per restituire la dignità lesa di molti napoletani e costruire una sempre più nuova identità collettiva fatta di rispetto e senso di responsabilità:

Caro Roberto,
mi ritrovo a riscriverti a distanza di un anno con la consapevolezza che nemmeno questa volta raccoglierai l’appello ne’ ci sarà mai risposta. Negli ultimi giorni ci si ritrova in una nuova "faida del bene", dove chi dovrebbe essere garante di una "rete", di un lavoro di squadra, sembra essere schierato in trincea pronto ad aprire il fuoco sull’altro. Sembra, ma sappiamo che non è così. Allora facciamo un po’ di chiarezza.

Con l’arrivo della fiction Gomorra il quartiere Scampia è ritornato sotto i riflettori mondiali per essere il territorio dove per 30 anni la camorra ha dettato legge in modo incondizionato. Denunciare lo strapotere e l’onnipotenza della camorra è cosa giusta, utile e soprattutto è un dovere, ce lo si aspetta da te e ci si aspetta la conseguente denuncia dell’abbandono istituzionale che ne consegue (anche se non sempre quest’ultima denuncia ti diventa conseguenziale).

Cosa ha allora da contestare Scampia (e Napoli) ad un atto così doveroso e nobile?
Siamo sempre stati convinti che i territori li conosce chi li vive (attenzione, non chi ci vive, son due cose diverse) e se dal territorio arrivano messaggi contrastanti a quanto si denuncia, due son le strade: o ci son 80 mila omertosi e collusi a Scampia o forse bisogna ascoltare le idee divergenti.
Scampia non è più terra ostaggio di camorra, facciamo solo qualche esempio per rendere l’idea:
– delle 25 piazze di spaccio di droga presenti sul territorio oggi ce ne sono 2 (basta chiedere al commissariato di zona);

– non si spaccia più alla luce del sole blindando i cancelli dei palazzi ma si vende come in ogni piazza di spaccio d’Italia, nascosti o per corrispondenza (basta farsi un giro per il quartiere);
– non ci sono più "stanze del buco" e laddove barcollavano i tossicodipendenti oggi ci sono aiuole con giostrine per bambini (si può chiedere alle forze dell’ordine, alle associazioni che ci lavorano o ai rappresentanti della Municipalità);
– da un numero di zero denunce si è passati alla media di 9 denunce al mese contro l’abusivismo edilizio, animali in cattività o tentata apertura di piazze di spaccio (si può chiedere al Commissariato di zona o allo Sportello Anticamorra);

– si gestisce, rendendo produttivo, il primo bene agricolo confiscato alla camorra con l’inserimento lavorativo di minori dell’area penale (Basta chiedere ai servizi sociali competenti);
– è in fase di apertura l’università: Facoltà di medicina dell’Università Federico II di Napoli;
– La dispersione scolastica è calata tanto da portare Scampia non più al 1° posto ma al 3° o 4° posto nella "classifica" come quartiere col più alto tasso di abbandono ed evasione scolastica d’Europa (dati di 2 o 3 anni fa, tu sari più bravo di me con le ricerche).

Questo significa che la camorra non c’è più? Assolutamente no. Semplicemente oggi si è ridotta a bande criminali sul Quartiere e quella che tu "denunci" si è spostata in altre zone, in altri quartieri, compresa quella di F4 come tu chiami l’ultimo dei Di Lauro. Noi siamo orfani di camorra, siamo orfani di manovalanza camorristica, quella reale, potente, non è mai stata realmente a Scampia, ma andava a fare allenamento nella Reggia di Caserta durante la notte, ma queste son cose che ci puoi insegnare. Tutti questi aspetti nuovi di Scampia li avrai visti di sicuro quando ultimamente, così come hai raccontato, sei venuto in incognita per le vie del quartiere.

Ecco il Quartiere e la Città vorrebbe esattamente questo, che tu parlassi del cambiamento, che si cominciassero a denunciare soprattutto i miglioramenti di questi territori. La fiction tradisce tutto questo nella misura in cui racconta al mondo intero un quartiere come era e non come è, annullando tutti gli sforzi e i miglioramenti di questi dieci anni. La denuncia per essere costruttiva deve dare spazio alla costruzione di alternative, se queste vengono disconosciute, annientate, allora si perde anche la speranza.

In uno degli incontri fatti con Sky Italia, il regista Sollima e Kattleya, chiedemmo di inserire nel copione figure positive che potessero compensare l’immagine negativa. Ci fu detto che il copione era già stato venduto in diversi paesi del mondo – prima ancora di iniziare le riprese – e che figure positive rendevano il copione "non vendibile". Tuttavia riconoscendo l’errore di base fu deciso che per "compensare" sarebbero stati prodotti dei cortometraggi dalle realtà del quartiere per mostrare l’altra faccia di Scampia (I corti sono andati in onda e stanno sul sito di Sky col nome di "Laboratorio Mina, L’altra faccia di Gomorra").

Quindi Sky ammette che Gomorra Fiction è un’opera commerciale a tutti gli effetti e c’è bisogno d’altro per raccontare in modo imparziale il Quartiere. Possiamo ancora parlare di denuncia se la realtà è mistificata? Si può denunciare ciò che oggi non è più così come la si racconta? Tieni presente che uno dei responsabili di produzione di Kattleya, Gianluca Arcopinto, ha lasciato l’incarico perché dilaniato dal conflitto morale… lo sai vero? Certo che lo sai, ne ha scritto anche un libro intanto.

Io potrei essere affetto da una fase di delirio e, anche se chi vive il territorio mi può dar ragione, ti racconto perché la tua fiction è menzognera.
Oltre alla presa di coscienza di Sky appena raccontata, con la produzione si è arrivati ad un tavolo di contrattazione… di sicuro lo saprai no?
Poiché non siamo per la censura abbiam dettato delle condizioni ben precise per non alzare barricate fisiche e mediatiche durante le riprese. Le condizioni erano le seguenti:

1) eliminazione di molti brani neomelodici dalla fiction, innanzitutto perché non ci rispecchiamo in quella cultura e soprattutto perché ci hanno raccontato che c’è il monopolio della camorra sulle case discografiche di questi cantanti… a proposito ma non ce le raccontavi anche tu in un tuo libro queste cose? fa strano vedere che li utilizzi in una fiction (nella quale hai un contratto per la cura delle scene oltre ai diritti d’autore, o mi sbaglio?);

2) Comparse filtrate dalle associazioni del territorio per evitare di coinvolgere figure "ambigue" come è successo per il film Gomorra;
3) Supervisione da parte del territorio rispetto a quali aziende si coinvolgevano per il noleggio di attrezzature, catering, ecc
4) Un investimento sul territorio in formazione e cultura affinché le major televisive non vengano solo a sfruttare questi territori ma lascino un minimo di benefici per chi li vive. Da qui nasce un laboratorio di cinematografia per 30 ragazzi della Città con la produzione dei 5 cortometraggi di cui parlavo prima e la nascita di una scuola di cinematografia in uno stabile comunale dismesso.

A Scampia la produzione di Gomorra Fiction, a differenza di quanto sembra abbia fatto in altri territori (vedi indagini su boss Gallo in prov di Napoli), non ha trattato con la camorra ma con il territorio, con la società civile. Questo 10 anni fa era impossibile, oggi è realtà e tu continui a dichiarare che qui c’è più camorra di quanto se ne racconta e che nulla è cambiato. In base a cosa? I fatti dicono altro.
Chiarito che non è contro di te ma con la fiction che ci si scaglia (e su alcune tue scelte) termino con delle domande e un appello.

– Si può ancora parlare di denuncia di una realtà?
– Possibile che se si è in disaccordo con te si passa per collusi, omertosi, camorristi o invidiosi in cerca di visibilità?
– Si può parlare di camorra senza legarla a dei luoghi, decontestualizzandola? (certo che si può)
– Possibile che tu che non vivi più il territorio da 10 anni (per ovvi motivi) non riesca a confrontarti con chi ci butta il sangue tutti i giorni a Scampia, e se ti si chiama in causa si parla di "macchina del fango"?

IL NOSTRO DESIDERIO è CHE SI POSSA SMETTERE DI PARLARE DI TERRE DI GOMORRA, CHE QUESTI TERRITOTRI POSSANO PASSARE NEL MONDO COME LE TERRE DOVEI SI COLTIVA LA SPERANZA, SI ORGANIZZA IL CORAGGIO. Per fare questo c’è bisogno che stiamo tutti dalla stessa parte, C’è BISOGNO DI DIALOGO, CONFRONTO (non monologhi), DI RINFORZARE LE REALTà POSITIVE SENZA LA PAURA DELLA COMPETIZIONE, NON è UNA GARA, NON è UNA LOTTA è UNA GUERRA CONTRO UN SISTEMA e non una gara per le copertine dei giornali. PER VINCERE LA GUERRA C’è BISOGNO DI SPORCARSI LE MANI, INSIEME. CHE TU POSSA ESSERE IL PORTAVOCE DI UNA NAPOLI VERA, NE HA BISOGNO SCAMPIA, NE HA BISOGNO NAPOLI, IL SUD, SOPRATTUTTO NE HAI BISOGNO TU.
Ciro Corona
"(R)ESISTENZA – associazione di lotta alla illegalità e alla cultura camorristica"
(Fonte foto: Rete Internet)

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