Una coppia di australiani affitta l’utero di una donna thailandese. Dei due nascituri uno è affetto da sindrome di down. La coppia decide di abbandonarlo e di tenere solo la bambina sana.
È da qualche giorno che sta spopolando sul web la notizia di una coppia di australiani che ha affittato l’utero di una donna thailandese per porta avanti la gravidanza di due gemellini, un maschio e una femmina.
Purtroppo al terzo mese è stata diagnosticata la sindrome di Down al maschietto che, una volta nato, è stato abbandonato alla madre surrogata, colpevole di non averlo voluto abortire. In pratica la coppia ha deciso di portare con sé solo la bambina sana. I commenti che si sono scatenati rispetto alla decisione della giovane coppia sono stati più che disparati, in alcuni casi anche molto duri e severi. Per molti non era eticamente accettabile che due persone rifiutassero il proprio figlio, seppur malato, rinnegandolo. Per altri è come se la coppia avesse risolto il problema esattamente come avrebbe fatto con l’acquisto di un cellulare o di un elettrodomestico: "Se non funziona, non conviene portarmelo a casa!".
Altri ancora hanno denunciato e criticato questo finto buonismo, riportano il dato che anche nel nostro Paese, vengono effettuate quotidianamente innumerevoli amniocentesi per accertarsi dello stato di salute del bimbo che si porta in grembo e se non è sano si abortisce. Come si legge, i punti di vista sono molteplici e diversificati. Tuttavia non è intento di quest’articolo, pronunciarsi al momento, sulla bontà di ciascuno e della scelta della giovane coppia australiana. Si tratta di temi molto complessi, eticamente difficili da trattare in poche righe. Ciò su cui si vuole porre l’attenzione, invece, è la sindrome che è stata diagnosticata al piccolo Gammy, il vero protagonista di questa storia.
La sindrome di down è dovuta ad un’anomalia cromosomica che si manifesta attraverso diversi sintomi congeniti: le persone down presentano una disabilità intellettiva di livello variabile, hanno un aspetto fisico caratteristico e, spesso, soffrono di malformazioni cardiache e di altri problemi di salute. La gravità di questi problemi varia considerevolmente a seconda dell’individuo. Secondo la National Down Syndrome Society ci sono attualmente più di 400.000 persone down. Come recita l’Associazione Sindrome di Down Onlus: "Ogni persona con sindrome di Down ha una propria individualità, è capace di amare, di intraprendere amicizie, di apprendere, di avere una vita sociale e prova gli stessi sentimenti delle altre persone. In sostanza, rispettando i tempi e le modalità della loro crescita e facendoli sentire parte integrante della società, nulla impedisce alle persone con sindrome di Down di poter avere un lavoro ed una vita autonoma".
La storia di Marta e Mauro rappresenta l’esempio più concreto di quando detto sopra. La loro storia è stata divulgata anche attraverso i media. Si tratta di una coppia di giovani innamorati, entrambi affetti da sindrome di down, che il mese scorso nella chiesa di San Bonaventura al Palatino, a Roma, hanno coronato, con il matrimonio, il loro decennale fidanzamento. La storia di Marta e Mauro riempie il cuore di gioia. È una storia d’amore ma è anche e soprattutto una storia di coraggio, di chi ha stretto i denti per raggiungere i propri obiettivi; è la storia di due famiglie, co-protagoniste della vicenda, che hanno camminato a fianco dei loro figli e con amore gli hanno concesso di trascorrere insieme una vita felice.
Ala domanda che molti genitori si pongono quando vengono a conoscenza di aspettare un bambino con sindrome di down, abbiamo deciso di non aggiungere altre parole ma di riproporre un video realizzato dall’Associazione CoorDown in collaborazione con altre associazioni europee. Il lavoro è nato proprio con l’intento di rispondere alla domanda di una madre: "Che tipo di vita potrà avere mio figlio o mia figlia?". La risposta è stata affidata a bambini e ragazzi con sindrome di Down provenienti da tutta Europa che spiegano perché la vita futura del figlio potrà essere estremamente simile a quella di un qualsiasi altro bambino. Il video è stato premiato a Cannes con due leoni d’oro, tre d’argento e uno di bronzo. Insomma, una gran bella vittoria!
(Fonte foto: Rete Internet)

