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Casalnuovo, emergenza rifiuti e appalti: assolti i commissari antimafia

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Hanno governato la città dopo il maxiscandalo dei palazzi abusivi. Ma sono stati messi sotto processo, dopo aver cambiato il servizio nu. Intanto il tribunale li ha scagionati. Assolti anche comunali e imprenditori.

Inchiesta sulle ordinanze urgenti durante l’emergenza rifiuti: tutti assolti a Casalnuovo. Nessuna turbativa d’asta, nessun abuso d’ufficio, niente corruzione o peculato. I commissari antimafia inviati al comune, sciolto nel 2007 dopo il megascandalo dei palazzi abusivi (interi rioni sorti senza licenza), escono indenni e riabilitati dall’inchiesta sull’appalto dei rifiuti che per sei anni li ha tenuti col fiato sospeso.

Un appalto che i commissari spediti in municipio dal ministero degli Interni avevano affidato a una ditta più volte finita nel mirino dell’antimafia, la Saba, ma che per il giudice del tribunale di Nola, Giuseppe Sepe, è risultato a tutti gli effetti regolare. “Un’ordinanza d’urgenza, quella puntata a concretizzare un nuovo appalto di nettezza urbana, legittimo e peraltro motivato da una situazione oggettiva di emergenza rifiuti”, la motivazione sostanziale del non luogo a procedere, per assenza di elementi, per Carlo Boffi, Antonio Codispoti e Alessandro Ortolani. Insieme ai tre commissari, che hanno governato Casalnuovo dal dicembre del 2007 al dicembre del 2009, sono stati assolti anche Carmine Rea, responsabile dell’ufficio ecologia del comune, Angela Ianuale, responsabile dell’ufficio municipale gare e contratti (ora in pensione), l’avvocato Luigi Manna, dell’ufficio legale comunale, Michele Scognamiglio, addetto della prefettura di Napoli e consulente dei commissari, e Beniamino Sabbatino, titolare della ditta Ecologia Saba.

Ricoprivano tutti questi incarichi all’epoca dei fatti. Vicende che risalgono al 2008. Casalnuovo e tutto l’hinterland sono sommersi dai rifiuti quando un responsabile dell’Igica, la ditta della nettezza urbana locale estromessa dai commissari, consegna una denuncia dettagliata che finisce nelle mani del pubblico ministero Maria Antonietta Troncone, simbolo dell’antimafia nell’area napoletana. All’interno dell’esposto si parla di “una gara d’appalto preconfezionata per far vincere la Saba”, ditta peraltro risultata unica concorrente nella corsa all’assegnazione del servizio.

Quindi la richiesta di arresto per tutti gli indagati, respinta dal Riesame, che già in quell’occasione aveva fatto scricchiolare i vari capi d’accusa. Nel frattempo la Saba ha svolto il servizio di raccolta dei rifiuti a Casalnuovo fino al marzo del 2010, quando la prefettura di Napoli spicca nei riguardi dell’impresa, fino a quel momento leader nel settore, un’interdittiva antimafia confermata dal Tar Campania e dal Consiglio di Stato. Poi il colpo di scena: un’altra prefettura, quella di Avellino, dove cioè la società aveva trasferito la sede legale, contraddice quella di Napoli e riabilita la Saba.

Ma secondo la procura di Nola il titolare della ditta sarebbe stato comunque favorito dai commissari nell’aggiudicazione del servizio di igiene urbana a Casalnuovo, in più fasi e con diversi atti. Al microscopio era stato sottoposta soprattutto la documentazione relativa all’affidamento diretto in assenza di procedura con evidenza pubblica, per il periodo di 180 giorni, a decorrere dal 22 settembre del 2008. “Un provvedimento argomentato con immotivate e pretestuose contestazioni alla Igica”, l’accusa del pm.

“L’appalto – sempre in base a quanto obiettato dalla procura di Nola – è stato assegnato alla Saba che impose condizioni vessatorie e troppo onerose al comune”. Nulla da fare però. Il gup Giuseppe Sepe del tribunale di Nola ha prima prosciolto in udienza preliminare con un non luogo a procedere quattro imputati, Codisposti, Rea, Manna e Ianuale, e poi assolto perché il fatto non sussiste, al termine del rito abbreviato, Boffi, Ortolani, Scognamiglio e Sabbatino. Tra i legali del collegio difensivo c’è anche l’avvocato Emiliano Iasevoli. “Già il Riesame – sottolinea Iasevoli – aveva smontato le accuse”.

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