Un cavillo procedurale ha fatto saltare la prima udienza del processo di secondo grado su una tentata concussione di cui sono accusati il sindaco Romano e il consigliere Papaccio.
Ieri mattina è bastata la constatazione di un’omessa notifica per far rinviare al prossimo primo marzo l’apertura del processo d’appello al sindaco di Brusciano, Angelo Antonio Romano, e al consigliere comunale di maggioranza Salvatore Papaccio (Udc).
L’appello era stato richiesto dal sindaco Romano dopo la sentenza di primo grado, emanata nel marzo del 2011, che lo ha condannato a quattro anni di reclusione e all’interdizione a cinque anni dai pubblici uffici. Condanna a tre anni, invece, per Papaccio. Secondo i giudici i due hanno chiesto a un costruttore, Angelo Perrotta, anche lui di Brusciano, una tangente di mezzo milione, poi “ridotta” a 300mila euro, in cambio di una concessione edilizia. Ma il primo cittadino ha scagliato contro questa sentenza i suoi legali, che quindi hanno chiesto e ottenuto l’appello, il cui inizio era stato organizzato nella mattinata di ieri, nel tribunale di Nola. Ma il presidente, il giudice Eugenio Giacobini, ha constatato che l’atto di citazione in giudizio fatto recapitare dal tribunale presso il municipio di Brusciano non è stato notificato al sindaco.
Uno strano inghippo burocratico che ha lasciato indispettiti i magistrati. Ieri al processo, oltre a quelle del sostituto procuratore generale, della parte civile e della difesa, era prevista anche la lettura della relazione del pm Valeria Sico, che in appello chiede per Romano l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Sono varie le prove dell’accusa che hanno portato alla condanna del sindaco di Brusciano e del suo consigliere di maggioranza. Tra queste c’è una registrazione voluta dalla procura ed eseguita dai carabinieri in cui sono contenute le frasi che dimostrerebbero la tentata concussione ai danni di Perrotta.





