Il tribunale di Nola proscioglie Angelo Antonio Romano perchè il fatto non sussiste. Può tirare un sospiro di sollievo il primo cittadino nonchè consigliere provinciale: “Finalmente!”.
Arriva una boccata d’ossigeno per il sindaco, nonché consigliere provinciale, Angelo Antonio Romano, coinvolto nella vicenda dell’arresto, avvenuto a casa sua, della convivente, accusata di associazione mafiosa. Il primo cittadino ieri pomeriggio è stato infatti assolto dall’accusa di abuso d’ufficio per una sospetta assunzione clientelare nel suo staff. Il tribunale di Nola ha ritenuto che il fatto non sussista. Non è stato trovato alcun riscontro alle accuse mosse nei confronti del sindaco, da due mandati alla guida di questo popoloso centro ubicato tra Nola e Pomigliano.
Un mese fa il pubblico ministero della procura di Nola, Giuseppe Visone, nel corso della requisitoria finale aveva chiesto per Romano la condanna a due anni e due mesi di reclusione. Ma la quantificazione della pena era stata valutata già a suo tempo severa negli ambienti politici locali vicini al medico di base di Brusciano, uno degli amministratori di punta dell’Udc nel territorio a est di Napoli. L’amministratore è poi finito senza la tessera del partito dopo una recente trasmissione televisiva nazionale, che aveva parlato della sua condanna in primo grado, a quattro anni, per una presunta tentata concussione (una licenza edilizia in cambio di danaro) ai danni di un imprenditore del cemento, un costruttore raggiunto sette anni fa da un’interdittiva antimafia poiché, in base alla documentazione fornita dal comune, ritenuto vicino al clan Rega, famiglia camorristica considerata egemone nella zona.
Nel frattempo sul capo di Romano era caduta una seconda tegola: l’accusa di abuso d’ufficio per un’assunzione a tempo determinato in municipio. La requisitoria del pubblico ministero era relativa all’assunzione nello staff del primo cittadino del cugino di primo grado del consigliere comunale di maggioranza Vincenzo Cerciello, dell’Udc. Per Visone l’assunzione è stata illegale perché lo statuto del comune di Brusciano stabilirebbe che gli amministratori pubblici non possono assumere parenti. Alla fine però i legali di Romano sono riusciti a dimostrare che dietro la decisione del primo cittadino non c’era stato nessun dolo né alcun contrastato con la legge.
Assolto, dunque, anche in questo caso perché il fatto non sussiste, l’ex componente di staff, Francesco Cerciello, cugino del consigliere Vincenzo Cerciello. A ogni modo Francesco Cerciello da tempo non svolge più alcuna attività nel comune. Per lui l’accusa aveva chiesto una condanna a un anno e quattro mesi. “Finalmente è giunta quest’assoluzione”, il commento a caldo, tono sollevato, del sindaco Angelo Antonio Romano.

