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BATTISTELLO CARACCIOLO, IL PRIMO “FAN” DI CARAVAGGIO IN CAMPANIA

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Dopo la partenza del Merisi da Napoli, Giovanni Battista Caracciolo, detto Battistello, ne divenne uno dei più fedeli seguaci. È a lui che si deve la nascita del grande Caravaggismo campano.

Più volte è accaduto nella storia dell’arte che dopo un periodo di grande splendore artistico sia succeduta una “breve” ma profonda crisi intellettuale. Accadde, ad esempio, nel Cinquecento, quando, dopo la meravigliosa stagione del Rinascimento, molti artisti sembrarono ormai disorientati e confusi. Il sogno umanistico-rinascimentale di raggiungere e superare la magnificenza delle opere classiche era stato realizzato ed era ora possibile solo eguagliare la straordinaria bellezza dei capolavori dei grandi artisti del primo Cinquecento. Michelangelo, Raffaello, Leonardo, il Correggio, Tiziano, e più tardi il Veronese, divennero, nella seconda metà del secolo, saldi punti di riferimento a cui guardare con meticolosa attenzione.

Dipingere alla loro “maniera”, combinando a volte elementi di uno con elementi di un altro, parve essere, per tutti, la soluzione migliore e per circa cinquant’anni nessuno riuscì a smuovere minimamente le acque già immobili dell’arte. Vi riuscirono, agli inizi del secolo successivo, per strade diverse eppure simili, Annibale Carracci e Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, che cambiarono per sempre la pittura occidentale, ispirando, con le loro opere, quel movimento artistico-culturale poi conosciuto come Barocco.

D’altronde, non bisogna considerare il Manierismo esclusivamente come un periodo di crisi intellettuale ma piuttosto bisogna vederlo, nell’insieme, come un momento di riflessione e ricerca che gradualmente diede vita ad un’altra grande stagione artistica. In quel difficile periodo di transizione, sul finire del Cinquecento, che viene definito tardo-manierismo, a Napoli, come in gran parte d’Italia, tuttavia, non era accaduto niente di veramente rilevante e la maggior parte delle scuole artistiche locali erano impegnate a rafforzare gli stili tradizionali.

Per questo motivo, quando, nel 1606, Caravaggio giunse a Napoli, scrive Bernardo de Dominici, “fu accolto con segni di grandissima stima da’ professori e da’ dilettanti”, com’era da aspettarsi.
La stessa accoglienza, d’altro canto, toccò anche ad Annibale Carracci e ai suoi seguaci che, nella prima metà del XVII secolo, giunsero a poco a poco, uno dopo l’altro, a Napoli. In breve tempo Caravaggio prima e i bolognesi poi, trasformarono la città partenopea in uno dei centri più attivi ed importanti del panorama artistico internazionale barocco.

Il primo artista napoletano, o quanto meno uno dei primi artisti napoletani, a rimanere profondamente colpito dalla nuova maniera caravaggesca, fu certamente Battistello Caracciolo che, come scrive ancora il de Dominici, “lasciate in abbandono tutte quelle da lui per l’innanzi seguitate maniere, a questa tutto si volse, ed assolutamente si propose seguitarla”. Egli fu, in Campania, il primo ammiratore, il primo “fan” del Caravaggio, tanto che c’è chi pensa che Caracciolo frequentasse di persona lo studio napoletano del Merisi.

Che sia vero o no (è celebre che Caravaggio non ebbe mai discepoli) resta inspiegabile la straordinaria somiglianza tra le opere del Caracciolo e quelle del maestro lombardo. Per molti anni gli stessi artisti partenopei guardarono alle opere di Battistello Caracciolo, prima ancora che a quelle del Merisi (che a Napoli eseguì alcuni dei suoi dipinti migliori), per apprendere i segreti di quello stile straordinario, che rinnovò il naturalismo occidentale e che, proprio a Napoli, ebbe un successo incredibilmente duraturo.

Solo negli ultimi anni di vita, dopo il suo ritorno da Roma, Battistello preferì abbandonare il caravaggismo per avvicinarsi allo stile classicista della scuola bolognese, molto di moda nella prima metà del Seicento. Tuttavia, egli è e sarà sempre ricordato come il primo caravaggista napoletano, colui che insegnò ai napoletani ad apprezzare Caravaggio e colui che si avvicinò più di tutti i suoi compatrioti alla maniera del lombardo.

Lo si vede chiaramente nel suo Salomè con la testa di San Giovanni Battista (foto), dove la luce, investendo i corpi e le vesti dei personaggi, fa emergere le parti chiare e lucide dei volti, delle membra e dei panni da uno sfondo buio e tetro, che è poi la caratteristica principale dello stesso Caravaggio.
(Fonte foto: Rete Internet)

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