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Aprire musei privati: una buona soluzione anti-crisi

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Se la crisi economica impedisce ai giovani di lavorare nelle imprese culturali pubbliche, una soluzione per esaudire i loro desideri potrebbe essere aprire un museo privato. Volendo, si può.

Che la crisi economica stia mettendo a dura prova la pazienza e le tasche dei giovani italiani, laureati e non, è ormai risaputo. L’impossibilità e la paura da parte delle aziende di fare nuove assunzioni e nuovi investimenti sta mettendo in ginocchio il mercato del lavoro. A farne le spese sono soprattutto gli under 30 che tra lauree, corsi, master e quant’altro non sanno più cosa fare per farcire curriculum (o curricula) sempre più zeppi di precarie esperienze lavorative (i famigerati stage e tirocini) e ingarbugliati percorsi di formazione. Così, se da un lato aumenta l’età e l’incubo della disoccupazione, dall’altro diminuiscono le speranze di trovare stabilmente lavoro.

Un dato che si fa ancora più evidente nel settore culturale, dove l’elevatissima domanda di lavoro supera di gran lunga la sempre più carente offerta. Lo sporadico interesse della politica -mi chiedo quanto possa essere utile un tirocinio di 12 mesi ai 500 “fortunati” del decreto cultura lanciato dal premier Letta- non aiuta, anzi, non fa che rendere evidente l’incompetenza delle istituzioni culturali italiane, le quali continuano a richiedere finanziamenti per un patrimonio pubblico che, con nuove idee e una maggiore partecipazione dei cittadini, potrebbe fruttare molto, ma molto più di quanto attualmente frutti.

L’assunzione di personale giovane, esperto, ad esempio, in “virtual experience” o “social media marketing”, parole quasi del tutto sconosciute in numerosi musei e siti archeologici del nostro Paese, può fare la differenza. La capacità di queste nuove realtà, in grado di far “vivere” il museo o il sito archeologico e coinvolgere sempre più visitatori spingendoli persino a tornare ripetutamente in loco, non possono essere sottovalutate. Se poi, per i “gestori”, la questione rimane ancora la carenza di fondi, non va dimenticato il tanto amato e imitato “modello americano”, capace di portare avanti colossi museali con i contributi di facoltosi cittadini o, semplicemente, con gli introiti di eventi straordinari.

Tuttavia, non potendo aspettare il radicale cambiamento delle ormai obsolete caste culturali italiane, tocca ai giovani farsi avanti. Per chi vede nel “posto fisso” una meta irraggiungibile e ha voglia di mettersi in gioco una soluzione c’è: aprire un museo privato. No, non è una follia, i pochi costi di gestione e le numerose possibilità di guadagno fanno dei musei privati un interessante investimento. Quali sono i problemi? Burocraticamente non molti, il primo vero grattacapo è, come sempre, trovare il capitale iniziale -se si dispone di locali adatti i costi possono rientrare anche tra i 10.000 e i 20.000 euro – che, tuttavia, può essere reperito sia attraverso la coalizione di più investitori, sia attraverso finanziamenti pubblici o privati, non impossibili da ottenere se l’idea, naturalmente, piace.

Ma come attirare l’interesse dei finanziatori e, soprattutto, quello dei futuri visitatori? Anzitutto con un tema curioso, stimolante. Sono sconsigliati i musei “archeologici”, se come tali volete far passare musei virtuali di archeologia, quest’ultima, quella dei musei virtuali, tra l’altro, la soluzione più ingegnosa per la creazione di un qualunque museo privato semplice e attraente, specie se non si dispone sin dall’inizio di una collezione di base, che può essere comunque acquisita col tempo. I temi più indicati sono senza dubbio quelli meno battuti dai musei “tradizionali”.

Potrebbero avere successo, ad esempio, musei che trattino argomenti relativamente moderni, come il calcio (o squadre di calcio), i computer o i videogiochi (vedi foto), per i quali è abbastanza facile trovare materiale. Anche il cinema, soggetto comunque poco trattato in Italia, può essere una buona idea. Un museo del cinema, infatti, può guadagnare attraverso la consultazione a pagamento di film, i cui diritti, ovviamente, siano stati regolarmente acquistati dal museo.

Interessanti potrebbero essere persino musei dedicati alla storia dei cellulari o a quella di internet. In quest’ultimo caso si potrebbero far consultare ai visitatori le prime versioni di siti conosciutissimi come Google, Facebook e altri. Consentitemi di inserire inoltre, tra le possibili scelte, la creazione di musei “erotici”, come quelli di Barcellona, Berlino o Praga, dove un excursus sulla storia del sesso può essere fatto attraverso varie immagini: gli antichi affreschi di Pompei, “I Modi” di Giulio Romano e quelli di Agostino Carracci, le foto erotiche del primo Novecento; per dirne solo alcune.

Una ricca collezione non è necessaria, pochi pezzi scelti bastano a rendere speciale una visita fatta perlopiù di video, immagini e suoni capaci di coinvolgere lo spettatore e farlo sentire partecipe, unica vera missione dell’azienda museale. È da sottolineare, infatti, che un museo non attrae il pubblico per quello che ha, ma innanzitutto perché è risaputo, conosciuto e apprezzato. La pubblicità, fatta attraverso il web o i media tradizionali, è, per questo, fondamentale. L’importanza della collezione è relativa e non è sempre vero che il valore delle opere custodite sia in grado, da solo, di rendere celebre un museo.

Il caso Capodimonte è esemplare: nonostante ospiti capolavori inestimabili, tanto da attirare prima di tutto un pubblico colto ed esperto, il museo partenopeo è praticamente sconosciuto alla massa ed è difatti solo raramente inserito tra le mete scelte dai turisti in visita a Napoli. Ad ogni modo, non vi sono trucchi, né vi è formula per un successo sicuro di un museo, specie privato, ma le buone idee vengono sempre premiate. Promuoverlo e concentrare su di esso l’attenzione del pubblico, principalmente quello di riferimento, o come si suol dire “il target”, che deve essere quanto più ampio possibile, è l’unico modo per fare del vostro museo una vera e propria attrazione. Un museo privato, dunque, non è una pazzia; potrebbe anche essere un modo per fare delle proprie passioni un mestiere. Volendo, si può.
(Fonte foto: rete internet)

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