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giovedì, Dicembre 2, 2021

Animali, animalisti e persone: le colonie feline

Un malinteso amore per gli animali ha portato alla presenza di colonie protette di gatti, animali rimasti selvatici comunque, anche nei condomìni.

Il problema non è il randagismo, perché è la Natura che, in genere regola le comunità animali. Il dramma, piuttosto, è il malinteso amore per gli animali: non sono figli, non sono giocattoli, non sostituiscono niente e nessuno. In città si assiste spesso a fenomeni strani, ovvero forti concentrazioni di animali in determinati luoghi, cosa che la Natura non permetterebbe: troppi individui della stessa specie possono sviluppare malattie e trasmetterle all’uomo, assumere comportamenti non consoni alla specie, avere troppa familiarità con le persone. C’è chi li nutre indiscriminatamente, e questo snatura l’animale, perché è programmato per procacciarsi il cibo da solo, perché l’ecosistema ha un suo modo di controllare il numero di individui : ci sono i predatori e i predati, e l’equilibrio viene mantenuto

Come recita una poesia del compianto prof. Giorgio Celli, etologo e divulgatore scientifico-ambientale : «C’è chi pensa che la natura sia natura / e diventa parente della tigre / c ’è chi pensa che la tigre sia tigre / e lascia in pace la tigre». Celli voleva dire ogni animale non è né buono, né cattivo, né bello, è soltanto un animale e come tale va rispettato. Ogni velleità di umanizzare un animale è uno sbaglio : una tigre è solo una tigre e, e soprattutto, va “lasciata in pace”.
Anche il gatto, stretto parente della tigre, andrebbe lasciato in pace: ha sempre predato ratti e uccelli, ma adesso non più, alterando l’equilibrio tra le specie. La conseguenza è che i topi hanno proliferato e gli uccelli sono diventati prede dei gabbiani e dei corvi, presenze inquietanti che nidificano sempre più stanzialmente nelle città. Dar da mangiare agli animali, comunque, è una bella cosa, anche se, poi, non se ne rispetta la natura.

Una delle conseguenze di questo supernutrimento a disposizione dei gatti è l’estro, ovvero il periodo fertile delle femmine, che una volta avveniva 1-2 volte l’anno, mentre ora 4, ogni tre mesi. La popolazione felina aumenta costantemente, e le femmine andrebbero sterilizzate; è competenza dell’ASL territoriale, che lo fa in maniera del tutto gratuita.
Da qualche tempo a questa parte, inoltre, sono state istituite le colonie feline censite. Si intende per colonia felina censita un insieme di gatti che vengono nutriti; iscritte in un apposito registro, le colonie sono tutelate da una legge nazionale.
Obbligo dell’intestatario della colonia non è solo nutrirli: dovrebbe anche tenere pulito l’ambiente e tenere curati i gatti; poiché la legge non specifica un tetto massimo di unità di felini presenti nella colonia, dovrebbe far sterilizzare i gatti, portandoli all’ASL.

Inoltre, se la persona amante dei felini decide di fondare una colonia in un condominio, è facoltà, non obbligo, informare l’amministratore. Il parere del condominio, secondo la legge, non è vincolante: se gli abitanti del palazzo non gradiscono la colonia non possono opporsi.
Che osa può fare il cittadino? Ben poco.
Può segnalare all’Amministrazione Comunale e all’ufficio Veterinario dell’ASL, attraverso comunicazione scritta, la propria opinione ed i problemi eventualmente riscontrati. Questo è quanto: devono subire, per legge, una situazione che certamente non tutela gli abitanti del condominio e nemmeno i gatti.

Intanto, gli oneri che derivano dalla costituzione di una colonia felina censita, di sovente vengono elusi dagli intestatari: vige, e s’impone agli altri, l’idea che, dando loro da mangiare, si vuole bene ai gatti.
Le colonia regolarmente censite spesso vanno fuori controllo: si arriva ad un numero eccessivo di gatti, con i relativi problemi di igiene, odori sgradevoli e scarsa attenzione per la salute degli stessi. I gatti presenti in colonie riconosciute che vivono negli spazi condominiali sono tutelati dalla legge 281 del 1991 e dalle leggi regionali di attuazione, che garantiscono ai gatti diritto di territorialità e libero transito, diritto all’alimentazione, e diritto di ricovero; tutte le colonie, anche se composte da un solo gatto, non possono essere trasferite per nessun motivo dal loro territorio.

È vietato maltrattare, allontanare, spaventare, ferire o uccidere i gatti anche attraverso l’uso di bocconi avvelenati o veleno in genere. Tali fatti sono considerati reati penalmente perseguibili e punibili con un’ammenda fino a 25.000 € e con la reclusione fino a 2 anni (art. 544 C. P.).
Evidentemente, le leggi che tutelano il diritto alla salute delle persone sono meno importanti.
(fonte Foto: Rete Internet)

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