L’Agenzia Regionale per l’Ambiente doveva scavare un terreno sospetto, dove sono stati segnalati scarichi abusivi. Ma l’Agenzia ha comunicato il rinvio dell’ispezione: “Il nostro tecnico ha presentato un certificato medico”.
Un paio di mesi fa, grazie alle testimonianze dei contadini, le "Guardie Ambientali" avevano scoperto un appezzamento di terreno dalla morfologia anomala, a poca distanza dall’inceneritore. C’era poi stato un primo sopralluogo di Arpac e vigili urbani. Ma per analizzare bene il terreno era necessario scavare.
E l’Agenzia Regionale per l’ambiente aveva anche fissato la data dello scavo: venerdì 15 marzo. Poi però, venerdì, per gli ambientalisti è arrivata la doccia fredda, via fax: “Il nostro tecnico è in visita medica: lo scavo è rinviato al 4 aprile”. Il più classico dei certificati medici è stato dunque sufficiente a far saltare un controllo molto importante ai fini della salvaguardia della salute pubblica. La comunicazione del rinvio dello scavo è stata trasmessa al comune di Acerra nel giorno stesso in cui l’Arpac avrebbe dovuto effettuarlo. Il fax porta la firma di Fabrizia Giovinazzi, dirigente da molti anni dell’unità operativa dell’agenzia. Il nome della Giovinazzi è conosciuto tra gli ambientalisti della zona.
La responsabile dell’Arpac era stata indicata come teste a discarico dai difensori dei Pellini, gli imprenditori dell’immondizia finiti sotto processo per traffico e sversamento abusivo di rifiuti tossici tra Acerra e mezzo l’hinterland. Intanto Alessandro Cannavacciuolo, noto ambientalista acerrano, è furibondo: “Segnaleremo questo sconcertante episodio a chi di dovere”. L’ennesimo allarme ambientale è scattato nel bosco di Calabricito, in località Cappella, campagna a nordest di Acerra. Qui i contadini hanno notato un dislivello anomalo in un pezzo di campo non coltivato. Il terreno è rimasto incolto probabilmente da alcuni anni. Sopra ci sono cresciute le erbacce. Intorno, però, è tutto un brulicare di ortaggi, vigneti, frutteti.
Terreni che producono ma che sono ubicati qualche metro più sotto l’area abbandonata. L’anomalia è stata segnalata alle “Guardie Ambientali”, l’associazione di giovani, coraggiosi, volontari della zona che un giorno si e l’altro pure denunciano lo sfascio in cui versa questa sfortunata fetta di provincia. Alla testa delle “Guardie Ambientali” c’è, appunto, Alessandro Cannavacciuolo. Alessandro insieme al suo amico Armando è andato a vedere che cosa stia succedendo in quel di Calabricito, ex bosco ameno trasformato dagli anni Ottanta in poi in una specie di Mecca per il pellegrinaggio di camorristi specializzati nello stoccaggio e nell’occultamento di rifiuti.
“Ecco è lì, c’è una strana collinetta, sarà un moggio in tutto, mezzo campo di calcio”, indica, gesto sicuro, il volontario ambientale. Grazie alla sua caparbietà Alessandro sembrava fosse riuscito a smuovere la farraginosa macchina dei controlli. Poi però l’Arpac ha presentato un certificato medico e si è bloccato tutto.
(Fonte foto: Rete Internet)

