Le “Guardie Ambientali” hanno scoperto un appezzamento di terreno dalla morfologia anomala. Ispezione di Arpac e vigili urbani.
Agro acerrano, terra simbolo del disastro ambientale provocato dallo sversamento dei rifiuti tossici. Intanto scatta l’ennesimo allarme. Bosco di Calabricito, campagna a nordest di Acerra: c’è un dislivello anomalo in un pezzo di campo non coltivato. E’ rimasto incolto probabilmente da alcuni anni.
Sopra ci sono cresciute le erbacce. Intorno, però, è tutto un brulicare di ortaggi, vigneti, frutteti . Terreni che producono ma che sono ubicati qualche metro più sotto l’area abbandonata. L’anomalia è stata segnalata dagli stessi contadini, che hanno avvertito le “Guardie Ambientali ”, l’associazione di giovani, coraggiosi, volontari della zona che un giorno si e l’altro pure denunciano lo sfascio in cui versa questa sfortunata fetta d’hinterland. Alla testa delle “Guardie Ambientali” c’è Alessandro Cannavacciuolo, uno studente universitario protagonista di una sorta di crociata locale contro l’ecomafia. Alessandro, 24 anni, è stato minacciato più volte: telefonate minatorie, il negozio di famiglia, una pasticceria, danneggiato, di notte. Il ragazzo però non si ferma. E’ di quelli tignosi.
Insieme al suo amico Armando è andato a vedere che cosa stia succedendo in quel di Calabricito, ex bosco ameno trasformato dagli anni Ottanta in poi in una specie di Mecca per il pellegrinaggio di camorristi specializzati nello stoccaggio e nell’occultamento di rifiuti. “Ecco è lì, c’è una strana collinetta, sarà un moggio in tutto, mezzo campo di calcio”, indica, gesto sicuro, il volontario ambientale. Grazie alla sua caparbietà Alessandro è riuscito a smuovere la farraginosa macchina dei controlli. Qualche giorno fa sono giunti sul posto i vigili urbani di Acerra e i tecnici dell’Arpac, l’Agenzia Regionale per l’Ambiente. Tecnici che comunque hanno fatto ben poco. “Ci hanno detto – racconta Cannacciuolo – che il proprietario del terreno dovrà portare qui, a proprie spese, una ruspa per vedere cosa c’è sotto”. Una spiegazione che dà tutta la misura della qualità dei controlli ambientali nel Napoletano.
A ogni modo Alessandro e i suoi amici non demordono. “Abbiamo già denunciato tutto – aggiunge – i contadini ci hanno detto che la terra coltivata qui non rende più e che sempre qui certi personaggi già tristemente noti hanno scaricato dei rifiuti: vedremo”. Le Guardie Ambientali sono convinte che da queste parti prima o poi si scoprirà la verità. Ancora una volta. Proprio di fronte alla zona sospetta c’è l’area archeologica di Suessola, antico insediamento urbano. E’ abbandonata. In condizioni visibilmente peggiori si presenta l’attigua casina Spinelli, una villa di campagna settecentesca che un tempo ospitava centinaia di preziosi reperti osci, etruschi, romani. Intanto i reperti sono finiti da un pezzo nei musei archeologici di tutto il mondo mentre la casina è un rudere, il tetto sfondato, i muri crollati.
Alle spalle c’è una vecchia vasca di macerazione della canapa. Era di proprietà di un ex comandante dei vigili urbani di Acerra. Tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi dei Novanta questo invaso è stato utilizzato dall’ecomafia ogni notte. Nel 1994 è stata sequestrata dalla magistratura. Dentro hanno trovato di tutto: fusti tossici della vicinissima Montefibre, il mostro chimico della zona, stracci, farmaci, vernici e, soprattutto, migliaia di tonnellate di rifiuti urbani della città di Acerra. La ditta che aveva l’appalto comunale di nettezza urbana li aveva scaricati lì dentro per risparmiare i costi del conferimento in discarica dell’immondizia. I titolari dell’impresa finirono davanti alla Corte d’Assise.
L’accusa: disastro ambientale. Furono tutti assolti. Il pubblico ministero non riuscì a stabilire il nesso di causalità tra la presenza di quei veleni e l’inquinamento della falda acquifera sottostante. All’epoca trionfò l’ingiustizia. Ora c’è un altro processo, che vede alla sbarra i camorristi della poco distante Marcianise e i loro complici acerrani. Un milione di tonnellate di veleni delle industrie del nord scaricati tra Acerra, Giugliano e Bacoli. “Speriamo che stavolta vada diversamente da com’è andata allora – l’appello di Alessandro – speriamo che le vittime dell’ecomafia uccise dal cancro, quanti bambini e giovani tra loro, possano finalmente trovare un po’ di pace”.

