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Acerra, oggi ispezione dell’Arpac nella coltivazione dei veleni

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Ieri mattina anche il presidente della commissione regionale sull’ecomafia, Antonio Amato, si è recato nell’area indicata dagli ambientalisti: “Qui scaricati i rifiuti di Porto Marghera”.

Ieri mattina il presidente della commissione regionale sull’ecomafia, Antonio Amato, si è recato sul posto per verificare di persona lo scempio ambientale di località Lenza schiavone.

E stamane i tecnici dell’Arpac giungeranno nei due ettari e mezzo di terreno coltivato a ortaggi che secondo gli ecologisti della zona contengono una valanga di rifiuti chimici provenienti da Porto Marghera. Le Guardie Ambientali di Acerra, giovedì scorso, avevano portato qui polizia municipale e polizia di stato. Obiettivo: far sequestrare tutto. Ma il sequestro non c’è stato. La procura di Nola non ha ritenuto opportuno mettere i sigilli. Resta però il fatto che quel campo è una discarica identificabile a occhio nudo. Tra le linee tracciate dal vomere meccanico per la semina delle patate si notano chiaramente rifiuti di ogni sorta: plastiche, plastiche bruciate, siringhe, scarti ospedalieri, scarti dell’edilizia, scorie.

Un terreno peraltro rialzato rispetto a quelli attigui, il che farebbe sospettare l’esistenza di uno sversamento incontrollato. La zona è quella di Lenza Schiavone, la stessa in cui si trova un impianto di smaltimento dei rifiuti finito nell’inchiesta più importante sull’ecomafia in provincia di Napoli, l’inchiesta “Carosello Ultimo Atto”, un’indagine su un traffico di schifezze tossiche occultato da un giro di bolla falso, un “carosello”, appunto, di atti e documenti truccati per nascondere la reale natura dei veleni da trasportare. Secondo le dichiarazioni del pentito di camorra Pasquale Di Fiore, capo dell’omonimo clan operante ad Acerra, proprio in questa zona è stata scaricata la maggior parte dei veleni diretti in Campania del polo chimico veneto di Porto Marghera.

“Guardate: questi bastoncini colorati, che a migliaia si trovano nel terreno, sono i segnali identificativi delle scorie”, sostiene Alessandro Cannavacciuolo, noto ecologista della zona e componente delle Guardie Ambientali. Ma qui finora, a Lenza Schiavone, lo Stato non è mai andato a fondo: controlli sanitari assenti oppure effettuati in modo sbagliato.

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