Richiesta di risarcimento record da parte dell’azienda acerrana nei confronti del colosso di Finmeccanica. La fabbrica è chiusa, in liquidazione: 220 tra tecnici e operai senza prospettive.
Le commesse sono state dirottate al nord e la fabbrica ha chiuso. E’ in liquidazione. I suoi 220 addetti sono in cassa integrazione guadagni. Accade ad Acerra, alla Simmi spa, azienda dell’indotto Ansaldo.
Ora però la Simmi passa al contrattacco, si rivolge al tribunale civile di Nola e chiede al colosso di Finmeccanica un risarcimento danni enorme: 51milioni di euro. Nelle vicissitudini dell’Ansaldo si inserisce la recente storia della Simmi, dal 1988 subfornitore di Ansaldobreda, con specifiche attività nella realizzazione di carpenteria metallica e di quadri elettrici e cablaggi per locomotori. “Quest’azienda – scrivono gli avvocati della Simmi nella citazione a giudizio – ha sempre patito il potere contrattuale di Ansaldobreda, che si è manifestato nell’imposizione delle modalità di assegnazione delle commesse e nelle modifiche delle forniture senza adeguamento dei costi”. Una dipendenza dalla committente culminata con l’assunzione di 54 addetti Ansaldo dislocati a Reggio Calabria.
“Per di più – aggiungono i legali – la proprietà Simmi, nel corso degli anni, fino a non pochi mesi fa, ha assecondato ogni aspettativa legata all’assegnazione degli appalti”. Ma il rapporto con i vertici Ansaldo si è incrinato quando la grande impresa di Finmeccanica ha deciso, l’anno scorso, di tenere un rapporto privilegiato con aziende e forze lavoro del nord Italia. “Circostanze – polemizzano gli avvocati dell’azienda napoletana – che si inquadrano anche nell’ambito di una serie di inchieste legate alla committente”. Quindi, l’avvio della procedura di messa in liquidazione. “La prova della posizione dominante di Ansaldobreda è la transazione a definizione dei rapporti commerciali per circa 4 milioni di euro”, concludono gli avvocati Sena, Palmese e Aliperti.
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