Dura replica dei metalmeccanici Cgil alla solidarietà espressa dal ministro contro il loro allontanamento forzato dalla Fiat. Intanto ieri le tute blu della Fiom sono state di nuovo “invitate” dall’azienda a lasciare lo stabilimento di Pomigliano.
Di nuovo in fabbrica e di nuovo rispediti a casa. Non si ferma il tira e molla tra la Fiat e gli operai iscritti alla Fiom. Emblematica in questo senso la vicenda di ieri mattina.
Alle otto i lavoratori, invitati dall’azienda il giorno prima, lunedì, ad abbandonare l’impianto automobilistico rimanendo a casa per un tempo indefinito, ma remunerati, si sono presentati ugualmente davanti allo stabilimento e hanno consegnato ai vigilanti la diffida con cui i loro legali hanno intimato all’azienda di farli lavorare. Dopo dieci minuti la Fiat li ha fatti entrare. Ma è stato solo un fuoco di paglia. Gli operai hanno aspettato in un ufficio. A un certo punto è apparso un impiegato che ha comunicato “l’impossibilità tecnica, organizzativa e di mercato” di collocarli nei luoghi di produzione. L’uomo, un “quadro”, era lo stesso di lunedì.
Ha fornito le stesse spiegazioni di quando le tute blu sono state invitate ad andarsene la prima volta. Invito che quindi si è ripetuto in fotocopia anche ieri. Alle nove e mezza le tute blu della Fiom erano già fuori, nel parcheggio. Pochi minuti per analizzare la situazione e commentare le parole del ministro del lavoro, Elsa Fornero, che proprio in mattinata, a RadioRai, ha dichiarato che “ non è dignitoso per nessuno ricevere un salario essendo al tempo stesso richiesti di rimanere a casa ” ma che “non sono possibili misure per un ministro di un governo in uscita, per cui le parti accolgano l’accorato appello al dialogo”. Parole che non hanno sortito gli effetti sperati. “Quando il ministro poteva prendere posizione per affrontare alla radice il problema non ha fatto niente – ha polemizzato Sebastiano D’Onofrio, uno degli iscritti Fiom invitati ad abbandonare la fabbrica – e anzi ha favorito la Fiat con leggi ad hoc”.
Mentre ambienti vicini alla Fiat, sempre ieri, hanno definito “curiosa” la dichiarazione del ministro del Welfare. In tarda mattinata, nella Cgil di Napoli, si è riunito il direttivo della Camera del lavoro. Circa il respingimento degli operai Fiom le segreterie nazionali e regionali del sindacato diretto da Susanna Camusso con un duro comunicato congiunto hanno definito “fascisti” i metodi del Lingotto. Oggi, a Napoli, giungerà il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini. E in mattinata gli operai iscritti alla Fiom organizzeranno un altro presidio davanti ai cancelli di Pomigliano. Nel frattempo Maurizio Mascoli, della segreteria regionale Fiom, ha annunciato che “i legali del sindacato stanno preparando due ricorsi, uno in sede civile, l’altro di natura penale, che saranno depositati tra pochi giorni”.
I ricorsi punteranno su quella che i metalmeccanici della Cgil definiscono “l’ennesima discriminazione politica da parte della Fiat”. Ma la situazione di Pomigliano si evolve. Domani pomeriggio, alle tre, i sindacati firmatari del contratto dell’auto si confronteranno con la Fiat nella direzione aziendale dello stabilimento di Pomigliano per concordare le modalità di attuazione del trasferimento di ramo d’azienda dalla Fip a Fiat Group Automobiles. Tra i temi principali all’ordine del giorno: la cassa integrazione a rotazione. Uno strumento che potrebbe determinare il rientro in fabbrica dei 1400 cassintegrati di Pomigliano.






