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Acerra, inceneritore: secondo giorno consecutivo di blocchi

Una protesta come non si era mai vista. Gli acerrani hanno picchettato per tutta la notte i varchi dell’impianto. Intanto hanno preso di mira anche la centrale elettrica attigua, quella che brucia olio di palma. L’appello del vescovo: “Teniamoci uniti”.

“Teniamoci uniti ma rifuggiamo dagli estremismi che mirano a bloccare l’inceneritore”. L’appello lanciato appena ieri dal vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, dà la misura dell’esasperazione che attanaglia il popolo del territorio a nord est di Napoli, gente costretta a convivere con un’ecomafia che ha flagellato queste zone per decenni e con impianti chimici, dalla Montefibre, alla Sogetel, alla Friel, per nulla amati qui. Ma la gente di Acerra è caparbia. Ha accolto l’appello del vescovo con qualche mugugno.

“Noi non siamo né violenti né estremisti”, hanno commentato i manifestanti dopo aver letto il comunicato del massimo esponente della Chiesa locale. Gente che sta bloccando senza soste dalla mezzanotte di domenica scorsa la grande fabbrica brucia rifiuti, l’ultimo enorme insediamento industriale in ordine di tempo, l’ormai odiato inceneritore. Mamme con i loro bambini, studenti seduti in cerchio davanti ai camion in fila. Centinaia di persone si sono alternate al picchetto organizzato per bloccare il termovalorizzatore. E’ il segnale lampante che non è stata sufficiente la sospensione, decisa ieri dalla Regione Campania, del trasferimento delle eco balle dal sito di stoccaggio provvisorio di Coda di Volpe (Eboli) al forno del termo distruttore di Acerra.

Una sospensione che durerà fino al tavolo tecnico di domani, organizzato dall’assessore all’Ambiente Giovanni Romano. “Ci vogliono prendere in giro, tutto qui: noi restiamo”, la risposta a distanza dei manifestanti. E il vescovo Di Donna è molto preoccupato. “Regnano sfiducia e confusione – aggiunge Di Donna – la gente ha paura e non si fida per cui chiede che siano organismi realmente indipendenti di controllo a fornirci lo stato della reale situazione degli impianti e delle reali condizioni in cui si trova il nostro ecosistema”. Parole a cui hanno fatto da eco quelle del sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri, che ieri durante la cerimonia d’insediamento della neonata Citta Metropolitana non ha usato mezzi termini.

“E’ ora che la questione dell’inceneritore sia affrontata seriamente da tutti – il discorso di Lettieri all’assemblea – anche perché l’impianto è stato imposto manu militari, esautorando il Parlamento. Nel frattempo nel territorio c’è un’elevatissima incidenza di tumori mentre le autorità sanitarie locali non danno garanzie alla popolazione”. Oggi la parlamentare Michela Rostan porterà la vicenda delle eco balle nel termovalorizzatore in commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Francesco Borrelli, dei Verdi, parla di “una volontà politica di distruggere totalmente il territorio acerrano e non solo, basti pensare alla mancata realizzazione in Campania di impianti di compostaggio”. Ma il popolo che sta presidiando l’inceneritore non si fida più di nessuno, politica in testa. I comitati di Acerra vanno dritti per la loro strada.

“Stamattina – annuncia Alfonso Maria Liguori, dell’associazione Osis – abbiamo presentato in municipio un’istanza di revisione del decreto autorizzativo della Friel, la centrale di produzione elettrica da 100 megawatt che brucia olii e che si trova accanto al termovalorizzatore, che pure produce 100 megawatt di energia elettrica, bruciando rifiuti. Abbiamo scoperto – accusa Liguori – una cosa scandalosa, che abbiamo segnalato nella richiesta: la Friel, in barba alla normativa europea, non possiede una Valutazione d’Impatto Ambientale rilasciata dagli organi statali”. Ma nel popolo assiepato davanti ai varchi dell’inceneritore prevale la gente semplice, che di faccende tecniche ne sa poco. Tante le donne che tengono strette i loro bambini e che si sentono di dire poche ma esplicite parole: “Basta, non ce la facciamo più: l’inceneritore se ne deve andare”.

Alessandro Cannavacciuolo, figlio dei pastori le cui greggi furono abbattute per essersi nutrite con erba alla diossina, manda attraverso microfoni e telecamere un messaggio altrettanto forte: “Il problema non sono le eco balle di Coda di Volpe, il problema è che non ci sentiamo tutelati perché non conosciamo le reali emissioni dell’inceneritore. Le centraline ci sono, è vero. Ma chi gestisce queste centraline?”. Mamme, bimbi, studenti e e ambientalisti non vogliono mollare. Davanti a loro c’è un’altra notte da passare al gelo di queste campagne inquinate, zeppe di impianti ad alto rischio. Zone dove la Forestale ha sequestrato decine di ettari di terreni coltivati ma pesantemente contaminati.

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