Il prof. Giovanni Ariola risponde a vari quesiti arrivati in redazione da parte di lettori che seguono la rubrica “Lingua in laboratorio”.
Marco E. di Avella scrive: “Ho letto, non ricordo dove, che l”espressione “Cosa fatta capo ha” è stata inventata da Dante. Vorrei sapere se è confermata questa paternità e in quale opera la troviamo:”.
Rispondo: Dante usa l”espressione, però con le due proposizioni invertite, nel canto 28° dell”Inferno al v.107. Trascrivo, per contestualizzare, le due terzine che contengono il periodo completo: “E un ch”avea l”una e l”altra man mozza,/ levando i moncherin per l”aura fosca,/ sì che “”l sangue facea la faccia sozza,// gridò: “Ricordera”ti anche del Mosca,/ che disse, lasso! “Capo ha cosa fatta”,/ che fumal seme per la gente tosca”/”
Si tratta, lo dico per coloro che non avessero letto questo Canto, del fiorentino Mosca dei Lamberti, collocato da Dante nella nona bolgia dell”VIII cerchio dell”Inferno, dove sono puniti i seminatori di discordie con l”essere continuamente mutilati da un demonio mentre gli passano davanti in una processione che dura in eterno. Questo Mosca avrebbe consigliato, pronunziando appunto la frase in questione, gli Amidei di uccidere Buondelmonte che li aveva offesi, rifiutandosi di sposare, come aveva promesso, una fanciulla della loro famiglia. Insomma aveva consigliato di perpetrare un delitto d”onore.
Non è tuttavia accertato che sia stato Dante ad usare per primo tale espressione.
Antonio B. di Portici chiede delucidazioni in merito a “monolinguismo e plurilinguismo a scuola”
Rispondo con le parole di Tullio De Mauro: “L”abitudine all”addestramento monolinguistico ha privato e priva la scuola di immensi campi d”applicazione didattica, di sperimentazione, di intelligente costruzione di esperienze comunicative. La scuola tradizionale ha insegnato come si deve dire una cosa. La scuola democratica insegnerà come si può dire una cosa, in quale infinito universo di modi distinti di comunicare noi siamo proiettati nel momento in cui abbiamo da risolvere il problema di dire una cosa”.
Se si vuole saperne di più, si legga per intero il breve saggio da cui è tratto questo brano: “Il plurilinguismo” in “La lingua italiana oggi: un problema scolastico e sociale”, a cura di L. Renzi e M. Cortellazzo, Il Mulino, 1977.
Un”altra lettura utile può essere quella del saggio di Claudio Marazzini “La lingua italiana – Profilo”, Ed. Il Mulino, 2002.
Anticipo un breve passo: “Gli attacchi alla maniera di Don Milani non furono gli unici rimproveri rivolti alla pedagogia linguistica corrente. Gli specialisti mossero sostanziali rilievi contro le tecniche tradizionali di insegnamento della grammatica, contro l”uso del tema quale unica forma di esercizio di scrittura, contro il mancato riferimento alla base dialettale dei discenti:..”(p.451).
Segnalo infine la ricca e quasi esaustiva bibliografia contenuta nello stesso testo.
Ernesto P. di Marigliano lamenta la pessima abitudine di certi personaggi intervistati in TV, esperti di questo o quel settore delle Arti, delle Scienze, delle Lettere, di usare un linguaggio eccessivamente tecnico, settoriale appunto e non del tutto comprensibile da parte dei telespettatori. “Un illustre sociologo – scrive il sig. Ernesto – ad esempio ha definito la nostra società ossimoricasenza precisare cosa volesse dire precisamente. Potrebbe aiutarmi a capire:.?”.
Sì, anch”io ho udito pronunziare più volte quest”espressionema non ricordo che sia mai stata data una spiegazione esplicita del suo significato.
Tento una mia interpretazione. Ossimoro ( o ossimòro), come si può leggere su qualsiasi dizionario, è parola derivante dal greco oksùmoron che deriva a sua volta da oksùmoros (= acutamente pazzo/stupido) è una figura retorica che consiste nell”accostare due parole di significato opposto e tali che sembrano escludersi a vicenda. Esistono in proposito esempi illustri e anche di uso corrente. Eccone un campionario.
Nel linguaggio corrente troviamo: lucida follia, ghiaccio bollente (detto di Anita Ekberg e anche titolo di una canzone cantata, se ricordo bene, da Tony Dallara), silenzio assordante, urlo silenzioso, riso amaro o umorismo amaro, barzellette tragiche (sono quelle che qualcuno si ostina a raccontare a persone che stanno male perchè senza lavoro o senza sostentamento per sè e per le proprie famiglie, o per altri motivi).
Ricordiamo le espressioni latine concordia discors (concordia tra posizionicontrastanti) e festina lente (affrettati adagio).
Esempi illustri: “disdegnoso gusto” (amaro piacere)di Dante nell”episodio di Pier Delle Vigne nel XIII Canto dell”Inferno; “il vento che tarda, la morte, la morte che vive” di Montale in “Notizie dal Monte Amiata” ne “Le occasioni”.
Si può anche ricordare un curioso sonetto/filastrocca di autore anonimo: “C”era una volta un ricco pover uomo/ che cavalcava un nero caval bianco,/ salì scendendo il campanil del duomo/ piegandosi dal destro lato manco.// Era un villan, figliol di gentiluomo,/ e di capelli nero, rosso e bianco./ Era fratello di un gigante nano/ che correa forte camminando piano.// Restò vedovo presto e s”ammalò/ quando la moglie sua si risposò./ Fu una lunga e penosa malattia// che in una notte se la portò via:/ disse al prete che stava tanto male/ e mandò gli altri al proprio funerale.” (Da “Enciclopedia dei Giochi” di Giampaolo Dossena, Mondadori, 2009)
Si rasenta come si vede il nonsenso (discorso senza senso).
Per riferirci più specificamente alla società, negli anni Settanta in cui si stava lavorando per attuare l”accordo politico tra DC e PCI che fu definito “compromesso storico”, si parlò, da parte di Aldo Moro ed Enrico Berlinguer, di un partito conservatore rivoluzionario, e si formò una categoria di persone che si chiamarono, con un ossimoro appunto, cattocomunismi (risultante della fusione o crasi di due parole: cattolici e comunisti. Può intendersi in due modi: coloro che, pur essendo cattolici, scelsero di votare il PCI e ne accettarono l”ideologia, limitatamente alla parte economica, sociale e politica; oppure coloro che, pur essendo schierati a sinistra e professando l”ideologia marxista, erano cattolici più o meno praticanti ).
Ancora oggi il Partito Democratico è composto, ossimoricamente, di cattolici ed ex-comunisti. Altri ossimori politici si possono considerare le espressioni “fascisti democratici”, “fascisti liberali”e “democratici autoritari”.
Sì, sono d”accordo, la nostra è in larga parte una società ossimorica (forse più esattamente si dovrebbe parlare di una società che ha la velleità e quindi tenta di essere ossimorica ma non sempre ci riesce). Se ciò sia un fatto positivo o negativo è un altro discorso.
Approssimandosi le festività con i tre eventi significativi del Natale, della fine dell”anno vecchio e dell”inizio dell”anno nuovo, il Laboratorio chiude e riaprirà dopo l”Epifania. Prima di chiudere, naturalmente gli auguri. Ecco il mio.
Scenda dall”alto, salga dal basso o comunque venga da qualche parte o, come è più logico, nasca naturalmente dall”intelligenza dell”uomo e si instauri ben salda nella mente di tutti una virtù oggi diventata introvabile, la mitezza.
“Il remissivo è colui che rinuncia alla lotta per debolezza, per paura, per rassegnazione. Il mite, no: rifiuta la distruttiva gara della vita per un senso di fastidio, per la vanità dei fini cui tende questa gara, per un senso profondo di distacco dai beni che accendono la cupidigia dei più, per mancanza di quella passione che, secondo Hobbes, era una delle ragioni della guerra di tutti contro tutti, la vanità o la vanagloria, che spinge gli uomini a voler primeggiare; infine, per una totale assenza della puntigliosità o dell”impuntatura che perpetua le liti anche per un nonnulla, in una successione di ripicchi e ritorsioni:.dello spirito di faida o di vendetta che conduce inevitabilmente al trionfo dell”uno sull”altro o alla morte di tutti e due:( Il mite) attraversa il fuoco senza bruciarsi, le tempeste dei sentimenti senza alterarsi, mantenendo la propria misura, la propria compostezza, la propria disponibilità”.
Non sono parole del Vangelo ma ne richiamano lo spirito. In realtà sono di Norberto Bobbio, che le scrive nel suo “Elogio della mitezza/ e altri scritti morali” (Ed. Il Saggiatore/NET, 2006, p.41). La fonte di ispirazione la indica lo stesso filosofo, è una delle Beatitudini pronunziate da Gesù: “Beati i miti perchè erediteranno la terra” (Matteo, v, 5).
Alla fine la mitezza che auguriamo, contraria oltretutto all”arroganza, alla protervia, alla violenza, alla prepotenza, non è una virtù passiva, anzi è la base attiva, l”habitus mentale necessario per un operare calmo ma costruttivo.
So che molti sono scettici in proposito:.ma una volta dicano “Non è vero, non ci credo, ma ci provo”.
Buone feste!



